Prato

Tentato omicidio a Prato, il vescovo Nerbini: «Chi ha il coraggio di affrontare il disagio dei giovani?»

Il commento a margine del dialogo tra monsignor Nerbini con l’imam e il rabbino capo di Firenze che si è tenuto stamani per gli alunni della scuola Ciliani di Prato. «Abbiamo voluto lanciare un messaggio di pace e speranza»

L'incontro di monsignor Nerbini con l’imam e il rabbino capo di Firenze

«Un minorenne in carcere perché ha aggredito un giovane rischiando di ucciderlo è una cosa che ci spaventa e ci inquieta, e segnala ancora una volta il fallimento di molti approcci educativi». Lo ha detto il vescovo di Prato Giovanni Nerbini a margine dell’incontro che questa mattina ha avuto alla scuola primaria Ciliani dialogando davanti agli alunni con l’imam Izzedin Elzir e il rabbino capo della comunità ebraica di Firenze Gadi Piperno. Con loro anche il frate francescano Ettore Filippucci. L’iniziativa è stata organizzata dalla scuola per testimoniare ai bambini e alle bambine che un dialogo interreligioso nella ricerca della pace non solo è necessario, ma possibile.

Nell’occasione monsignor Nerbini è tornato sul grave fatto di cronaca avvenuto a Prato nella notte tra lunedì 11 e martedì 12 maggio in piazza Mercatale, quando un sedicenne ha aggredito e colpito al cuore con un coltello un giovane a scopo di rapina.
«Oggi, insieme all’imam e al rabbino abbiamo voluto lanciare un messaggio di pace e di speranza a questi piccoli studenti – afferma il Vescovo –, occorre investire sulle nuove generazioni per far capire loro che la tolleranza, l’accoglienza e l’integrazione sono l’antidoto a tutti i veleni che ovunque causano la guerra».

Monsignor Nerbini torna a raccomandare l’importanza del «sistema preventivo», come lo chiamava don Bosco. «Ora all’attenzione sale la cronaca, il fatto criminoso – osserva il Vescovo – ma quanta gente si interroga, chi ha il coraggio di affrontare il disagio che c’è nei giovani? Si curano le ferite, ma non siamo in grado di prevenire i danni. La vera sfida è quella di affrontare seriamente il tema del disagio giovanile e il primo passo è quello di capire dove abbiamo sbagliato come educatori, del perché non siamo stati capaci di fare una proposta adeguata alle nuove generazioni. Solo stando con i ragazzi, “sprecando” del tempo con loro potremo prenderci cura dei loro bisogni e dare risposte alle loro domande».