Cultura & Società

Nella tv nata come radio più teatro in principio fu il varietà

DI ANDREA FAGIOLI

Domenica 3 gennaio 1954: ore 15, Orchestra delle QuindiciSette Note. È il primo giorno di programmazione «regolare e ufficiale» per la neonata televisione italiana. Nel palinsesto compaiono già i primi due «abbozzi» di varietà. L’Orchestra delle Quindici è un programma di mezz’ora presentato da Febo ContiEros Macchi. In Sette Note è di scena l’orchestra di Carlo SavinaVirgilio Rientro. La televisione, che nasce come radio più teatro, trova nel «potere di seduzione» della musica l’elemento giusto per dar vita alla formula del varietà inteso come «spettacolo musicale».In America, l’avvento di questo genere televisivo si deve proprio all’elemento musicale: cantanti e loro complessi cominciano ad apparire in brevi show di 15 minuti che, due o tre volte alla settimana, precedono o seguono le notizie della sera. In seguito al successo di queste apparizioni, si cominciano a produrre varietà musicali di un’ora, incentrati su grossi nomi della musica leggera. La formula americana si completa quando la componente musicale comincia a lasciare spazio alla tradizione teatrale costruitasi sulla figura del comico o, comunque, sull’emergere della figura composita dell’intrattenitore televisivo. Così composta, la formula del varietà televisivo, già negli anni ’50, comincia ad emigrare all’estero, dove, con modifiche più o meno sostanziali, viene adattata alle singole esigenze.Nel nostro Paese il primo varietà in senso proprio è stato Un, due, tre andato in onda a partire dal 24 marzo 1954. Il programma, firmato da Scarnicci e Tarabusi e presentato da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, registrò cinque edizioni fino al 1959.Dai primi «abbozzi» del ’54 di strada ne è stata fatta anche se il varietà ha vissuto le sue trasformazioni mantenendosi, però, sempre fedele a quella prima formula di teatro leggero più musica, coordinati e miscelati da un intrattenitore o presentatore. Ma il successo di questo genere televisivo nel nostro Paese, a differenza di altri, è legato essenzialmente all’intuizione di abbinare il tradizionale varietà del sabato sera alla Lotteria Italia, anche se la prima versione, nel 1956, fu solo radiofonica. L’anno dopo si decise di mandarla in onda in due versioni, radiofonica e televisiva, con il titolo Voci e volti della fortuna. Dall’anno dopo ancora, la Lotteria Italia sarà ribattezzata «Lotteria di Capodanno» (il nome originale lo riprenderà soltanto nell’86) e Voci e volti della fortuna si chiamerà Canzonissima. La prima puntata va in onda il 22 ottobre 1958. Canzonissima sarà per molti anni sinonimo di varietà e di lotteria, registrando nella stagione ’70-’71 il debutto di Raffaella Carrà (la show-girl che diventerà popolare per la minimaglietta che lascia scoperto l’ombelico e per il ballo del Tuca tuca) e nel ’72-’73 il debutto di Pippo Baudo (il presentatore che più di ogni altro, assieme solo a Mike Bongiorno, ha segnato nel bene e nel male questi primi 50 anni di tv).Il 1979 segna l’inizio dell’era Fantastico, consacrato varietà per antonomasia all’inizio degli anni Ottanta, quando si registra anche l’avvento dei network privati ed in particolare l’affermarsi delle tre reti Fininvest. Silvio Berlusconi, presidente della finanziaria che controlla Canale 5, Retequattro e Italia 1, decide di non rinunciare ad un proprio tradizionale varietà del sabato sera e nel 1983, in diretta concorrenza con il Fantastico 4, vara Premiatissima 83. Per la prima volta si pone un vero e proprio «dilemma del sabato sera». Ma la Finivest non si limita a seguire i solchi del varietà tradizionale, tenta anche la carta del nuovo soprattutto con Drive in, la cui prima puntata va in onda il 14 ottobre 1983.Nei confronti di Drive in la Rai perde terreno. Eppure, era stata proprio la tv pubblica, nell’ottobre del ’77, a varare un varietà che può essere considerato il precursore. Si chiamava Non stop e portava la firma illustre di Enzo Trapani. Vi apparivano sconosciuti cabarettisti che rispondevano ai nomi di Massimo Troisi, Lello Arena, Carlo Verdone ed un gruppo passato poi pari pari al Drive in tra cui Beruschi, Gaspare e Zuzzurro. Non stop, nel 1977, rappresentò una reale novità: per la prima volta non c’era un conduttore ufficiale e per la prima volta comparivano in video solo volti sconosciuti. Particolarmente innovative sono state le trasmissioni di Renzo Arbore, da L’altra domenica a Quelli della notte e Indietro tutta, ma sul fronte del varietà, la Rai resterà fedele al programma del sabato sera abbinato alla Lotteria Italia cercando qualche variante con le conduzioni, ad esempio, di Giorgio Panariello o di Gianni Morandi.