Firenze
Firenze, all’assemblea diocesana il vescovo Carlassare dal Sud Sudan
La testimonianza del vescovo comboniano: "Una terra dove manca il cibo ma non le armi. Il Vangelo porta riconciliazione e speranza". Le voci delle comunità cattoliche delle diverse etnie presenti a Firenze






“Sono vescovo di una Chiesa giovane, ferita, povera. Una diocesi nata per il bisogno di essere vicini a una popolazione che ha sofferto traumi gravi per la violenza. Attraverso il Vangelo e la fede la gente trova il coraggio di stare insieme e di sperare”. Si è aperta con la testimonianza di monsignor Christian Carlassare, vescovo di Bentiu nel Sud Sudan, l’assemblea diocesana nella cattedrale di Firenze. La Chiesa fiorentina, convocata dall’arcivescovo Gherardo Gambelli, ha gremito il duomo per il tradizionale appuntamento di apertura dell’anno pastorale, nella coincidenza non casuale della Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati.
“Partecipando siamo Chiesa”, il titolo dell’Assemblea: lo stile, ha spiegato Gambelli, “è quello dello scambio dei doni. Lo faremo oggi, mettendoci in ascolto di persone provenienti da varie parti del mondo, che sono parte integrante della nostra diocesi. Ogni modo di vivere la fede porta una ricchezza che ci aiuta a essere testimoni più credibili del Vangelo”.
A Bentiu, ha raccontato il vescovo Carlassare, “le persone hanno scoperto nel Vangelo una parola di salvezza. Abbiamo 64 etnie in Sud Sudan: sono motivo per dividerci o la richiesta di un cammino verso l’unità? Una terra dove manca il cibo ma non mancano le armi, dove si sfruttano le risorse, il petrolio, spostando le persone. In tutto questo il Vangelo può diventare consolazione, accoglienza, speranza, responsabilità verso il creato e verso la giustizia”. Una comunità cristiana fatta di persone che hanno sofferto: “persone con una fede che potremmo definire bambina, ma una fede legata alla vita, una fede che canta, che spera. “Dio è qui” è la loro teologia, la teologia del Dio presente. Una fede che ha fame della Parola di Dio. Tutti vogliono una Bibbia, anche chi non sa leggere, magari la usano come guanciale per dormire ma sentono che lì c’è una benedizione”. Carlassare ha spiegato il funzionamento delle comunità pastorali di base: “sono il metodo pensato per l’Africa: abbiamo parrocchie molto vaste, grandi come piccole diocesi, con tante cappelle. Sono un modo diverso di essere Chiesa: ogni cappella è retta da un catechista e da un gruppo di laici. Nella comunità di base si legge il Vangelo e si parla dei problemi di vita, ci si fa carico di famiglie da aiutare, dei malati, delle ingiustizie da sanare”.
In Sud Sudan, ha aggiunto, ci sono strutture di ingiustizia, degrado ambientale, povertà: “L’impegno della Chiesa è vivere il Vangelo in un’azione di giustizia, di pace, di riconciliazione, di cura delle ferite. Abbiamo comitati di giustizia e pace che cercano di porsi in una prospettiva diversa da quella vittima-nemico. Anch’io dopo la mia nomina ho subito un attentato ma ho capito che dovevo tornare con un cuore riconciliato”.
Sono seguite, introdotte dal direttore dell’Ufficio Migrantes don Giovanni Martini, alcune testimonianze delle comunità cattoliche di diverse etnie presenti in diocesi.








Ha iniziato la comunità Rom, con il racconto della collaborazione con la parrocchia e la richiesta di un accompagnamento nella vita cristiana. Quindi la comunità ucraina di rito bizantino, che ha raccontato la ricerca di vivere la fede tra le preoccupazioni per la guerra. Poi la testimonianza della comunità africana di lingua francese, con il racconto di una fedele di origine congolese che ha parlato della diversità come ricchezza, anche nella liturgia. Quindi la comunità internazionale anglofona, che accoglie persone di Paesi diversi (Usa, Canada, Australia, Inghilterra e non solo) e ai Santi Apostoli offre la liturgia in inglese persone che sono a Firenze per motivi di studio, lavoro, turismo. La comunità delle Filippine, che da quasi quarant’anni si riunisce nella chiesa di San Barnaba nel segno della fraternità: “speriamo di essere visti non come stranieri ma come fratelli”. La comunità latinoamericana, che si riunisce nella chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, ha parlato del desiderio di verità e giustizia: “Da noi si dice: se hai bisogno di qualcosa vai in chiesa, troverai aiuto. Così è stato anche qui a Firenze”. La comunità dello spettacolo viaggiante, che anima i luna park, ha parlato della vita fatta di spostamenti e di lavoro nei giorni festivi, invitando alla comprensione e a non escludere nessuno: “nella Chiesa ognuno deve sentirsi accolto”. La comunità cattolica rumena di rito bizantino, che si riunisce a San Pietro in Gattolino, ha parlato di “unità nella differenza”. La comunità cattolica Farsi, di lingua persiana, è l’ultima nata a Firenze: riunisce cattolici iraniani. “Veniamo dall’Oriente come i Magi”, hanno raccontato. La comunità riunisce attraverso canali digitali duemila persone nel mondo, e le aiuta a inserirsi nelle Chiese locali in cui si trovano.
Infine, la testimonianza di Bentolo, arrivato dal Camerun rischiando la vita e vedendo morire molti compagni: la fuga dalla guerra, la prigione e le torture in Libia. Il contatto telefonico con don Mattia Ferrari, assistente spirituale della Ong Mediterranea, che ha potuto benedire chi stava morendo. Poi la traversata del Mediterraneo, l’arrivo in Italia e l’inizio di una nuova vita. Nel 2023 l’incontro con papa Francesco, a casa Santa Marta: “il Papa mi ha abbracciato e ho sentito dopo tanta sofferenza la forza di vivere”.
E’ spettato quindi al Provicario Generale don Alessandro Lombardi illustrare il programma pastorale del nuovo anno. “Fare memoria” è il titolo della scheda consegnata alle diocesi: siamo, ha spiegato don Lombardi, nella fase di valutazione del Sinodo mondiale sulla sinodalità. Un cammino di gratitudine e di verità, per riconoscere i frutti e poi, docili all’azione dello Spirito, individuare i passi ulteriori da fare. Dovremo stendere un resoconto narrativo, che sarà frutto di un lavoro capillare dalle parrocchie e dai vicariati attraverso i consigli pastorali e gli altri organismi di comunione, chiamati a mettere per scritto le esperienze fatte, i passi critici, dove e come abbiamo portato la sinodalità. Dopo le assemblee vicariali sarà l’equipe sinodale a stendere un resoconto diocesano; nell’assemblea di maggio verrà stilata una lettera dalla Chiesa fiorentina alle altre Chiese.
L’arcivescovo Gambelli ha poi illustrato l’invito alle parrocchie a scrivere, nei prossimi mesi, una lettera di Natale raccontando gioie e fatiche, per offrire a tutti gli abitanti del territorio un messaggio di pace e di speranza. In questi mesi il Vicario Generale, don Marco Zanobini, girerà nei vicariati per incontrare i preti e i consigli pastorali vicariali. Il 23 maggio, nell’Assemblea diocesana di fine anno pastorale, verrà elaborata la lettera della Chiesa fiorentina. Don Marco Zanobini ha illustrato i passaggi delle visite che farà nei vicariati: sarà un mettersi in ascolto di fatiche, sofferenze, attese, richieste. Un percorso che comprenderà 17 vicariati, partendo dai vicari foranei, poi i consigli dei preti, poi i consigli pastorali vicariali dando parola ai laici e coinvolgendo anche i consigli per gli affari economici e le comunità religiose presenti nel territorio.
Il 4 aprile poi ci sarà un altro appuntamento nuovo: l’assemblea diocesana dei giovani. Un invito rivolto a tutti, anche quelli che non vanno in parrocchia, hanno spiegato tre giovani che sono nell’organizzazione. Il metodo sarà lo word cafè, con tavoli tematici. Dalle 17, con aperitivo, in un luogo ancora da definire. L’obiettivo è scrivere una lettera dei giovani alla Chiesa fiorentina.

Al termine, è stato chiesto a tutti di dare una propria risposta su come rendere la Chiesa più sinodale e missionaria, attraverso un cartoncino e la possibilità di condividere idee e proposte inviandole, tramite un QRcode.
A chiudere l’Assemblea, la Messa presieduta dall’arcivescovo Gherardo Gambelli con la consegna del Mandato agli operatori pastorali. Nell’omelia, Gambelli ha sottolineato la coincidenza tra l’assemblea diocesana e la Giornata del migrante e del rifugiato: è un invito a vivere la testimonianza al Vangelo nell’accoglienza dell’altro. Ha ricordato una lettera di don Gianluca Mozzi, parroco di San Mauro a Signa morto pochi giorni fa: nella malattia, scriveva, il Signore mi ha circondato di persone buone: tutto è sua grazia. Richiamando il Messa del Papa per la Giornata del Migrante, ha sottolineato l’invito a tutelare i minori che vivono l’esperienza della migrazione o della fuga, senza restare indifferenti. Lo scambio di doni, ha aggiunto, ci ricorda che nessuno si salva da solo.




Il “Coro dei cori” della diocesi ha accompagnato col canto la celebrazione, eseguendo anche canti della tradizione africana.
All’uscita una barca, con le parole pronunciate da papa Leone alle Canarie, ha ricordato il valore della vita di ogni essere umano.

