Prato

Prato… non dire più: «Io fò da me!»

La riflessione principale, l’incitamento a guardare il futuro in maniera diversa, arriva dalla Bibbia, dalle parole di Isaia: «Non pensate più alle cose di ieri. Ecco faccio una cosa nuova». È con questa frase profetica che la sera di venerdì scorso, 26 giugno, nel chiostro del Duomo si è conclusa la presentazione dell’Agenda di speranza per Prato, il documento redatto dall’ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro diretto da Michele Del Campo.«Anche nel buio della notte bisogna avere fiducia – ha commentato Michele Del Campo – non rivolgersi al giorno prima, ma capire quanto resta della notte per vedere l’alba». E quali sono questi tempi nuovi auspicati dall’Agenda? «A Prato dobbiamo togliere la parola “io”, troppo spesso diciamo “io so fare”, “io fo’ da me”, è questo che ci fa ritardare l’aggancio a una possibile ripresa», e se a dirlo è stato il presidente di Confartigianato Andrea Belli, che rappresenta molte aziende pratesi, allora significa che la strada della collaborazione all’interno del distretto è ancora molto lunga. «Se riuscissimo a metterci insieme, – ha aggiunto Belli – a fare squadra tra aggregazioni e filiere, potremmo concorrere con i mercati emergenti e avere opportunità di sviluppo».

Ecco «la cosa nuova», l’attualità dell’invito di Isaia, espresso anche nell’intervento di padre Elio Dalla Zuanna, assistente nazionale delle Acli, chiamato a commentare l’Agenda di speranza. Nelle sue parole un concetto è ritornato spesso: l’insieme è superiore a una parte, al piccolo. «Da un lato – ha detto il religioso che conosce Prato per averci vissuto quattro anni – dobbiamo vivere la dimensione globale per non cadere nella meschinità di provincia, ma dall’altro non dobbiamo perdere di vista il locale che ci fa camminare con i piedi per terra. Queste due cose insieme ci impediscono di cadere nel rischio di rimanere come eremiti localisti che non sanno lasciarsi interpellare da ciò che è diverso».

Alla presentazione, insieme al vescovo Franco Agostinelli e a molti rappresentanti della società pratese, ha partecipato anche il sindaco Matteo Biffoni, che doveva rimanere solo per un saluto e invece, preso dalla discussione, ha deciso di intervenire nel dibattito. «Non nascondiamolo – ha detto Biffoni – la nostra è una città che brontola e che spesso si piange addosso perché ricorda un passato glorioso. Nessuno ce lo può togliere ma è l’oggi che bisogna far nostro e va affrontato con nuovi strumenti. Questa città è di una complessità unica – ha affermato – dobbiamo tornare a studiarla e allo stesso tempo alzare lo sguardo lasciando le cose di ieri, tra queste c’è il concetto tutto pratese del “ce la faccio da solo”, abbiamo bisogno di mettere insieme forze ed energie, è necessario che tutte le forze provino a confrontarsi partendo dagli stessi temi».

La conclusione della serata è stata affidata a monsignor Agostinelli, che per prima cosa ha spiegato il senso dell’Agenda: «Non abbiamo pretese di affidare compiti a casa per gli altri – ha sottolineato – ma in primis dobbiamo essere noi cristiani a non ritirarci dietro le quinte, perché il territorio è il luogo dove i cristiani dimostrano di essere tali».

E l’input, come lo ha chiamato il Vescovo, è stato lanciato: «Non pensiamo alle cose di ieri, facciamo una cosa nuova, camminano insieme».