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VOLONTARI: RAPPORTO ONU, 92-94 MILIONI NELL’UE «CONTRIBUTO A BENESSERE SOCIETÀ»

Il volontariato è un fenomeno difficile da misurare ma è un contributo importante per il benessere della società: è quanto emerge da un rapporto reso noto dal programma dei Volontari delle Nazioni Unite (Unv) e il Laboratorio per la Sussidiarietà (Labsus), in collaborazione con il Centro di documentazione sul volontariato e il terzo settore e l’Istituto Luigi Sturzo. Il primo Rapporto sullo Stato del Volontariato nel Mondo pubblicato da Unv – che sarà presentato domani a Roma (ore 9.30, via delle Coppelle 35) – è stato già illustrato ai delegati nazionali dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 5 dicembre 2011. Risulta che il fenomeno del volontariato è estremamente rilevante in termini numerici, ma che la carenza di metodi di misurazione uniformi ne oscura il successo. «È essenziale mettere a disposizione dei governi dati attendibili, in modo che essi possano essere utilizzati nelle strategie di sviluppo per sfruttare appieno questa risorsa preziosa per il benessere di ogni paese», afferma Flavia Pansieri, coordinatrice esecutiva del Programma Unv. Secondo uno studio recente il valore del volontariato – avendo a riferimento le sole organizzazioni della società civile – corrisponde al 3 per cento del Pil nei Paesi avanzati, mentre si attesta attorno allo 0,7 per cento nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione. In uno studio del 2008 su 36 Paesi la Svezia era in testa con il 5,1%, seguita dalla Norvegia con più del 4,4%, la Francia con il 3,7%, il Regno Unito con il 3,6% e l’Italia e la Spagna con l’1,5% ciascuna. Lo studio si concentra solo sui volontari nelle organizzazioni della società civile e non include il volontariato informale, perciò i dati sono difficili da comparare. Secondo un altro, recente studio della Commissione europea, tra i 92 e i 94 milioni di adulti svolgono volontariato nell’Unione europea. Tra i diversi contributi del volontariato vi sono «la creazione di capitale sociale, la coesione e l’inclusione sociale, lo sviluppo socio-economico e l’autoaffermazione, così come impatto sul benessere individuale e collettivo». Molti servizi pubblici forniti in tutto il mondo si basano sul volontariato, diffuso anche tra coloro che vivono in povertà. «Mentre sta diminuendo la partecipazione dei giovani nelle organizzazioni formali – osserva il rapporto -, sembra affermarsi una forma meno strutturata di impegno, come nel caso del volontariato online». Il rapporto mette in evidenza che mentre l’azione volontaria non è finalizzata alla remunerazione economica, «il rimborso delle spese e alcuni pagamenti possono essere giustificati». Tuttavia, «le amministrazioni non dovrebbero sfruttare il volontariato per giustificare una riduzione dei servizi da esse forniti». (Sir)