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La Fondazione ha distribuito in 15 anni qualcosa come 1.947 milioni di euro

Con la crisi del Monte ci rimette tutto il territorio

Non è facile riordinare le idee attorno alle vicende che stanno interessando in questi giorni il gruppo Monte dei Paschi di Siena. Forse, più semplicemente, è ancora prematuro. Del resto l’inchiesta della magistratura, sebbene già significativamente avviata, è ancora lontana da pronunce definitive; la campagna elettorale, per di più, con i suoi slogan gridati da un lato e le sue abbottonate prese di posizione dall’altro, sembra voler far di tutto per rendere i contorni della vicenda ancor più difficili da precisare.

Percorsi: Banche - Economia - Siena - Toscana
Parole chiave: Mps (40)
Monte de' Paschi di Siena

Qualche spunto di riflessione, o almeno qualche numero, tuttavia, può già essere suggerito. Come è noto, Mps, il terzo gruppo bancario d’Italia, ha in Toscana il cuore dei propri affari, oltre che della sua storia: a dare la cifra del suo radicamento valga ricordare che la banca è presente in circa tre quarti dei 287 comuni toscani e che degli oltre 2.500 sportelli bancari presenti in regione, oltre mezzo migliaio espongono il marchio del gruppo di Rocca Salimbeni.

Si tratta di un radicamento compattato non solo dalla fiducia dei risparmiatori toscani, ma anche dalla generosità da sempre dimostrata dalla banca nei confronti del suo territorio. Complice infatti la peculiare, e oggi molto discussa, struttura di controllo di Mps (una spa il cui socio di maggioranza relativa è una fondazione gestita da amministratori di nomina pubblica), una larga fetta degli utili annualmente prodotti dall’azienda viene tradizionalmente restituita alla società civile, attraverso il finanziamento di molteplici progetti di utilità sociale, pubblici e privati, nei più svariati settori (infrastrutture, sanità, cultura, istruzione…).

I dati forniti da Mps dicono che la Fondazione, fra il 1995 (anno della sua istituzione) e il 2010, avrebbe redistribuito qualcosa come 1.974 milioni di euro; una ricchezza in larghissima misura rimasta entro i confini provinciali di Siena (nel 2006, per citare un esempio, il solo Comune e la sola Provincia si sono visti finanziare progetti per 57 milioni di euro, un importo pari al gettito di un’ipotetica tassa di oltre 1.000 euro per ogni cittadino del capoluogo!), ma di cui ha considerevolmente beneficiato anche un vasto universo di istituzioni distribuite in tutta la regione.

Fin dal 2010, proprio la mancata pubblicazione del bando con cui la Fondazione seleziona annualmente i progetti più meritori di finanziamento è stata da più parti avvertita come la prova più evidente di quella crisi economico-finanziaria che ha cominciato a manifestarsi dopo l’acquisto di Antonveneta e che è esplosa negli ultimi mesi. Se dunque il prestito di denaro pubblico dei Monti bond, pur in mezzo alle polemiche che lo hanno accompagnato, pare almeno aver scongiurato drammatiche conseguenze per i risparmiatori, per i lavoratori del gruppo e, tutto sommato, per la stessa economia della nostra regione (nella quale i primi e i secondi costituiscono un piccolo esercito), è proprio il drastico ridimensionamento dell’impegno sul territorio della Fondazione Mps ciò che appare il vero elemento di preoccupazione per la società toscana, tanto per il presente quanto, soprattutto, per gli anni a venire. Ammesso, si intende, che le cause della crisi odierna non siano in parte anche da rintracciare proprio in quell’intricato sistema di governo della banca di cui i finanziamenti al territorio sono la manifestazione conclusiva. Ma sul merito, come affermavamo in apertura, ogni giudizio sarebbe adesso assolutamente prematuro.

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