Volontariato
Mettersi al servizio dell’altro è felicità autentica
La storia di Giorgia che opera con l’organizzazione Helios all’ospedale pediatrico Meyer, dove i volontari sono presenti tutto l’anno tra corsie e territorio, che offrendo momenti di gioco, accoglienza e supporto per bambini malati e famiglie
Ogni giorno, per tutto l’anno, volontari organizzano attività di gioco e animazione rivolte a bambini e giovani malati o con disabilità negli ambiti domiciliare, sociale e ospedaliero, affiancate da momenti di supporto per le famiglie. Gli interventi si svolgono sia al mattino che al pomeriggio, comprese le festività, e rappresentano un aiuto concreto anche per i genitori, che durante queste fasce orarie possono temporaneamente allontanarsi dall’ospedale oppure trovare uno spazio di dialogo e condivisione. Accanto all’animazione nei reparti, è attivo anche un servizio di accoglienza negli spazi comuni, dove i volontari assistono le famiglie nell’orientamento all’interno della struttura (prevalentamente l’ospedale pediatrico Meyer), nel disbrigo di piccole pratiche amministrative e nella gestione dell’attesa, coinvolgendo i bambini in attività di intrattenimento.
Tutto questo è il lavoro dell’associazione di volontariato Helios, nata a Firenze nel 1995, dalla volontà di creare una realtà che fosse «utile e non preesistente -spiega il presidente dell’associazione Francesco Sarti– e che potesse dare a tutti la possibilità di contribuire in base alle loro disponibilità». Quanto proposto da Helios è reso possibile grazie al coinvolgimento di volontari con disponibilità diverse. «Ci sono volontari che fanno attività una o più volte alla settimana fino anche a un’unica volta al mese, un’opzione questa che è possibile attivare dopo che si è passato un certo periodo di tempo all’interno dell’associazione». Le attività si estendono anche agli adolescenti, in particolare nei reparti di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dove vengono proposti laboratori creativi e manuali, con un’attenzione specifica ai ragazzi che affrontano disturbi del comportamento alimentare.
«Ho sempre ritenuto che il volontariato fosse per me associato al concetto di felicità» afferma Giorgia Zecchin, che ha 30 anni ed è una volontaria. «In quei momenti era molto più quello che ricevevo di quello che davo, fino a chiedermi cosa mi rendesse davvero felice. Fare volontariato mi riconnette con il mio io più puro e mi astrae da problematiche quotidiane più superficiali, per riportarmi a una dinamica più intima e felice». Trasferitasi a Firenze da Padova due anni fa, Giorgia ha così iniziato la sua ricerca di un’associazione con la quale lavorare. «Helios era quello che offriva anche la possibilità di corsi formativi, oltre che di presenza sul territorio compatibile con i miei desideri». L’attività dell’associazione si sviluppa in modo continuativo soprattutto all’interno dell’ospedale pediatrico Meyer, principale ambito di intervento.
Tra le attività proposte ci sono poi le «letture della buonanotte», organizzate in diversi reparti due sere alla settimana, tra le 19,30 e le 21,00. Si tratta di letture animate ad alta voce che accompagnano i bambini verso il momento del riposo, creando un’atmosfera rassicurante. Dall’infanzia si passa poi all’adolescenza, nei reparti di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui i volontari operano fin dal 1997, lo stesso in cui adesso si trova ad operare Giorgia. Qui vengono proposti laboratori creativi e manuali rivolti a preadolescenti e adolescenti, con particolare attenzione ai ragazzi che affrontano disturbi del comportamento alimentare. Prima di «operare sul posto», spiega Zecchin, «Helios organizza dei corsi formativi incentrati su tematiche di ascolto attivo, per ottenere una centratura del tuo io tale da poter essere ben disposto verso l’altro. Questo si rivela molto utile, per esempio, per gestire il rifiuto del paziente che potrebbe non voler fare l’attività con te». Per un certo periodo di tempo inoltre, le «nuove leve» vengono affiancate da dei tutor. La preparazione preliminare permette dunque di comprendere che anche il rifiuto fa parte dell’esperienza: «Un bambino che viene sottoposto a cure e che già ha un sacco di obblighi nella sua routine quotidiana in ospedale, vede in quei momenti l’unica occasione in cui può autodeterminarsi e, magari, dirti di no. Questo perché per lui o lei, quella è l’unica volta in cui può scegliere».
I trent’anni di attività appena compiuti e l’esperienza acquisita hanno permesso a Helios di resistere anche all’urto del Covid. Se prima della pandemia i volontari attivi si attestavano intorno ai 190, adesso sono circa 175 su un totale di 430 iscritti; una perdita minima nonostante il forte scossone che la pandemia ha rappresentato. «Abbiamo anche tra i 150 e i 160 donatori di sangue -aggiunge Sarti- un’attività che fa da corollario alle principali, aggiunta nello statuto nel 2011». Vi è inoltre l’«Attività Sociale del Sabato», rivolta a giovani che presentano disabilità e disagi di natura fisica, psichica o socio-relazionale, nata dalla constatazione che per questi giovani e adulti raramente è possibile svagarsi, sentirsi liberi o uscire dal proprio ambito familiare, scolastico, lavorativo. I volontari di Helios organizzano quindi tre volte al mese, nella giornata di sabato, uscite e/o attività ricreative e di socializzazione di gruppo, momenti di arricchimento reciproco. L’organizzazione delle attività richiede un lavoro gestionale costante, necessario per garantire la continuità dei servizi.
Nonostante la centralità delle associazioni del terzo settore, molte lamentano la mancanza di un sostegno maggiore da parte delle istituzioni. «Per la quasi totalità l’organizzazione si regge sull’autofinanziamento, attraverso eventi come la cena di Natale o la lotteria di fine anno, oltre al contributo del 5 per mille, che tuttavia non risulta sufficiente a coprire in modo stabile le necessità complessive» spiega il presidente, che conclude «Queste attività permettono di sostenere i costi generali dell’associazione, fondamentali per garantirne la continuità operativa. Tuttavia, tali spese non trovano un adeguato supporto a livello istituzionale: i finanziamenti pubblici o privati disponibili, infatti, sono generalmente vincolati a progetti o attività specifiche e difficilmente coprono i costi strutturali».
