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FIRENZE, MONS. BETORI RISPONDE A CRUCCOLINI: CITTADINANZA A ENGLARO STRUMENTO NON OPPORTUNO

La cittadinanza onoraria a Englaro non è lo strumento opportuno per favorire la riflessione sui temi del «fine vita». L’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha ribadito la posizione della Chiesa fiorentina in merito alla delibera approvata dal Consiglio Comunale di Firenze: l’occasione è venuta dalla lettera che nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio Comunale Eros Cruccolini ha scritto al Vescovo, su sollecitazione dei vari gruppi consiliari (eccetto An e Forza Italia, che si sono dissociati). Nella lettera, Cruccolini illustra il percorso con cui il Consiglio Comunale è giunto alla sua decisione, esprime «l’imbarazzo» di alcuni consiglieri di fronte al comunicato con cui l’Arcidiocesi di Firenze criticava questa delibera e conclude: «L’espressione sovrana dell’organo elettivo cittadino e delle sue decisioni, ancorché prese a maggioranza come avviene spesso, non possono che essere considerate come l’espressione concreta della volontà della città; si può non essere d’accordo con esse, ma non possono mai essere considerate negative». Nella sua risposta, Betori ribadisce «il ruolo che personalmente e come Chiesa fiorentina riconosciamo alle istituzioni comunali e ai loro membri a servizio della convivenza civica», ma prosegue: «Resta tuttavia in me viva, proprio per la doverosa dedizione e sollecitudine sociale che nutro verso la città, i suoi abitanti e le sue istituzioni, la convinzione che il suddetto provvedimento non costituisca lo strumento più opportuno per intervenire in così alte questioni, incida negativamente sulla concordia della città e possa essere interpretato come un gesto che sembra disattendere le ragioni e le sofferenze di quanti hanno fatto e continuano a fare scelte diverse da quella del signor Englaro». Quanto alla nota con cui, la scorsa settimana, la Diocesi ha commentato la scelta del Consiglio Comunale (testo nota), Betori spiega: «Ritengo che proprio l’amore per questa città possa esigere che un vescovo, in coscienza, debba esprimere, se necessario, come nel caso presente, un dissenso di fronte a una decisione, senz’altro legittima, ma che, non perché presa da una maggioranza, per questo sicuramente positiva e interprete di una città intera. L’ampio e variegato dibattito che ha accompagnato l’intera vicenda ne è testimonianza».