Toscana
YouTopic Fest. L’importanza di saper disarmare le parole
Il ruolo delle parole nei conflitti: ascolto, chiarezza e responsabilità nella comunicazione sono stati indicati come strumenti essenziali per prevenire divisioni e costruire dialogo
“Le relazioni hanno bisogno di tempo. Serve tempo per parlare, per rispondere ai messaggi. Se non usi il tempo con cura, alimenti conflitti che diventano guerre” afferma Vittorio Alberti, filosofo e saggista, direttore della rivista online “Sintesi Dialettica”, durante il panel “Il linguaggio e la parola: le divisioni prima della guerra”, che si è svolto nella seconda giornata di YouTopic Fest a Rondine. In tempi di odio, verbale e non, le divisioni non cominciano dai contenuti: spesso partono direttamente dal linguaggio, dagli estremi divisivi della politica a quelli altrettanto aspri della comunicazione.
Sui social, la violenza verbale è dilagante, ma secondo Alberti, quando ancora non superano un livello tale da dover essere fermate in qualunque modo, si possono mettere in atto due azioni “la prima è lasciare cadere la parte distruttiva del messaggio che riceviamo, la seconda è alimentare quella costruttiva; nel digitale abbiamo tutto il tempo per farlo, spesso dal vivo siamo troppo presi”. Quando questo viene fatto, anche chi è stato aggressivo per primo rimane sorpreso, non essendo abituato a essere ascoltato attivamente.
A generare rabbia, diventando motivo di conflitto, spesso sono anche le notizie che vengono lette sui giornali o sui social media. Ecco che il compito del giornalista si fa fondamentale. “Questa è una sfida quotidiana -commenta Ilario Lombardo, giornalista de LaStampa- per raccontare i fatti bisogna scegliere parole che non siano capziose e che non contengano giudizio”, in modo da veicolare il fatto in modo più chiaro possibile al lettore. “Chiarezza, che è la parola chiave. Le parole possono essere delle armi. Devono essere usate con grande onestà e pulizia, in modo che siano comprensibili, è il compito morale del giornalista” conclude.
Ma nel quotidiano è anche essenziale saper disinnescare i conflitti appena si presentano. Lo sa bene Pera Toons, pseudonimo di Alessandro Perugini, il fumettista aretino che a fronte di un grande successo e di una grande ammirazione, soprattutto dei più piccoli, alle volte ha ricevuto qualche critica più o meno feroce. Nei casi meno gravi, risponde con l’ironia, “l’arma” che meglio conosce. “Quando invece capita in che molti si arrabbino per un mio contenuto -come avvenne per una barzelletta sul conflitto russo-ucraino- chiedo scusa. Ammetto che ho sottovalutato la situazione” racconta Perugini. “Ciascuno sta nella propria bolla, per me è il mio paese e la mia casa, ma la bolla certe volte non ti fa rendere conto di quello che accade. È impossibile fare tutto nel modo corretto, quando sbaglio lo riconosco” conclude il fumettista.
