Toscana

Processo ai poteri, studenti toscani giudici e avvocati

Nel Salone dei 500 a Firenze: 7 istituti superiori della Toscana mettono hanno messo a processo i poteri. Progetto della Fondazione Giovanni Paolo II nelle scuole con l’Usr, Indire e il Comune di Firenze

Accusatori e difensori del potere culturale, politico, economico e religioso sono saliti sul banco prestigioso del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio, ponendo poi le proprie tesi davanti al giudizio di una giuria. Avvocati e giudici sono tutti studenti di sette scuole superiori di 6 province della Toscana, a confronto questa mattina nel “Processo ai poteri” intitolato “La persona al centro”. Sono stati coinvolti nel corso dell’anno scolastico dalla Fondazione Giovanni Paolo II in un esercizio distudio del passato, critica costruttiva del presente e ideazione di un futuro fatto di valori e in cui la dignità umana ha il posto principale.

È proprio uno dei compiti della Fondazione Giovanni Paolo II, da oltre 18 anni impegnata in progetti di cooperazione internazionale in Paesi in via di sviluppo e in situazione di guerra e di accoglienza in Italia. Il progetto è sostenuto dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Toscana, da Indire e dal Comune di Firenze che ha ospitato il detabe nel suo simbolico, sotto tutti gli aspetti dei 4 poteri, Salone dei 500.

A confrontarsi sono stati gli studenti del Liceo Scientifico Statale “Antonio Gramsci” e del Liceo “Niccolò Machiavelli” di Firenze, del Liceo “Giovanni da San Giovanni” a San Giovanni Valdarno (AR), dell’Istituto Tecnico “Carlo Cattaneo” di San Miniato (PI), del Liceo Classico Vescovile di Pontremoli (MS), dell’Istituto Tecnico Statale “F. Marchi” di Monsummano Terme (PT), e del Liceo “Antonio Rosmini” di Grosseto.

Circa 450 gli studenti coinvolti nel progetto, molti dei quali hanno riempito erano presenti nella platea del tribunale allestito nella sala alla presenza della sindaca Sara Funaro, del presidente del consiglio comunale di Firenze Cosimo Guccione, di Elena Mosa e Silvia Panzavolta, formatrici di INDIRE, del presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni, del direttore di Toscana Oggi Simone Pitossi.

“Conoscere è potere: potere di capire, di scegliere, di non subire” ha detto agli studenti Damiano Bettoni congratulandosi per il dibattimento e i risultati ottenuti. Li ha invitati a “mettere sempre al centro la dignità della persona come criterio guida per giudicare scelte pubbliche e istituzioni; riconoscere nella conoscenza – e soprattutto nel pensiero critico – una forma di libertà indispensabile in un’epoca segnata da informazioni spesso distorte; riscoprire infine il valore della bellezza, da custodire e vivere come esperienza capace di educare lo sguardo e orientare il futuro”.

“Una bellissima occasione per vedere ragazze e ragazzi chiamati a misurarsi con una delle questioni più complesse e decisive della nostra convivenza civile: il potere, le sue forme, i suoi effetti, i suoi limiti – ha sottolineato Sara Funaro -. Il valore più forte di questo progetto, a mio avviso, sta proprio qui: nell’educare al pensiero critico, nel fornire strumenti per leggere la realtà senza superficialità, coltivare quella capacità di distinguere, comprendere, discutere, che è alla base di ogni cittadinanza democratica. Iniziative come questa sono molto importanti, ci dimostrano ancora una volta che la maggior parte dei nostri giovani ha le idee chiare, sa dove vuole andare e noi come istituzioni dobbiamo farci carico di ascoltarli”.

“Abbiamo assistito ad un momento prezioso” ha detto Cosimo Guccione. È stato “per me un grande onore ospitare in Palazzo Vecchio – ha aggiunto il presidente – questa esperienza di cittadinanza attiva e spero che a questo evento ne seguiranno altri in cui i ragazzi e ragazze possano appassionarsi alla cosa pubblica, alla politica, alle istituzioni perché i giovani sono il presente della nostra comunità, ascoltandoli, sollecitando il loro contributo possiamo migliorare la vita nelle nostre città”.

Il debate è stato preceduto da un intervento di padre Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze che ha parlato del potere religioso e dell’importanza che i giovani si interroghino, anche fuori dai contesti ecclesiastici: “Questi giovani – ha detto – ci chiedono di riflettere anche sull’abuso di potere che il sacro e religioso possono adottare ritenendo giustificabile un evento bellico in nome di Dio o altri abusi che devono ripugnare la nostra coscienza e la dignità del servizio al Vangelo. I loro commenti sono frutto di un impegno e un lavoro di riflessione importante e sono per noi motivo di consolazione e ispirazione”.

Le conclusioni sono state affidate a Simone Pitossi: «Vedere protagonisti studentesse e studenti delle scuole toscane nel “debate” non è solo una sfida tra posizioni diverse ma è soprattutto un esercizio di ascolto, rispetto e crescita»

Il progetto è stato coordinato per la Fondazione da Carla GonfiottiFederico Samaden Maria Grazia Viticchi con il supporto della struttura tecnica della Fondazione stessa.