Vita Chiesa
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Tra le nuove norme introdotte da Benedetto XVI la maggioranza di due terzi per ogni scrutinio.

Verso il Conclave: Per il futuro Papa ipotesi ballottaggio

Perché è giusto parale di «rinuncia» e non di «dimissioni». Dal 1° marzo come dovremmo chiamare papa Benedetto? Quali regole devono seguire i cardinali elettori in Conclave? E chi governerà la Chiesa durante la Sede Vacante. Questo ed altro abbiamo chiesto al prof. Pierluigi Consorti, docente di diritto canonico all'Università di Pisa.

Percorsi: Benedetto XVI - Cardinali
Parole chiave: Conclave (16)
Benedetto XVI (Foto Sir)

«Quello che mi meraviglia di più è la rinuncia a tempo…». Pierluigi Consorti, 53 anni, giurista, direttore del Centro interdisciplinare di scienze della pace all’Università di Pisa, e docente di diritto canonico, ammette la sorpresa. «A livello accademico l’ipotesi c’è sempre stata. Ne parlavamo anche in un corso quest’anno. Però non avrei mai immaginato che in effetti accadesse. Nel corso dei secoli attorno alla figura del Papa si è costruito tutto un apparato teologico e dottrinale per cui se uno parte dal presupposto che il Papa è il Vicario di Cristo, eletto dallo Spirito Santo, di cui i cardinali si fanno portavoce… non può dimettersi. Se uno invece parte dal fatto che il Papa riceve un ufficio e come tale l’ufficio può essere anche rinunciato, rientriamo nella normalità. Solo che lo diciamo adesso...».

Perché si parla di «rinuncia» e non di «dimissioni»?

«Banalmente perché così dice il Codice di diritto canonico. Il Papa è tale, perché vescovo di Roma, che è un ufficio ecclesiastico al pari di tutti gli altri e può essere rinunciato. Però qui c’è voluta una norma particolare, perché mentre tutti gli altri vescovi sono nominati dal Papa, nel suo caso viene eletto da un collegio. Con la rinuncia siamo nel canone 332. In quello precedente si dice che il pontefice ha una potestà piena e suprema. Quindi è evidente che neanche la rinuncia può essere sottomessa al consenso di altri soggetti. Semmai si potrebbe ipotizzare che debba rinunciare nelle mani di chi lo ha eletto. Cosa che ha fatto, visto che l’annuncio è stato dato in un Concistoro ordinario. In pratica quello che è il futuro collegio elettorale».

Una circostanza non obbligatoria, ma auspicabile…

«Sì, auspicabile. Anche la precedente rinuncia di un Papa, quella di Celestino V, avvenne davanti al Concistoro».

Però lui non fece una rinuncia differita…

«Questo è un bel problema. Il Codice dice che la rinuncia deve essere libera e manifestata in maniera adeguata. E che sia stata manifestata in modo adeguato non c’è dubbio. Ma sul fatto che sia libera si può porre qualche problema. Deve essere “libera” nel senso che nessuno può obbligare il Papa a rinunciare. Però può anche voler dire un’altra cosa: cioè che non ci siano condizioni. Qui invece una condizione c’è e la potremmo chiamare “sospensiva”. Benedetto XVI non ha rinunciato: ha annunziato che rinuncerà alle ore 20 del 28 febbraio. Questo pone diversi problemi. La rinuncia  equivale alla morte del Papa e da quel momento le norme canoniche, prevedono tutti i passi che vanno fatti. Qui invece il Papa ha detto: “rinuncio, ma non da subito”. E teoricamente potrebbe succedere che non rinunci più…».

Un’ipotesi paradossale...

«Oppure dica: “non più il 28 febbraio ma il 15 marzo”. Inoltre, quando uno si dimette non è che continua a fare quello che faceva prima, invece Benedetto ha continuato a fare il Papa, non solo nel senso liturgico, ma prendendo decisioni, anche importanti. Tutta la procedura della nomina del nuovo pontefice è scandita in giorni, perché si dice che i cardinali devono andare a Roma, appena appresa la notizia della morte ed aspettare almeno 15 giorni perché possano arrivare tutti. Però si deve fare tutto al più presto possibile per cominciare a votare per evitare pressioni… La Universi dominici Gregis… dice tutte queste cose, vietando ai cardinali di incontrarsi, di mettersi d’accordo prima. Ora questo lo possono fare, e invece è proibito da quando scatta la Sede vacante».

In futuro la procedura andrà aggiustata…

«Lui ha già cambiato nel 2007 la normativa per l’elezione del pontefice, riportandola ad una norma del passato: i cardinali non possono votare per se stessi. E qui si pone anche un problema tecnico: quando si arriva al ballottaggio, i cardinali che sono elettori passivi non possono avere elettorato attivo. Giovanni Paolo II ha ristretto ad un solo modo di nomina del Papa, cioè l’elezione, con la maggioranza dei due terzi. Poi arrivati ad un certo punto, se non si raggiunge questa maggioranza qualificata, dice: “i cardinali si fermino, ragionino, e decidano come andare avanti”. Cioè metteva nelle mani del Collegio lo stabilire come andare avanti. E comunque poi il papa doveva essere eletto con la maggioranza degli aventi diritto. Benedetto, invece cambia: i cardinali si fermino, guardino chi sono i due che hanno avuto più voti e si votino solo loro due, finché non si raggiunge la maggioranza dei due terzi. E i due in ballottaggio a quel punto non possono votare».

Come si potrà chiamare Benedetto XVI dopo il 28 febbraio?

«Io penso che lo si possa continuare a chiamare Benedetto XVI, perché nella serie dei papi, cioè dei vescovi di Roma, è e rimane Benedetto XVI. Come si chiama un vescovo emerito? Da quando si è stabilito che a 75 anni i vescovi debbano rinunciare obbligatoriamente all’ufficio, si è posto il problema se gli emeriti dovessero mantenere il titolo della diocesi e così avviene. Ed è un titolo che consente di loro di partecipare ancora alla Conferenza episcopale. Non vedo perché se lui volesse partecipare alla Cei non possa andarci. Certo sarebbe una presenza “ingombrante”… Il titolo di Santità o di Santo Padre continua a spettargli, perché gli deriva dal fatto che esercita o ha esercitato quell’ufficio».

Ma Ratzinger torna ad essere cardinale? Sembra non sia possibile.

«Il cardinalato per chi ha superato 80 anni d’età è un titolo sostanzialmente onorifico, che pure ha conseguenze stabilite dal Codice di diritto canonico. Ogni cardinale è nominato tale da un papa, e ovviamente non smette di essere cardinale quando questi muore. Per quale motivo il “papa emerito”, se già cardinale, non dovrebbe tornare a ricoprire tale dignità? La rinuncia all’ufficio di vescovo di Roma, a mio avviso, non provoca la cancellazione sostanziale della dignità che gli era stata riconosciuta dai papi precedenti. Dal 1° marzo, con la Sede Vacante, iniziano le Congregazioni dei cardinali, alle quali partecipano tutti i cardinali, non soltanto gli elettori. Dal punto di vista giuridico secondo me, siccome Ratzinger ha più di 80 anni, non ha il dovere di parteciparvi, ma il diritto sì. Se lui si presentasse non potrebbero dirgli “non puoi entrare perché non sei più cardinale”».

In questo periodo di Sede Vacante, chi governa la Chiesa?

«Questo è tutto scritto bene nella Universi dominici Gregis: tutta la struttura si congela, restano solo alcune cariche che sono quelle del Vicario di Roma, dell’Arciprete della Basilica di San Pietro che è anche vicario della Città del Vaticano, che in realtà sono cariche ordinarie, il Camerlengo, che è funzionale alla sede Vacante, e il cardinale Penitenziere. Ma la Chiesa viene retta dalle Congregazioni di cardinali, che si devono riunire giornalmente. Il collegio cardinalizio elegge tre cardinali ogni tre giorni i quali hanno il dovere di prendere decisioni sugli affari correnti che si presentassero. Praticamente devono solo gestire gli affari ordinari. Gli incarichi decadono tutti. Sarà il nuovo Papa a decidere se confermarli o cambiarli. Certi uffici possono continuare l’attività ordinaria, ma tutto quello che viene fatto in nome del Papa deve cessare».

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