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Card. Sepe: «A chi inquina niente comunione»

Ha fatto notizia, girando subito nei siti dei grandi media, la battuta che il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, ha fatto conversando con i giornalisti prima dell'inizio ufficiale del decimo forum di Greenaccord quest'anno dedicato al grande tema dei rifiuti, con la prospettiva di «un mondo senza rifiuti». I lavori possono essere seguiti, in diretta stremaning, dal sito www.greenaccord.org.

Percorsi: Ambiente - Rifiuti
Parole chiave: salvaguardia creato (91), Greenaccord (33)
Card. Sepe: «A chi inquina niente comunione»

Sono una cinquantina, da tutto il mondo, i giornalisti della rete globale di una associazione assai nota anche a Pistoia (qui, per alcuni anni, si sono tenuti i forum nazionali dedicati alla salvaguardia del Creato) che fino a sabato pomeriggio affronteranno molti aspetti della questione «monnezza». E non c'é dubbio alcuno, seguendo le cronache dalla «terra dei fuochi», su come il forum internazionale 2013 stia davvero sulla notizia.

Ma cosa ha detto il cardinale Sepe per meritarsi i titoli? Che chi inquina - questo il concetto - non può essere ammesso al sacramento della comunione. E non è poco, in un territorio dove troppo spesso la criminalità organizzata si maschera, e si nasconde, dietro ai paraventi di una fede in Cristo evidentemente strumentalizzata e fuorviante.
Saluti istituzionali a parte, la prima giornata del forum sui rifiuti ha visto confluire nel Castello dell'Ovo (sede del convegno, con un affaccio decisamente straordinario sul golfo, sul Vesuvio, su Capri) grandi nomi di cattedratici. Iniziando con William Rees. Docente alla canadese British Columbia University e inventore del mitico concetto di "impronta ecologica", Rees ha ricordato come siano ormai diversi anni che, nel nostro mondo, utilizziamo assai più rispetto a ciò che madre terra consentirebbe.

Grande la preoccupazione per i cambiamenti climatici, notevoli i timori, ad esempio, davanti al fenomeno del "land grabbing"' l'accaparramento di terre nei paesi del sud compiuto da alcuni fra i paesi ricchi (Cina, Arabia Saudita ...) con evidenti implicazioni neocolonialistiche. Sconfortante la circostanza che i media non raccontino la verità attorno alle grandi sfide ambientaliste formando una opinione pubblica che sempre più preferisce le " menzogne rassicuranti" rispetto alle " verità scomode". E forte l'appello di Rees alla dimensione etica della sostenibilitá.

Sulla stessa linea l'australiano, con antiche radici italiane, Robert Costanza. Insegna alla Australian National University e, sempre sulle frontiere della ecosostenibilità in una sessione tutta dedicata al " capitale umano e naturale", ha invitato a "girare un altro film" rispetto alla centralità oggi data al totem economicistico del PIL.

Sono infatti ormai facilmente disponibili indicatori diversi per misurare il progresso di un Paese (in Italia, ad esempio, da qualche anno abbiano il BES. Che misura il benessere equo e sostenibile). Intrigante, dal prof. Costanza, un "decalogo"su alcune cose da fare con urgenza nella costruzione di un mondo con meno consumatori e piú cittadini, meno rifiuti e più rispetto per i limiti del pianeta. Uno dei punti riguarda la pubblicità: é proprio una utopia pensarla più sensata, più informativa, meno capace di indurre bisogni superflui, e, magari, vietata o fortemente ridotta per i più piccoli?

Emblematiche già fino dai titoli le altre relazioni. L'italiano Sergio Ulgiati sulla necessità di "riprogettare le merci" e il loro "ciclo i vita"; l'austriaco Friederich Hinterberger sull'obbligo di "ripensare i consumi", lo statunistense Gary Gardner sul passaggio da una economia "lineare" a una economia "ciclica" (tutta basata su concetti come cooperazione e riuso. Un esempio banale? Il car-sharing, l'utilizzo condiviso delle automobili) con la sottolineatura che, nella sfida verso un mondo più umano, "non c'è più tempo da perdere".

I lavori possono essere seguiti, in diretta stremaning, dal sito www.greenaccord.org ed è interessante l'accordo con alcune scuole superiori napoletane: fanno seguire i lavori a una cinquantina di studenti che dovranno poi produrre elaborati multimediali diventando così piccoli eco- cronisti. In una terra che ha voglia, e vuole dimostrarlo, di scrollarsi le pessime immagini che troppo spesso la fanno finire sulle prime pagine dei media. E nell'immaginario collettivo.

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