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Pakistan, paura tra i cristiani dopo conversione di una ragazza islamica

Hanno paura i cristiani del quartiere West Colony di Jhelum, cittadina del Punjab in Pakistan, dopo che una ragazza musulmana si è convertita alla fede cristiana. Temono attacchi da parte di musulmani.

Cristiani in Pakistan (Foto Acs)

Le case vuote, gli infissi sbarrati, mentre le poche famiglie rimaste si preparano al peggio. È questo il clima che si respira nel quartiere West Colony di Jhelum, cittadina del Punjab in Pakistan, recentemente scossa dopo la conversione al Cristianesimo di una ragazza musulmana.

La giovane si è convertita domenica scorsa per poi sposare il pastore protestante Nadeem Joseph, del quartiere Father Colony del vicino centro di Sarae-e-Alamghir. Ma siccome a battezzarla è stato il pastore Qandeel di West Colony, anche qui da diversi giorni si temono attacchi.

«Oltre trecento famiglie hanno abbandonato il quartiere – racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Hakeem Yousaf Feroze, 67 anni di West Colony – perché temevamo un attacco da parte dei musulmani. Ora la situazione è tesa perché è giunta voce che i musulmani potrebbero dar fuoco alle nostre case domani, dopo la preghiera del venerdì». Una delegazione di imam di Sarae-e-Alamghir si sarebbe infatti recata nei giorni scorsi alla locale stazione di polizia, dichiarando l’intento di esortare i propri fedeli ad incendiare le abitazioni cristiane e chiedendo agli agenti di non intervenire. Come dichiara ad ACS il figlio di Yousaf Feroze, Shahid Mobeen, docente alla Pontificia Università Lateranense: «Non sarebbe la prima volta che gli agenti si limitano a fare da spettatori a massacri anticristiani».

A West Colony, già da domenica scorsa sono giunti i ranger dell’esercito pachistano e gli agenti coordinati dal capo della polizia di Jhelum, Kamran Mumtaz. Seguono la situazione da vicino sia il ministro federale per i diritti umani, il cristiano Kamran Michael, che il ministro per i diritti umani e per gli affari delle minoranze del Punjab, il cattolico Tahir Khalil Sindhu.

«Domani mattina sarò a Jhelum – riferisce ad ACS Sindhu, che fa parte anche del collegio difensivo di Asia Bibi – e rimarrò fino a dopo la preghiera per assicurarmi che la situazione non degeneri. C’è la possibilità di un attacco, ma la polizia ha tutto sotto controllo».

A complicare la vicenda anche l’accusa di blasfemia ai danni del pastore Nadeem Joseph. Dopo che l’uomo ha sposato la ragazza musulmana convertita, un suo amico islamico, Yasir Bashir, lo ha accusato di avergli inviato tramite whatsapp una poesia dal contenuto blasfemo. In molti credono in realtà che le accuse siano una vendetta da parte della comunità islamica, a seguito del matrimonio del pastore con la giovane musulmana ora convertita. Nadeem era immediatamente fuggito domenica scorsa, ma ieri si è consegnato alla polizia: un fattore che potrebbe contribuire ad evitare eventuali attacchi anticristani. In merito alla veridicità del caso di blasfemia, il ministro Sindhu assicura: «verificheremo le accuse. Abbiamo molti casi purtroppo sia di blasfemia che di altro tipo. Proprio ieri ho parlato con un’adolescente cattolica di 13 anni, disabile, stuprata da musulmano».

Le famiglie cristiane rimaste a West Colony attendono la preghiera del venerdì, confortati dalla solidarietà di alcuni vicini musulmani che si sono messi a disposizione per difendere le abitazioni. «Abbiamo paura – dichiara Yousaf Feroze – nessuno esce di casa neanche per comprare il latte ed i nostri figli, che in questi giorni avevano gli esami, non possono nemmeno andare a scuola».

Fonte: Comunicato stampa
Pakistan, paura tra i cristiani dopo conversione di una ragazza islamica
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