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VIOLENZA IN IRAQ, «UNA SPIRALE SENZA CONTROLLO» SECONDO ONU

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Cento persone uccise ogni giorno, 1 milione e 500.000 sfollati interni, oltre 1 milione e 300.000 profughi nei paesi circostanti (ogni giorno 2000 iracheni attraversano il confine con la Siria e il numero è segnalato in crescita costante), 315.000 civili che negli ultimi 8 mesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa delle violenze o delle operazioni militari della coalizione: sono solo alcuni dei dati snocciolati ieri a Ginevra da Jan Egeland, vicesegretario delle Nazioni Unite e capo dell'Ufficio per il coordinamento delle operazioni umanitarie dell Onu (Ocha). “La violenza in Iraq è entrata ormai in una spirale senza controllo e nessun segmento della società ne è immune” ha detto Egeland sottolineando che gli omicidi compiuti dagli squadroni della morte, da milizie settarie o i più recenti “omicidi d'onore” (vendette private o vere e proprie faide tra famiglie) non risparmiano nessuno e coinvolgono “poliziotti, giudici, avvocati, giornalisti e sempre di più donne”.

Una violenza in continuo aumento che spinge larghe fette di popolazione ad abbandonare i propri villaggi, le proprie città e il proprio paese. Un'emorragia umana che rischia di avere serie conseguenze sulle possibilità di ricostruzione del paese, dal momento che la fuga di personale altamente qualificato sarebbe in continua crescita. Secondo Egeland, recenti rapporti indicano che il ‘brain drain' (letteralmente ‘fuga di cervelli') ha portato alle perdite da parte di ospedali e università irachene dell'80% dei loro professionisti. In totale un terzo del personale qualificato (non solo nei settori sanitari ed educativi) iracheno ha già lasciato il paese.
Misna

VIOLENZA IN IRAQ, «UNA SPIRALE SENZA CONTROLLO» SECONDO ONU
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