Vita Chiesa
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Papa Francesco, Angelus, «il nostro cognome è Dio, perché siamo figli di Dio»

Nella celebrazione della festa di Tutti i Santi, «sentiamo particolarmente viva la realtà della comunione dei santi, la nostra grande famiglia, formata da tutti i membri della Chiesa, sia quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli - immensamente di più - che già l’hanno lasciata e sono andati al Cielo». Lo ha detto, ieri mattina, Papa Francesco, prima della recita dell’Angelus da piazza San Pietro.

Papa Francesco, Angelus, «il nostro cognome è Dio, perché siamo figli di Dio»

Il Libro dell’Apocalisse richiama una caratteristica essenziale dei santi: «essi sono persone che appartengono totalmente a Dio», una «moltitudine immensa di «eletti», vestiti di bianco e segnati dal «sigillo di Dio». E che cosa significa portare il sigillo di Dio nella propria vita e nella propria persona? «Significa che in Gesù Cristo siamo diventati veramente figli di Dio». «Siamo consapevoli di questo grande dono?», ha chiesto il Pontefice, sottolineando: «Tutti siamo figli di Dio! Ci ricordiamo che nel Battesimo abbiamo ricevuto il ‘sigillo’ del nostro Padre celeste e siamo diventati suoi figli?». Il Santo Padre ha chiarito: «Portiamo il cognome di Dio, il nostro cognome è Dio, perché siamo figli di Dio. Qui sta la radice della vocazione alla santità! E i santi che oggi ricordiamo sono proprio coloro che hanno vissuto nella grazia del loro Battesimo, hanno conservato integro il ‘sigillo’ comportandosi da figli di Dio, cercando di imitare Gesù; e ora hanno raggiunto la meta, perché finalmente ‘vedono Dio così come egli è’».

Esempi da imitare. «Una seconda caratteristica propria dei santi è che sono esempi da imitare», ha proseguito il Papa. «Facciamo attenzione - ha avvertito -: non soltanto quelli canonizzati, ma i santi, per così dire, ‘della porta accanto’, che, con la grazia di Dio, si sono sforzati di praticare il Vangelo nell’ordinarietà della loro vita». Di questi santi «ne abbiamo incontrati anche noi; forse ne abbiamo avuto qualcuno in famiglia, oppure tra gli amici e i conoscenti. Dobbiamo essere loro grati, e soprattutto dobbiamo essere grati a Dio che ce li ha donati, che ce li ha messi vicino, come esempi vivi e contagiosi del modo di vivere e di morire nella fedeltà al Signore Gesù e al suo Vangelo. Quanta gente buona abbiamo conosciuto e conosciamo, e noi diciamo: ‘Ma questa persona è un santo!’, lo diciamo, ci viene spontaneo. Questi sono i santi della porta accanto, quelli non canonizzati ma che vivono con noi». Di qui l’invito: «Imitare i loro gesti d’amore e di misericordia è un po’ come perpetuare la loro presenza in questo mondo. E in effetti quei gesti evangelici sono gli unici che resistono alla distruzione della morte: un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare, una visita, una parola buona, un sorriso... Ai nostri occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma agli occhi di Dio sono eterni, perché l’amore e la compassione sono più forti della morte».

Appello per il Centroafrica. «I dolorosi episodi che in questi ultimi giorni hanno inasprito la delicata situazione della Repubblica Centrafricana, suscitano nel mio animo viva preoccupazione», ha detto il Papa subito dopo l'Angelus. «Faccio appello alle parti coinvolte - ha proseguito - affinché si ponga fine a questo ciclo di violenze». Il Pontefice si è detto «spiritualmente vicino ai Padri comboniani della parrocchia Nostra Signora di Fatima in Bangui, che accolgono numerosi sfollati» e ha espresso la sua «solidarietà alla Chiesa, alle altre confessioni religiose e all’intera nazione Centrafricana, così duramente provate mentre compiono ogni sforzo per superare le divisioni e riprendere il cammino della pace». «Per manifestare la vicinanza orante di tutta la Chiesa a questa Nazione così afflitta e tormentata ed esortare tutti i centroafricani ad essere sempre più testimoni di misericordia e di riconciliazione, domenica 29 novembre - ha annunciato il Santo Padre - ho in animo di aprire la porta santa della cattedrale di Bangui, durante il viaggio apostolico che spero di poter realizzare in quella Nazione».

Le virtù di Madre Casini. «Donna contemplativa e missionaria, ha fatto della sua vita un’oblazione di preghiera e di carità concreta a sostegno dei sacerdoti. Ringraziamo il Signore per la sua testimonianza». Così Papa Francesco, ieri dopo l’Angelus, ha ricordato la beatificazione sabato a Frascati di Madre Teresa Casini, fondatrice delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù. Tra i saluti ai pellegrini, il Pontefice ha ricordato i partecipanti alla Corsa dei Santi e alla Marcia dei Santi, promosse rispettivamente dalla Fondazione «Don Bosco nel mondo» e dall’Associazione «Famiglia Piccola Chiesa»: «Apprezzo queste manifestazioni che offrono una dimensione di festa popolare alla celebrazione di Tutti i Santi». Il Papa ha poi rammentato che nel pomeriggio si sarebbe recato al Cimitero del Verano, dove ha celebrato la Santa Messa in suffragio dei defunti: «Visitando il principale cimitero di Roma, mi unisco spiritualmente a quanti in questi giorni vanno a pregare presso le tombe dei loro cari, in ogni parte del mondo». Infine, a tutti ha augurato «pace e serenità nella compagnia spirituale dei Santi».

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