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Mons. Tirapani e quegli ebrei nascosti al Convitto ecclesiastico

Mons. Mario Tirapani è stato riconosciuto «Giusto fra le nazioni» dallo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato, ospitandoli nella propria casa, tre ebrei durante la persecuzione tedesca nell’inverno 1943-1944.

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Mons. Mario Tirapani

Due volti notissimi a milioni di italiani erano quelli di Vittorio Orefice e di Gastone Orefice, detto Ortona come si firmava da giornalista: l’uno appariva per le cronache parlamentari e il secondo quale corrispondente da Parigi e poi da New York sugli schermi della RAI.

Sono loro insieme al cugino Mario Lattes che trovarono rifugio nel novembre 1943 a Firenze, fuggendo da Livorno, quando imperversavano le razzie antisemite dei nazifascisti. Giunsero nel capoluogo toscano e con un altro gruppo di ebrei livornesi furono salvati dalla rete organizzata dall’Arcivescovo di Firenze Elia dalla Costa e che aveva quali operatore attivo anche il Vicario Generale mons. Mario Tirapani. Il Vicario dell’Arcivescovo, nato a Gaeta nel 1883, collocò i due futuri giornalisti insieme al cugino Mario Lattes nel Convitto Ecclesiastico tra Via San Leonardo e Viale Galileo Galilei, dove abitava e di cui era Direttore. E’ in questa istituzione che rimasero per alcuni giorni protetti nell’anonimato sino a quando poterono raggiungere dapprima Norcia per sottrarsi alle SS e e poi il Sud d’Italia liberato.

Questo gruppo di ebrei livornesi rifugiatasi a Firenze comprendeva anche la giovane fidanzata di Gastone Ortona: era la giovane Lea Ottolenghi che con la sorella invece trovò protezione presso le Suore Stabilite nella Carità a Monticelli, un’antica istituzione di educazione femminile che le nascose fino alla partenza per la Svizzera con alcune carte d’identità «prestate» da giovani fiorentine.

Il salvataggio che mons. Mario Tirapani compì di quei giovani, poi famosi giornalisti, si inseriva nella rete che aveva organizzato il Cardinale Elia Dalla Costa in quasi cinquanta postazioni presso Istituti religiosi o Parrocchie: fu un’azione sistematica, metodica ed efficace per salvare la vita di centinaia di ebrei, provenienti da altre città, che cercavano a Firenze una protezione dinanzi alle deportazioni di massa degli ebrei verso i campi i sterminio.

Mons. Tirapani morì il 29 dicembre 1964 dopo aver vissuto nel suo Convitto Ecclesiastico che era stato rifugio per gli ebrei ed è stato proclamato Giusto tra le Nazioni lo scorso agosto dallo Yad Vashem, l’istituzione di Gerusalemme che raccoglie le memorie storiche della Shoà.

La figura di Mons. Tirapani, che è stato anche Rettore del Seminario Arcivescovile di Firenze, è stata resa nota soprattutto in relazione alle decisioni che riguardavano Don Lorenzo Milani, nelle cui lettere si ricordano i suoi tratti autoritari ed in certo modo ruvidi: oggi emerge anche un suo atteggiamento di profonda umanità nel seguire le direttive del suo Arcivescovo per salvare vite umane.

Ci sono ancora testimoni, come Oliviero Olivieri della Fondazione La Pira, che in quel terribile autunno-inverno del 1943 andarono a trovare Mons. Mario Tirapani in Arcivescovado e che videro nel corridoio proprio dinanzi al suo Studio i materassi per terra che la notte accoglievano nel Palazzo Arcivescovile i perseguitati dai Nazifascisti, prima dello smistamento nella rete di protezione dei Conventi fiorentini.

Mons. Mario Tirapani salvò quindi delle vite umane e salvò anche l’amore tra Gastone Orefice Ortona e la fidanzata Lea Ottolenghi che divenne sua sposa in un matrimonio durato sessant’anni, sino alla scomparsa di Gastone nel 2006. La giovane Ottolenghi salvatasi con la sorella ed i genitori, ma rimase, dopo Firenze, per quasi due anni senza notizie del fidanzato: ricorse al Servizio Prigionieri di Guerra, organizzato da Mons. Giovan Battista Montini nella Segreteria di Stato in Vaticano, che le comunicò la notizia che Gastone era riuscito a raggiungere vivo il Sud Italia.

Sono ormai decine le nomine di Giusti tra le Nazioni di fiorentini e si pone acuto l’interrogativo della responsabilità degli storici per non aver raccolto a sufficienza in questi sette decenni le notizie, le informazioni, la documentazione dei luoghi e dei protagonisti di questa Resistenza civile ed ecclesiale al Nazifascismo, avendo privilegiato prevalentemente la storia ideologica della Resistenza armata e militare: è ormai possibile tratteggiare un’immagine di «Chiesa confessante» per la Chiesa di Firenze durante gli anni 1943-44.

Senza un approfondimento adeguato e sistematico delle fonti in questi ultimi anni di presenza degli ultimi testimoni si rischia infatti di non rappresentare adeguatamente una parte della storia di Firenze e della storia della Chiesa fiorentina, che è anche esplicativa dello specifico ruolo civile ed ecclesiale di Firenze nella storia italiana del Dopoguerra.

Troppe sono ancora le lacune che devono urgentemente essere colmate dalla ricerca perché Firenze fu davvero una «casa comune dell’umanità»: sotto i tetti di tante famiglie fiorentine e di tante Istituzioni religiose si esercitò un’ospitalità che è segno altissimo della vocazione cristiana della città.

Anche il futuro Premio Nobel Rita Levi Montalcini con la sorella gemella visse protetta a Firenze dall’ottobre 1943 fin dopo la Liberazione e in certo modo qui, nella clandestinità, seguì la sua passione di neurologa, le cui scoperte mediche permettono di salvare oggi migliaia di vite umane.

La testimonianza di mons. Mario Tirapani, sulla scia dell’esemplare intuizione di vita del Cardinale Elia Dalla Costa, conferma l’intensa attività e coralità dell’aiuto della Chiesa fiorentina verso gli ebrei perseguitati, coinvolgendo personalità diverse di ecclesiastici e laici in un capitolo significativo della Liberazione, di cui celebriamo il 25 Aprile il LXX anniversario.

* Vice Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana

Il vicario di Dalla Costa dal «carattere ferreo»

Mons. Mario Tirapani è stato riconosciuto «Giusto fra le nazioni» dallo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato, ospitandoli nella propria casa, tre ebrei durante la persecuzione tedesca nell’inverno 1943-1944. Fu il card. Elia Dalla Costa, anch’egli nominato nel 2012 «Giusto fra le nazioni», a volere nel 1941 mons. Tirapani come Vicario Generale dell’Arcidiocesi, incarico che ricoprì fino al 1960 quando diede le dimissioni per la sua età avanzata.

A fianco del card. Dalla Costa mons. Tirapani affrontò il tragico e difficile periodo della guerra: ma già in precedenza aveva svolto incarichi importanti, si occupò ad esempio della riapertura del Seminario che era stato usato durante la prima guerra mondiale come ospedale militare, e del restauro della casa di Lecceto adibita invece a rifugio per i profughi. Fu poi lui a curare l’ampliamento del Convitto Ecclesiastico voluto dal card. Dalla Costa per dare migliore assistenza ai sacerdoti anziani e malati.

Le cronache lo ricordano come «uomo del dovere» che svolgeva i suoi incarichi con spirito di sacrificio e senso dell’autorità. Su «L’Osservatore Toscano» del 3 gennaio 1965 si legge: «Un uomo di Dio che spese tutta la sua vita per la nostra chiesa fiorentina. Con una costanza senza tregua, guardando soltanto al Signore, seppe far tacere ogni personalismo, aspettando il premio solo dall’Alto. Al di là del ferreo carattere che improntò la vita e l’opera sua Mons. Tirapani rimane esempio di dedizione e di pietà».
Mons. Tirapani era nato a Gaeta il 16 giugno 1883. Ordinato sacerdote il 14 agosto 1910, dal 1913 insegnò S. Scrittura nel Seminario Arcivescovile di Firenze dove fu rettore dal 1924 al 1941. Negli ultimi anni si ritirò al Convitto ecclesiastico di cui fu direttore fino al giorno della sua morte avvenuta il 29 dicembre 1964.

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