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Arezzo, dal Sinodo diocesano le indicazioni per essere Chiesa «in uscita»

Sabato scorso, 9 febbraio, la basilica di San Domenico ad Arezzo ha accolto la terza congregazione generale del Sinodo della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro nel corso della quale è stato approvato il documento finale, che verrà consegnato ufficialmente alla Diocesi il 15 febbraio, solennità della Madonna del Conforto.

Sinodo diocesano di Arezzo

I lavori sono iniziati al mattino con una Messa e sono proseguiti con l’illustrazione del documento, prima in termini generale dal monaco camaldolese dom Matteo Ferrari, poi in ciascuna delle tre parti in cui è suddiviso; la prima dalla suora domenicana suor Annalisa Bini e dedicato all’identità della chiesa aretina-cortonese-biturgense, la seconda dedicata al tema della missione dalla direttrice del Centro pastorale per l’evangelizzazione e la catechesi, Silvia Mancini, infine dalla professoressa Donatella Pagliacci, già direttrice dell’Istituto di Scienze Religiose di Arezzo sul tema del servizio. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, prima su ogni singola parte del testo, poi nel suo complesso. In ciascuna delle votazioni sono stato oltre 300 i pareri favorevoli e circa una dozzina i contrari.

Il documento ha mantenuto l’impostazione iniziale dell’Instrumentum laboris, il «testo base» presentato all’apertura dei lavori, ma è stato asciugato ampiamente (adesso 45 pagine) per facilitarne la fruizione, recependo al contempo le tantissime osservazioni scaturite dal dibattito degli ultimi dieci mesi. Lo strumento di lavoro è stato infatti analizzato e discusso prima in 41 piccoli «circoli» composti da una dozzina di persone ciascuno, poi  in tre «circoli maggiori» che hanno lavorato in maniera specifica sulle tre parti del documento stesso.

A metà settembre, l’esito di questa fase di riflessione è stato presentato all’assemblea di tutti i sinodali che hanno partecipato con passione e discusso ampiamente tutti gli aspetti del documento, portando ciascuno il proprio vissuto, le tipicità e problematiche del proprio territorio di appartenenza, lo spirito che anima la comunità nella quale vive la fede.

L’esito di questo lavoro è stato poi affidato a un Comitato di redazione composto da una dozzina di persone, di cui tre elette dall’assemblea. La mole di osservazioni ha spinto il Comitato a riscrivere il documento e cercare di concentrarsi soprattutto su due aspetti: il tema dell’evangelizzazione e il tema delle unità pastorali nella continuità con il Concilio Vaticano II. Un altro elemento di metodo che si è voluto seguire riguarda il non essere stati eccessivamente prescrittivi. Si è voluto essere flessibili e lasciar spazio al discernimento in situazioni via via sempre diverse. I Sinodali hanno espresso l’intenzione di voler incarnare una Chiesa in uscita e rinnovare la vita delle comunità con un percorso di conversione. Al centro di tutto ci sono liturgie belle e partecipate e la Parola di Dio, come avviene nella lectio divina o nelle liturgie della Parola. Questo il punto di partenza per fondare una fede autentica e profonda in comunità vive.

Il documento finale, dopo che nel mese di settembre c’era stata una vivace discussione in assemblea sul ruolo di associazioni e movimenti, riconosce ampiamente l’importanza e la ricchezza dei carismi che «possono costituire un potenziale fermento di rinnovamento in vista della nuova evangelizzazione che ci attende». Il dibattito sinodale ha portato a introdurre anche un tema che inizialmente era assente, ovvero l’attenzione alla custodia del creato, auspicando anche un’attenzione specifica negli edifici di culto.

Venendo al tema delle unità pastorali, riconosciute ampiamente come necessarie, il documento specifica alcune attenzioni da tener presenti nella loro attuazione. Il primo richiama tutti a cogliere questo passaggio come un’opportunità per reimpostare i rapporti tra i vari soggetti impegnati nella pastorale su uno spirito di comunione e corresponsabilità. L’altro, aspetto riguarda il desiderio di voler intraprendere questo percorso non tanto per la carenza di presbiteri, quanto perché ciascuno possa mettersi al servizio dell’altro in un contesto di condivisione di progettualità e azioni pastorali.

Il 15 febbraio il documento finale viene consegnato ufficialmente dal segretario generale del Sinodo Massimo Rossi, all’arcivescovo Riccardo Fontana, nel corso della Messa stazionale della solennità della Madonna del Conforto presieduta dal Prefetto per la congregazione dei santi cardinale Giovanni Angelo Becciu.

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