Firenze
Vescovi del Mediterraneo, Gambelli: “da Barcellona tante idee”
L'arcivescovo di Firenze e il teologo Marco Giovannoni hanno partecipato all'incontro in spagna. L'idea di uno scambio di preti e religiosi tra le sponde del mare
Gemellaggi tra le diocesi che si affacciano tra le diverse sponde del Mediterraneo, scambio non solo di preti, ma anche di religiosi che possono rendersi presenti nelle diocesi del Medio Oriente e del Nord Africa che ne hanno carenza. Sono alcune delle idee emerse durante Med2026, il raduno dei vescovi del Mediterraneo che si è svolto in questa settimana a Barcellona, in concomitanza con la visita di papa Leone. Tra i partecipanti anche l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli e Marco Giovannoni, docente alla Facoltà teologica dell’Italia centrale. “Mantenere viva questa coscienza mediterranea” spiega Gambelli, è uno degli obiettivi di questo tipo di convegni, che seguono quelli già svolti a Bari nel 2020 e a Firenze nel 2022. “Poi naturalmente continuare a consolidare quel legame fra vita e preghiera attraverso la rete dei monasteri e dei santuari del Mediterraneo, la creazione di un istituto per la teologia del Mediterraneo”. Riguardo allo scambio di preti e religioso, prosegue, “Mi è piaciuta questa espressione, quella di una specie di Erasmus ecclesiale. Questa mobilità ci permette di essere missionari all’interno dell’area del Mediterraneo e dunque vivere la missione come qualcosa che ci permette anche di imparare a testimoniare il Vangelo in un contesto culturale diverso dal nostro”. È stata sottolineata, prosegue, anche “l’importanza del legame con i sindaci, quell’elemento che fu soprattutto al centro dell’incontro a Firenze del 2022”. Un aspetto importante è anche quello del turismo: considerare la mobilità del turismo come un’occasione di evangelizzazione. I temi principali restano quelli delle migrazioni e della mobilità umana, il dialogo interreligioso, la trasmissione della fede e in modo particolare l’accompagnamento dei nuovi battezzati.
Marco Giovannoni aggiunge due aspetti, “il primo è uno sguardo al processo che è stato avviato nel 2020 dal Cardinale Bassetti a Bari, poi ha proseguito a Firenze, Marsiglia e poi qui a Barcellona, mi sembra di poter vedere un processo che piano piano si struttura per assumere sempre di più la complessità della realtà del Mediterraneo. A Bari si è partiti con la rete dei vescovi e la rete dei monasteri, Firenze ha aggiunto la questione del rapporto con le città e come le città organizzano anche i loro rapporti in maniera diversa, complementare rispetto agli stati. Marsiglia ha aggiunto la rete dei giovani e quest’anno c’era anche la rete degli operatori sociali e la rete dei teologi. Questo è il secondo aspetto, avendo partecipato in quanto teologo, la cosa che è emersa con maggior forza è un invito a comprendere il servizio della teologia come un servizio che si fa a partire dalla realtà, poter essere presenti là dove nel Mediterraneo si realizza il Regno di Dio, là dove nel Mediterraneo si realizza il contrario, cioè l’antiregno, per poter comprendere queste realtà alla luce del Vangelo, delle priorità evangeliche”.



