Papa Leone XIV

Papa in Guinea Equatoriale: “questa economia uccide”

Nel suo primo discorso in Guinea Equatoriale, il Papa ha ricapitolato i temi portanti del suo lungo viaggio in Africa. "Senza un cambio di passo nell'assunzione di responsabilità politica - il grido d'allarme - e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell'umanità rischia di venire tragicamente compromesso". Il ricordo di Papa Francesco nel primo anniversario della sua scomparsa

“Questa economia uccide”. Nel suo primo discorso in Guinea Equatoriale, che ha coinciso con il primo anniversario della morte di Jorge Mario Bergoglio, Leone XIV ha preso in prestito le parole del suo predecessore, per sintetizzare i mali di cui soffre l’Africa a causa degli istinti predatori dell’altra parte del mondo. Poco prima, sul volo che da Luanda lo ha portato a Malabo, ex capitale del Paese, il Papa ha ricordato con parole colme di affetto Francesco:

“Ha donato tanto alla Chiesa, con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti, per quello che ha fatto vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”.

Poi quasi un compendio del magistero del Papa argentino, a partire dall’invito incessante alla fratellanza universale, per “promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini, tutte le donne”. L’altro messaggio di Papa Francesco che Papa Leone ha ricordato è quello della misericordia, presente fin dalla messa nella parrocchia di Sant’Anna il 17 marzo 2013, prima ancora dell’insediamento sul trono di Pietro, e di cui è emblema “la bellissima celebrazione di un Giubileo straordinario della misericordia”, in uno “spirito” che “ha voluto condividere con tutta la chiesa”. “Preghiamo che lui già stia godendo della misericordia del Signore”, ha concluso Leone XIV: “ringraziamo il Signore per il gran dono della vita di Francesco a tutta la Chiesa e a tutto il mondo”.

Dall’ex capitale di un Paese poco più grande della Sicilia, che grazie alle risorse del petrolio e del gas possiede il terzo reddito “pro capite” più alto del continente africano, ma dove il 90% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, il Papa ha ricapitolato i temi portanti del suo lungo viaggio. Il nome santo di Dio, ha ribadito, “non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte”.

“In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia”,

l’invito e rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico: “Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune”.

Il punto da cui partire  è l’immagine delle due città che Agostino tratteggia nel De Civitate Dei. “Esistono assieme fino alla fine dei tempi e ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”, ha spiegato Leone XIV: per il cristiano, è fondamentale avvertire “la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio”. In quest’ottica, la Citta di Dio “non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica”.

“Contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi”,

la missione della Chiesa, per affrontare le “cose nuove che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana”, con l’emergere di “questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana”.

“L’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale”,

ha affermato il Pontefice paragonando  i nostri tempi a quelli in cui Papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum: “Il divario tra una piccola minoranza – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”. Nasce da qui il “paradosso” per cui

“la mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri”.

“È compito inderogabile delle autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali”, l’indicazione per l’agenda politica:

“La rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”,

il grido d’allarme di Leone.

“La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli”,

l’analisi dello scenario geopolitico attuale, dove le stesse nuove tecnologie “appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici”:

“Senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso”.

“Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia”, la proposta del Papa: “Camminiamo insieme, con saggezza e speranza, verso la Città di Dio, che è città della pace”.

“La verità non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità”,

il monito nel discorso rivolto al mondo della cultura, nel Campus universitario “Léon XIV” dell’Università nazionale, inaugurato a Malabo e intitolato al Pontefice: “Un’università si misura dalla qualità degli studenti che offre alla vita della comunità, più che dal numero dei laureati o dall’estensione delle sue infrastrutture. Le nuove generazioni siano formate in maniera integrale, oltre la mera apparenza del successo”.