Sanità
Hantavirus, il parere dell’esperta: “non serve allarmarsi”
L’intervista a Maria Grazia Cusi, direttrice Uoc microbiologia e virologia all’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena: «La possibilità di trasmissione di questa infezione è molto ridotta rispetto a quello che era il Covid e quindi la potenzialità di trasmissione è completamente diversa». Al momento sono tre i decessi tutti tra i passeggeri della nave da crociera «Hondius»
Il 2 maggio scorso l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Ci sono stati tre decessi, tutti tra i passeggeri della nave da crociera «Hondius». Dopo lo sbarco dei passeggeri e di una parte dell’equipaggio a Tenerife, l’imbarcazione è arrivata a Rotterdam lunedì scorso, 18 maggio, con 27 persone dell’equipaggio a bordo. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande. Per capire di cosa stiamo parlando e degli eventuali rischi per la popolazione abbiamo intervistato Maria Grazia Cusi, direttrice Uoc microbiologia e virologia all’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena.
Ci può spiegare cos’è l’Hantavirus? Si trasmette facilmente?
«L’Hantavirus è un virus appartenente all’ordine dei Bunyavirales, sono cioè dei virus che vengono trasmessi dagli animali. Nel caso specifico questo virus viene trasmesso inalando da deiezioni di roditori, di topi, e ci sono due forme di malattia, la forma respiratoria, che è quella presente soprattutto nelle due Americhe, e la forma di sindrome renale è quella invece che è presente nell’Eurasia. Il virus di cui parliamo oggi, l’Hantavirus Handes, è un virus che è endemico e circola in un’area geografica dell’Argentina e ogni anno sono segnalati dei casi di infezioni e di malattia da questo virus. Di solito gli Hantavirus non si trasmettono da uomo a uomo, tuttavia il ceppo Handes è un ceppo particolare e virulento che si è adattato all’uomo e quindi può essere anche trasmesso all’uomo».
Quali sono i sintomi che ci fanno capire di averlo contratto?
«È difficile poter definire i sintomi specifici per questo tipo di infezione, perché all’inizio sono molto simili a qualsiasi infezione respiratoria, abbiamo febbre, brividi, talvolta diarrea e poi arriva la tosse e l’insufficienza respiratoria. Quindi anche un medico ha difficoltà a definire questo tipo di infezione se non c’è il supporto del laboratorio e soprattutto bisogna fare un’indagine anamnestica che ci permetta di capire se il soggetto in questione è venuto a contatto con persone infette oppure con roditori e se è andato in particolari zone a rischio».
A molti tornano in mente i momenti difficili del covid. Dobbiamo preoccuparci?
«Al momento attuale direi che non dobbiamo preoccuparci più di tanto. Le circolari del Ministero sono state molto utili, perché vanno a determinare una sorveglianza sulle persone che sono venute a contatto con i soggetti infetti e quindi anche con quelli deceduti. Si tratta di un’infezione che, pur se respiratoria, viene contratta soltanto per rapporti molto stretti con le persone, contatti anche con le superfici dove è stato il soggetto, ma soprattutto in ambienti molto chiusi, circoscritti, come è successo appunto nella nave da crociera».
I virus ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma a volte la ribalta mediatica crea più confusone che altro. È d’accordo?
«È ovvio che queste notizie rappresentano uno scoop e quindi tutti vogliono discutere e parlare di questi casi ed è giusto che la popolazione venga a conoscenza e sappia quello che è successo ed eventualmente anche dei vari rischi cui possiamo andare incontro. Tuttavia non c’è da creare allarmismo, perché nel caso specifico la possibilità di trasmissione di questa infezione è molto ridotta rispetto a quello che era il Covid e quindi la potenzialità di trasmissione è completamente diversa».
Come si sta monitorando la situazione?
«A parer mio si sta procedendo nella direzione giusta, perché vengono mantenuti in quarantena i soggetti che erano venuti a contatto con i malati, in quanto il periodo di incubazione di questo virus può raggiungere anche 45 giorni e un soggetto potrebbe essere anche asintomatico. Tuttavia queste persone che sono state messe in isolamento in Italia per ora sono tutte negative. Nello stesso tempo è un’allerta che induce le istituzioni a organizzarsi nella maniera dovuta, quindi preventiva, nel caso di una nuova pandemia, che speriamo non succeda mai, ma per la quale è giusto preventivamente imparare a organizzarci».
di Matteo Guerrini
