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Nave Mare Jonio: Asgi, «Magistratura intervenga ordinando lo sbarco immediato»

Sulla vicenda della nave di soccorso Mare Jonio, ferma al largo di Lampedusa interviene l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) che chiede alla magistratura di intervenire. Naso (Fcei): «garantire un porto sicuro». Il card. Pietro Parolin auspica «procedure umane» per questi casi.

La nave Mare Jonio prima della partenza da Palermo

Sulla vicenda della nave di soccorso Mare Jonio, ferma al largo di Lampedusa, «la società civile richiama il Governo italiano ai valori democratici della nostra società moderna e pluralista e chiede alla magistratura italiana di intervenire con massima tempestività affinché trovino applicazione i diritti sanciti dall'ordinamento giuridico italiano ed europeo». Lo afferma l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) in una nota.

«Il Governo non può legittimamente ritardare l'ingresso nelle acque italiane della nave Mare Jonio e dei suoi passeggeri soccorsi durante il tardo pomeriggio di ieri al largo della Libia», spiega l'Asgi, aggiungendo che «l'Italia è una democrazia moderna che non può permettere che a uomini, donne e minori che fuggono da luoghi disumani come i centri di detenzione libici, sia impedito di essere accolti in Italia e siano costretti a vivere in mare aperto in condizioni di disagio».

«La Magistratura, presidio costituzionale contro gli abusi del potere esecutivo, è chiamata a intervenire ordinando lo sbarco immediato - conclude la nota - contro il tentativo del Governo di usare degli esseri umani ancora una volta come strumento di propaganda per il perseguimento di simboliche politiche di esclusione e di violenza istituzionale».

«I nostri operatori sono a Lampedusa, come sempre pronti a collaborare alla prima accoglienza dei migranti che si trovano in queste ore sulla nave Mare Jonio di Mediterranea». Lo dichiara Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, programma rifugiati e migranti delle Chiese evangeliche italiane (Fcei). «Come cristiani crediamo che il soccorso a chi rischia la vita sia un primario dovere morale e civile e per questo chiediamo alle autorità competenti di garantire ai profughi imbarcati sulla Mare Jonio un porto sicuro in tempi brevissimi», prosegue Naso. «Di fronte agli sguardi impauriti dei profughi e dei loro bambini appena soccorsi, come si fa a dire che le navi delle Ong minano la sicurezza dello Stato?», domanda il coordinatore di Mediterranean Hope, secondo cui «di fronte al dramma dei profughi che scappano dall'inferno libico, la sicurezza dello Stato non sta nell'indifferenza o nella chiusura dei porti ma in giuste politiche di accoglienza concertate a livello europeo, rispettose delle norme in materia di diritti umani». «È la forza del diritto a rafforzare lo Stato - conclude Naso -, non le misure muscolari nei confronti di poveri disgraziati che fuggono da guerre e persecuzioni o di chi li soccorre».

«Spero che queste emergenze non capitino più e si trovino modalità per venire incontro a queste necessità e che quindi non si ripresentino più» e «spero ci siano delle procedure umane per trattare questi casi. Questo è il mio auspicio». Così il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, a margine della cerimonia inaugurale del 150° di fondazione dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, rispondendo ai giornalisti sulla vicenda della nave Mare Jonio ferma al largo di Lampedusa.

Fonte: Sir
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