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Terra santa, l’appello degli Ordinari cattolici per il ritorno a scuola
Il messaggio degli Ordinari cattolici di Terra Santa, firmato dal card. Pizzaballa, richiama il dramma dei bambini colpiti dalla guerra e il ruolo delle scuole cristiane come luoghi di fede, incontro, convivenza e speranza
“Non possiamo celebrare questo inizio senza ricordare che, in alcune zone della Terra Santa, il ritorno a scuola non può più essere dato per scontato. Ci sono bambini le cui aule non esistono più e comunità nelle quali la gioia dell’inizio dell’anno scolastico è oscurata dalla morte, dallo sfollamento e dalla distruzione”. Lo scrivono gli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts) nel messaggio per l’inizio del nuovo anno scolastico, firmato dal card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme e presidente Aocts).
Rivolgendosi a studenti, famiglie, insegnanti e personale delle scuole cristiane, il documento richiama anzitutto il dramma vissuto da tanti bambini colpiti dalla guerra. “Anche questi bambini appartengono alla nostra famiglia. Questo nuovo inizio sia per loro un segno di speranza, la promessa che la distruzione non avrà l’ultima parola e che un giorno potranno tornare in sicurezza allo studio e alla normalità della vita quotidiana”. Nel testo si sottolinea il ruolo delle scuole cristiane come presidio educativo e di convivenza. “Le nostre scuole cristiane sono molto più che semplici istituzioni educative. Esse rappresentano una pietra miliare della presenza cristiana in Terra Santa”. Scuole che accolgono studenti di diverse appartenenze religiose, educando “alla convivenza, al rispetto reciproco e all’accoglienza dell’altro”. Al tempo stesso gli Ordinari ribadiscono che “l’identità cristiana delle nostre scuole costituisce il fondamento della loro missione e della loro vita quotidiana” e che “la vera convivenza rispetta ogni persona senza indebolire l’identità dell’istituzione che la accoglie”.
Particolare attenzione viene dedicata alla formazione religiosa. “Non basta che uno studente cristiano sappia recitare le preghiere o nominare i sacramenti senza comprenderne il significato. La formazione religiosa deve condurre a una conoscenza viva e personale della fede”. Essere cristiani di Terra Santa, si legge ancora, significa sviluppare “un rapporto profondo con la terra del Vangelo” e conoscere i misteri della fede attraverso i luoghi dove essi si sono compiuti. Da qui l’invito a valorizzare pellegrinaggi, visite ai Luoghi Santi, studio della Bibbia e strumenti formativi alternativi laddove “la distanza, i confini o altre restrizioni rendano impossibile l’accesso diretto”.
Gli studenti, affermano gli Ordinari, devono poter conoscere il patrimonio spirituale della Terra Santa e “nessuno studente dovrebbe sentirsi estraneo a una parte del patrimonio spirituale della Terra Santa soltanto perché non può raggiungerla fisicamente”. Nel ringraziare dirigenti scolastici, docenti e personale per un servizio definito “un atto di speranza nel futuro di questa terra”, il messaggio si conclude con una preghiera affinché il Signore “protegga tutti i bambini di questa terra, specialmente quelli privati della sicurezza e dell’istruzione, e faccia delle nostre scuole luoghi di fede, conoscenza, incontro e speranza”.

