Cultura & Società
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Entro le mura di Volterra: San Felice e Docciòla, due fonti monumentali

Furono entrambe realizzate in un’epoca in cui l’approvvigionamento idrico all’interno della città di Volterra era essenziale per la sopravvivenza a lunghi periodi di assedio.

Percorsi: Ambiente - Toscana - Volterra
Le fonti entro le mura di Volterra (Disegno di Alessio Atrei)

Per il visitatore che giunge a Volterra in piena calura estiva, luoghi di grande suggestione e di fresco ristoro sono, tra le altre, le due monumentali fonti che si aprono all’interno del circuito delle mura duecentesche della città: le fonti di San Felice e di Docciòla, entrambe realizzate in un’epoca in cui l’approvvigionamento idrico dentro la cinta muraria era essenziale per la sopravvivenza a lunghi periodi di assedio.

Arrivando a Volterra da Colle Val d’Elsa, subito dopo il bivio per l’ospedale, sulla destra si imbocca l’arioso e ombreggiato Viale dei Filosofi che conduce diretto sull’ampio piazzale della fonte di Docciòla. Varcata la soglia dell’imponente porta omonima, si stagliano dinanzi agli occhi due archi ad ogiva in pietra, i quali sorreggono la copertura della vasca che prende acqua da una bocca sulla destra. Un canale, scavato nella pavimentazione dello spazio antistante, portava ad una bocca di spurgo che si apriva nelle mura e che consentiva lo smaltimento dell’acqua in eccesso.

La prima memoria documentata di questa fonte si ha nel 1224: in un capitolo degli statuti del Comune di Volterra si stabilisce di costruire una via che vada dalla fonte di Docciòla fino al fiume Era; in altro documento coevo si fa ordine ai consoli e al podestà di provvedere, a spese del Comune, alla copertura super fontem novum de Docciola e di spianare la zona antistante al monumento per la comodità degli utenti. Il fatto che la fonte sia detta «nuova» ci fa supporre l’esistenza di un’altra fonte in quel medesimo luogo già prima del 1224.

Al centro della facciata, tra i due grandi archi, si legge un’epigrafe latina che ci fornisce dati precisi sulla costruzione della nuova fonte: ANNO D(OMI)NI MCCXLIV / IND(ICTIONE) III / T(EM)P(O)R(E) D(OMI)NI / ORLA(N)DI RUSTICHELLI / VULT(ERRARUM) POT(ESTATIS) / MAG(ISTE)R / STEFAN(US) FECIT HOC OPUS; essa fu dunque costruita da maestro Stefano nel 1244 al tempo del podestà Orlando Rustichelli. Pochi anni dopo la costruzione della fonte venne realizzata anche la porta, intorno al 1260. Questa venne murata nel corso del XV secolo, a causa del calo demografico della città, che rendeva impossibile mantenere guardie a tutte le porte cittadine; fu poi riaperta alla metà dell’Ottocento. In quei paraggi l’Arte della lana di Volterra aveva il suo «tiratoio», una struttura dove veniva messa ad asciugare la lana che era stata lavata, prima della filatura. La fonte di Docciòla, per il suo fascino misterioso, colpì l’immaginazione di Gabriele D’Annunzio, il quale la immortalò nelle pagine del suo romanzo «Forse che sì forse che no».

Lungo le mura che guardano verso il mare, su Viale Trento e Trieste, si apre invece la cinquecentesca porta San Felice (detta anche «porta superiore», perché più in alto rispetto a quella «inferiore» ben più antica), dentro la quale, volgendo lo sguardo sulla sinistra, si può ammirare un suggestivo scorcio sull’omonima fonte.

L’area in cui è collocata costituisce una piccola valle naturale che si apre in direzione sud. Anche questa fonte è costituita da una grande vasca sormontata da due archi in pietra. La fonte è alimentata da un’unica bocca posta sulla parete di fondo. Anche per questa, come per Docciòla, un’epigrafe in facciata ci attesta la costruzione del porticato attuale nel 1319 ad opera di Chelino Ducci Tancredi per ordine dei balitori – cioè degli amministratori – della contrada di Santo Stefano. Sulla scarpata dirimpetto alla fonte è possibile ammirare i resti delle opere idrauliche romane che costituivano la prima parte della conduttura di alimentazione di un impianto termale costruito poco al di là delle mura e oggi sito archeologico di notevole interesse.

Proprio accanto alle fonti, sulla sinistra, si apre l’antica «porta inferiore» costruita agli inizi del XIII secolo contemporaneamente alle mura medievali, dove probabilmente esisteva già una postierla etrusca. Da questo punto, infatti, in epoca etrusca si dipartiva la strada che conduceva verso Montecatini Val di Cecina ed il mare: il ritrovamento di un bronzetto votivo del VI secolo a.C. testimonia che vi doveva esistere anche un sacello collegato alla sorgente e dedicato al culto delle acque. Nei pressi della fonte di San Felice, più in alto a ridosso della «porta superiore», sorge un piccolo oratorio costruito nel 1701, al cui interno è venerata l’immagine della «Madonna dei Gabellieri», cioè di coloro che, nel Medioevo, nei punti di accesso alla città, erano addetti alla riscossione della tassa sugli scambi e sui consumi, detta appunto «gabella».

Le fonti di Docciòla e di San Felice, così ricche di storia, sono oggi due tappe consigliate per l’ospite curioso, che voglia conoscere due angoli meno frequentati e meno noti – ma non per questo meno significativi – della meravigliosa città di Volterra.

Entro le mura di Volterra: San Felice e Docciòla, due fonti monumentali
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