Italia

Voto o governo istituzionale per il dopo Prodi?

Cade al Senato il cinquantacinquesimo governo delle quindici legislature repubblicane: è crisi parlamentare, come di rado avviene, segnata dall’esito del voto di fiducia in Senato: 161 no e 156 sì, con 1 astenuto. La media di durata, dal 1948 ad oggi, resta sotto l’anno, cosicché il governo Prodi, che sfiora i due anni, risulta tra i sette di durata più lunga.

La parola ora passa al Quirinale e dalle dichiarazioni di questi giorni di crisi si profilano due opzioni: o un governo che porti alle elezioni realizzando un programma minimo o l’immediata convocazione dei comizi elettorali. Le risposte potranno arrivare già la prossima settimana. In ogni caso si dovrà fare i conti con il convitato di pietra di questa crisi, come della sua possibile soluzione: il referendum elettorale. In tempi non sospetti, non pochi esponenti politici avevano legato la sopravvivenza del governo (e della stessa legislatura) all’esito della pronuncia della Consulta. Non sarebbe la prima volta che un referendum potenzialmente dirompente porta allo scioglimento, come avvenne nel 1972, ovviamente in ben altre circostanze.

D’altra parte, è illusorio, come dimostra la storia recente, affidare alle regole, in particolare ai sistemi elettorali, la soluzione dei problemi politici. L’ultimo esito elettorale, cioè il sostanziale pareggio del 2006, lo aveva dimostrato.

Ritorna il problema strutturale cui si è supplito in questi anni con il rincorrersi di “alternanze per disperazione”: dare stabilità al sistema politico, attraverso prima di tutto la reciproca legittimazione dei suoi attori principali, i partiti, e dunque un sistema di pesi e contrappesi che permetta una dialettica vivace e virtuosa, sulla base di un tessuto solido e condiviso di principi, scelte, identità. Si tratta di pura utopia, di una vuota retorica? È piuttosto una necessità stringente. Attori deboli producono tensioni e fratture, producono uno stato di instabilità permanente, cui non può supplire una enfatizzazione del processo maggioritario, necessariamente traguardato sul brevissimo periodo.

Qualunque sia il risultato delle consultazioni presidenziali, la soluzione della crisi italiana non può che passare da qui, da un rafforzamento della buona politica, dalle istituzioni ai partiti. È compito del sistema della comunicazione e degli attori sociali investire con convinzione su questo, offrire un supporto di valori, di principi, di identità radicata e condivisa e così aiutare la politica e, dunque, l’Italia a vincere questa sfida cruciale, in un quadro europeo complesso e competitivo. (Sir)