Pistoia

Pistoia, il futuro di un monastero senza monache

Soppresso nel 2025 dopo nove secoli di presenza benedettina, il Santa Maria degli Angeli torna a raccontarsi attraverso visite guidate e percorsi nella sua storia. Madre Lilia: «Vorremmo che ai pistoiesi arrivasse la bellezza che custodiscono»

di Daniela Raspollini
Il Monastero benedettino di Santa Maria degli Angeli di Pistoia custodisce una gloriosa e secolare storia di fede che oggi attraversa un nuovo e delicato capitolo: le ultime monache benedettine lo hanno infatti lasciato oltre tre anni fa, mentre nel settembre 2025 il Monastero è stato ufficialmente soppresso. Oggi però, il complesso delle benedettine è comunque aperto con una certa frequenza a visitatori e affezionati grazie all’interessamento di madre Lilia, benedettina del Monastero di Santa Marta di Firenze.
Madre Lilia, le campane della chiesa delle Benedettine di Pistoia erano le prime a suonare al mattino; il loro suono scandiva i ritmi di preghiera della comunità monastica di clausura fin dalle primissime ore del giorno e rimandava a una presenza orante nel cuore della città. Qual è l’originalità della proposta benedettina?
«Credo che l’originalità della proposta benedettina sia proprio nell’incipit della nostra Regola: “Ascolta, o figlio”. Ascolto che abbraccia tutta la quotidianità monastica: l’ascolto delle campane che chiamano il Monaco alla liturgia, alla Parola di Dio, linfa giornaliera del monaco; dall’ascolto dell’abate, che fa le veci di Cristo, al Monaco più giovane che può essere ispirato dallo Spirito Santo. Accanto a questo c’è quel “chiunque tu sia”, nel Prologo della Regola Benedettina, con il quale san Benedetto fa spazio a tutti, e che va a sabotare uno dei miti della società di oggi: la perfezione. San Benedetto non cerca gente perfetta, perché la perfezione non è il punto di partenza, bensì persone che ogni giorno si mettano in discussione e che abbiano il coraggio di mettersi in ascolto per fare spazio ad Altro e ad altri».
Le suore benedettine sono state presenti a Pistoia per nove secoli. Dopo le soppressioni dello Stato unitario a fino Ottocento le Benedettine del Monastero da Sala si trasferirono dall’antica sede, che oggi ospita il liceo Forteguerri in Piazza San Michele. Quali sono i passaggi fondamentali della presenza benedettina a Pistoia?
«Le monache ebbero il primo insediamento a Vicofaro zona Porta Lucchese, dove rimasero fino al 1322 anno in cui arrivarono dentro le mura pistoiesi a causa di Castruccio Castracani, che era nemico di Pistoia. Da qui l’ingresso in comunità di giovani provenienti dalle famiglie nobili pistoiesi, fatto che ha portato il monastero a essere uno dei luoghi al centro della vita pubblica. Nelle cronache si parla di come esso era visitato spesso da nobili, principi, principesse e da alti prelati della curia pistoiese e non solo. Per cui, pur essendo un luogo di clausura, era sempre al corrente di ciò che succedeva nella città. Sicuramente l’aspetto più importante è stata proprio la Farmacia».
Purtroppo in anni recenti la crisi di vocazioni ha segnato anche la vita del Monastero di Santa Maria degli Angeli: da quanto tempo le monache hanno lasciato Pistoia? Quale rapporto esiste tra il monastero di Pistoia e quello di Santa Marta a Firenze?
«Da alcuni anni le monache del Monastero sono state accolte in altri monasteri per motivi di salute. Noi monache della Federazione Umbro Marchigiana, che ingloba anche parte dei monasteri benedettini toscani, cerchiamo di mantenerlo così come lo abbiamo ricevuto. Per quanto riguarda il legame fra Pistoia e Santa Marta: precedentemente facevamo parte dell’ex Federazione della Madonna delle Grazie, la quale riuniva otto monasteri, fra cui il mio e quello di Pistoia; Federazione che ormai non c’è più. Mi è stato chiesto di essere rappresentante legale del Monastero pistoiese e io ho accettato, appoggiata dalla mia comunità e dalla Federazione».
Il monastero di Pistoia era famoso per la sua Farmacia e la Spezieria, in particolare per la produzione di Rosolio e marmellate di arance amare: una vera e propria specialità apprezzata anche all’estero. Può raccontarci l’originalità di questa esperienza?
«L’originalità di questa esperienza sta nella grande capacità imprenditoriale di queste monache che, già nell’Ottocento, formavano alcune di loro specificatamente come farmaciste e dedite allo studio di lingue straniere. Se molti monasteri, oggi, possono avere attività aziendali, lo devono a donne come queste che hanno lottato per la loro indipendenza; aspetti non proprio scontati neppure oggi, figurarsi allora».
Adesso il Monastero di Santa Maria degli Angeli torna all’attenzione della città con l’iniziativa di aperture straordinarie; quali sono le motivazioni e le aspettative?
«Le motivazioni di queste aperture sono quelle del mantenimento di questo Monastero iper quanto riguarda le spese ordinarie a cui si va incontro. Inoltre è un luogo storico di Pistoia ed è un modo per far conoscere ai cittadini stessi storie e avvenimenti che forse non a tutti sono noti».
In cosa consiste la visita?
«È una visita accompagnata da guide, durante la quale viene raccontata la storia del Monastero, con particolare attenzione al periodo delle soppressioni, dalle quali è scaturita quella che è stata la Farmacia. Durante la visita vengono mostrati alcuni dei luoghi dell’antica spezieria, il laboratorio moderno e il chiostro delle arance».
Il monastero ha un patrimonio storico artistico davvero straordinario. Quale sarà il futuro di questi beni?
«Siamo in fase di discernimento».
Uno dei motivi della chiusura è la mancanza di vocazioni. Il panorama vocazionale è davvero così desolante, oppure ci sono segnali in controtendenza?
«Per ora sì, nella maggior parte dei casi il panorama è veramente desolante. Si suol dire che il Signore chiude una porta per aprire un portone. Non credo che sia importante andare in cerca di vocazioni; è importante accettare le persone che arrivano e farle crescere. Forse il Monastero per alcuni è un luogo di arrivo, per altri è un luogo di riposo da cui spiccare un volo diverso. Chi lo sa?».
Quali progetti avete per il futuro del Monastero di Pistoia e cosa vi sta a cuore?
«Per ora il progetto si limita a fare nuove aperture. Vorremmo che ai Pistoiesi arrivasse quello che di bello hanno in questa città».