Toscana
Don Bignami (Cei) a Rondine: “La paura è diventata un business”
Al panel “L’inquietudine della sicurezza” dello YouTopic Fest di Rondine, don Bruno Bignami ha distinto tra un’inquietudine negativa, che nasce dalla paura e alimenta riarmo, insicurezza e deterrenza, e un’inquietudine positiva, che spinge a interrogarsi sui problemi e a cercare soluzioni alternative alla logica della guerra
Un’inquietudine che può chiudere oppure aprire strade nuove. È la riflessione proposta da don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, parlando al Sir a margine del panel “L’inquietudine della sicurezza: tra disarmo, difesa e deterrenza”, svoltosi oggi pomeriggio a Rondine Cittadella della Pace nell’ambito dello YouTopic Fest.
“Oggi dobbiamo farci inquietare. È un’esperienza profondamente umana. Significa non rinunciare a domande radicali che portiamo dentro, che a volte confliggono con le scelte della vita e che ci aprono a qualcosa di nuovo”, ha osservato Bignami, indicando nell’inquietudine una possibile via di consapevolezza. Ma, ha aggiunto, esistono anche derive negative: “C’è un’inquietudine negativa ed è quella che nasce dall’incertezza che ci circonda, capace di generare paura; una paura che a sua volta alimenta il riarmo, l’insicurezza e la volontà di deterrenza”. Una spirale fondata su una visione negativa della realtà. Accanto a questa, però, esiste anche “una inquietudine positiva”, che consiste nella capacità di lasciarsi interrogare dai problemi e dalla storia, entrando nelle situazioni con una coscienza capace di individuare “soluzioni alternative rispetto alle semplificazioni”, spesso dominate dalla logica del nemico e della guerra.
“Il riarmo rappresenta questo rischio – ha ribadito nel corso del panel –: sono logiche che portano facilmente fuori da un sentiero costruttivo e illudono che la situazione sia risolta, mentre in realtà finiscono per chiuderci sempre di più”. Nel suo intervento, il sacerdote ha indicato due questioni che lo “inquietano” particolarmente. “Oggi la pace molto spesso è presentata come semplice conseguenza della guerra. Ma la pace è un punto di partenza, non di arrivo, altrimenti si finirebbe per giustificare la guerra come strumento per ottenerla. La pace si radica nel cuore umano e va custodita”. La seconda riguarda il rapporto tra economia e conflitti: “La paura è diventata un business. La pace non conviene a molte aziende nel mondo. Si guadagna rendendo credibili le minacce di guerre future e la sicurezza viene descritta come una necessità. La tecnologia militare organizza il mondo attorno a minacce potenziali”. Una logica che, secondo Bignami, produce una conseguenza culturale profonda: “Ogni volta che la guerra viene descritta come necessaria, non ci si chiede più quale società vogliamo essere, ma solo quali pericoli vogliamo neutralizzare”.
Da qui l’indicazione di fondo: “La questione decisiva è creare spazi di fiducia, che sono l’esatto opposto della generazione della paura. La grande sfida del tempo che stiamo vivendo è non alimentare la paura, ma riuscire a costruire fiducia”. Un passaggio necessario, emerso anche dal confronto tra mondo accademico, istituzioni, società civile e industria, rappresentati a Rondine da Miguel Diaz, professore di teologia alla Loyola University di Chicago e Senior Fellow presso l’Alliance for Peacebuilding (Washington, D.C.); Stefania Craxi, senatrice; Francesco Macrì, presidente di Leonardo Spa e presidente esecutivo di Estra Spa; Antonio De Lellis, Coordinatore nazionale di Pax Christi Italia e Franco Vaccari, presidente e fondatore Rondine Cittadella della Pace.
