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Povertà: Caritas, ora sono i giovani disoccupati «i nuovi poveri». 20 mila profughi accolti in parrocchie

Reso noto oggi il Rapporto 2016 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo «Vasi comunicanti». Ecco chi si rivolge ai centri di ascolto e quali sono le richieste più comuni. Una fotografia di come sta cambiando la povertà in Italia.

Un centro d'ascolto della Caritas

 

Ora anche i giovani sono in difficoltà. Per la prima volta in Italia la povertà assoluta, che ha raggiunto i picchi più alti degli ultimi dieci anni, colpisce maggiormente in cerca di lavoro e adulti rimasti senza impiego. E diminuisce con l’avanzare dell’età. Tra i 4,6 milioni di poveri assoluti il 10,2% sono nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni. Si inverte perciò, a causa della crisi economica ed occupazionale, il vecchio modello di povertà italiano che vedeva gli anziani tra i più in difficoltà. Spicca inoltre la povertà dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che rappresentano la percentuale più alta (57,2%) di chi si rivolge ai centri di ascolto Caritas, perché senza casa, lavoro e integrazione sociale. Sono alcuni dei dati più allarmanti che emergono dal Rapporto 2016 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo «Vasi comunicanti», reso noto oggi con i dati raccolti presso 1.649 Centri d’ascolto in 173 diocesi, che hanno incontrato 190.465 persone. In Italia, secondo l’Istat, sono dunque 4,6 milioni le persone in povertà assoluta, pari a 1 milione e 582 mila famiglie. Le situazioni più difficili sono nel Mezzogiorno: le famiglie con due o più figli minori, le famiglie di stranieri, i nuclei familiari con il capofamiglia disoccupato, operaio o giovane. E’ quest’ultimo particolare che rivela l’inversione di tendenza in un Paese dove i nonni e i genitori mantengono i figli e i giovani sono diventati i «nuovi poveri». La percentuale più alta (10,2%) è rappresentata infatti dalla fascia d’età tra i 18 e i 34 anni.  A seguire l’8,1% sono tra i 35 e i 44 anni, il 7,5% tra i 45 e i 54, il 5,1% tra i 55 e i 64 e il 4% oltre i 65 anni.

Il 57% di chi si rivolge ai centri di ascolto sono profughi. Il 26% analfabeti. I rifugiati e richiedenti asilo rappresentano la percentuale più alta (57,2%) di chi si rivolge ai centri di ascolto Caritas, perché senza casa, lavoro e integrazione sociale. A livello nazionale il 57,2% sono stranieri, anche se al Sud la proporzione è invertita: qui gli italiani sono il 66,6%. Nel 2015 i profughi e richiedenti asilo in fuga da guerre che si sono rivolti ai Cda sono stati 7.770, il 92,4% uomini proveniente da Paesi africani o dell’Asia centro-meridionale. Risulta molto basso il livello culturale: il 26% sono analfabeti, il 16,5% ha la licenza elementare e il 22,8% la licenza media. Lamentano in maggioranza situazioni di povertà estrema e mancanza di casa (55,8%). Chiedono perciò «pasti alle mense, vestiario, prodotti per l’igiene e servizi di pronta e prima accoglienza».  Nel 2015 c’è un altro cambio di tendenza: per la prima volta c’è parità tra uomini e donne che chiedono aiuto ai centri, mentre prima prevalevano le donne. L’età media è di 44 anni. I disoccupati e inoccupati rappresentano il 60,8% del totale. I bisogni sono di tipo materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,7%). Da non trascurare i problemi abitativi (25%) e familiari (13%).

2015 «annus horribilis» per migrazioni. In Europa, il numero dei profughi giunti via mare «è risultata quattro volte più grande di quello dell’anno precedente». Il 2015 viene definito da Caritas italiana nel Rapporto 2016, «l’annus horribilis» per i movimenti migratori, non solo «per l’elevato numero di rifugiati, sfollati e morti» ma anche «per l’incredibile debolezza ed egoismo» di alcuni Paesi europei nell’affrontare l’emergenza umanitaria. In questo delicato momento storico «ricco di insidie e in cui in tutto il continente sembra riemergere la paura del diverso» Caritas italiana affronta il tema della povertà allargando lo sguardo oltre i confini nazionali. Perciò continua a chiedere, tra l’altro, l’apertura di canali sicuri e legali di ingresso nell’Ue sia con «l’introduzione di visti umanitari» nei Paesi di origine e di transito e «l’esenzione del visto se giustificato da motivi umanitari». Oltre ad una maggiore solidarietà tra Paesi europei nell’attuazione dei finora «inefficaci» programmi di ricollocamento.

Profughi, 20.000 accolti nelle strutture ecclesiali e 3.901 emersi da sfruttamento lavorativo. In Italia, secondo le stime Caritas, 20.000 profughi sono accolti nelle strutture ecclesiali e 3.901 lavoratori migranti sono emersi dallo sfruttamento. Il dato è contenuto nel Rapporto 2016 di Caritas italiana reso noto oggi in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà, che dedica uno spazio anche alla risposta della Chiesa italiana all’appello di Papa Francesco, lo scorso anno, ad ospitare una famiglia di profughi. Al 9 marzo 2016 sono state attivate in 164 diocesi circa 20.000 accoglienze: 12.000 in strutture convenzionate con le prefetture-Cas (con fondi del Ministero interno); 4.000 in strutture Sprar (con fondi del Ministero interno); 3.000 in parrocchie (con fondi diocesani) e 400 in famiglia o altre modalità di accoglienza (con fondi privati o diocesani). Al tempo stesso Caritas italiana ha attivato, nelle regioni dove arrivano i lavoratori migranti stagionali, il «Progetto Presidio»: il lavoro dei 18 presidi nei diversi territori ha permesso di far emergere dallo sfruttamento 3.901 lavoratori.

Nei centri d’ascolto, per la prima volta anche i Neet. Sono aumentati dell’8% i giovani italiani e stranieri che si sono rivolti ai Centri d’ascolto della Caritas e per la prima volta sono comparsi anche i Neet (l’acronimo che indica i giovani che non lavorano né studiano): è il dato fornito oggi da Walter Nanni, responsabile dell’ufficio studi di Caritas italiana, che ha presentato a Roma il Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale nell’ambito del seminario per giornalisti sui senza dimora in corso all’ostello di via Marsala della Caritas di Roma. «Il fenomeno della povertà sta cambiando aspetto – ha spiegato Nanni -: aumentano gli stranieri, diminuiscono le presenze italiane, gli anziani e i ‘working poor’, e si sta tornando, per quanto riguarda gli italiani, ad una situazione simile a quella precedente alla crisi economica». L’aumento dei giovani dell’8% , ha precisato, «è dovuto sì all’aumento degli stranieri ma anche dei giovani appartenenti a famiglie monogenitoriali. L’Italia è il primo Paese in Europa per incidenza dei Neet e ora cominciano ad essere presenti anche nei centri d’ascolto Caritas». Nanni ha ricordato «i bisogni molto gravi»  dei 7.700 profughi (su 153.000 arrivati in Italia nel 2015) che si sono rivolti ai Centri d’ascolto Caritas per chiedere aiuto, abiti, cibo, alloggio. Il Rapporto conclude con una nota ottimistica per l’introduzione in Italia del Sia, il Sostegno all’inclusione attiva, ma «si spera, in futuro, nel reddito minimo universale per tutte le persone in povertà assoluta», ha auspicato Nanni.

Fonte: Sir
Povertà: Caritas, ora sono i giovani disoccupati «i nuovi poveri». 20 mila profughi accolti in parrocchie
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