Lucca

La chiesa di Lucca nella capitale

Un tassista di Roma ferma la macchina in mezzo alla strada. Non curante di bloccare il traffico – nemmeno di rendere difficile il via vai dei pedoni in vista della Fontana di Trevi – scende corre sugli scalini della chiesa, entra. Sosta un minuto e se ne esce. «In trent’anni di lavoro non l’ho mai vista aperta. Forza Roma». Riprende il taxi e se ne va. Anche questo è successo nel pomeriggio del 25 maggio scorso, quando dalle 14 alle 18, in via del tutto eccezionale, la chiesa di Santa Croce e San Bonaventura dei Lucchesi a Roma è stata aperta per ospitare la presentazione di un libro e la celebrazione di una messa. Tutto alla presenza dell’arcivescovo Paolo Giulietti. Ma andiamo per gradi.

Da anni, l’associazione «Il sogno di Costantino» aveva in animo di fare un libro per far conoscere ai più, che ne ignorano l’esistenza, la «chiesa dei lucchesi» a Roma. Il progetto inizia alcuni anni fa, poi si ferma con la pandemia. Alla fine «Roma. La chiesa della Nazione Lucchese» viene presentato con successo il 30 marzo scorso, nella Sala studio dell’Archivio Storico Diocesano. Il libro – i cui autori sono mons. Giovanni Scarabelli, Pierpaolo Dinelli e don Rodolfo Rossi, le foto sono di Lucio Ghilardi la stampa e della Tipografia Tommasi – si apre con una lettera dell’arcivescovo Paolo Giulietti e con l’introduzione di Maria Gloria Montinari presidente de «Il sogno di Costantino». Bene, propro il 30 marzo nasce, con la collaborazione dell’Associazione Lucchesi del Mondo, l’idea di fare una «gita» a Roma. Non solo per accompagnare un po’ di lucchesi in questa chiesa davvero poco nota, per non dire sconociuta. Ma per presentare il libro anche nella capitale, assieme all’arcivescovo con cui poi celebrare la messa. Detto fatto. Arriva il 25 maggio. Un pulmann di lucchesi parte da Lucca e si ritrova nella chiesa a Roma assieme a una trentina di lucchesi, appunto, che abitano proprio nell’Urbe. Poco più di 80 persone partecipano al pomeriggio ricco di interventi. Tanti, davvero tanti, i curiosi che vendendo aperta la chiesa si sono affacciati anche solo per un minuto. Come, appunto, il nostro tassista.

Dalla fine dell’800 la chiesa (e gli spazi annessi) viene gestita dalle suore di Maria Riparatrice che, nel 1946, ne diventano a tutti gli effetti proprietarie. Il piccolo complesso ha una storia particolare: in antichità, con una precedente chiesa San Nicola de Portiis, afferiva ai Cappuccini. Solo nel 1631, Papa Urbano VIII affida il complesso, con annesso ospitale, ai lucchesi. Da quel momento inizia la storia della chiesa di Santa Croce e san Bonaventura della Nazione Lucchese. E la Repubblica di Lucca, con una confraternita nell’Urbe, la gestirà fino all’unità d’Italia. Abbellendola col gusto barocco, chiamando i più noti artisti lucchesi del ‘600. Nella chiesa vi si trovano inoltre: una cappella dedicata a Santa Zita, una statua raffigurante San Frediano (di questo vi è pure una pala con altare laterale) e un’altra statua raffigura San Paolino. Ai soffitti, tra gli altri, vi ha lavorato il duo Coli-Gherardi, che ha affrescato anche l’abside della Cattedrale di Lucca. Ma certo, quello che salta subito agli occhi è la pala dell’altar maggiore del pittore Francesco Buonamici raffigurante il Volto Santo: caratterizzante la lucchesità dell’intero edificio a navata unica. La chiesa, purtroppo, non sempre è aperta ed è complicato, a volte, poter prendere un appuntamento per vederla. Pertanto è chiaramente stata un’occasione se non unica, certamente molto rara, quella vissuta il 25 maggio scorso. A Roma, grazie alla locale sezione del Lucchesi nel Mondo, c’è una vivace comunità di Lucchesi che tuttora si ritrovano per occasioni culturali e che quest’anno celebra pure il loro 50° come sezione . Chi fosse interessato ad avere il libro «Roma. La chiesa della nazione Lucchese» può rivolgersi alla Cooperativa fra il Clero in via dell’Arcivescovato o scrivere all’associazione: ilsognodicostantino@gmail.com