Vita Chiesa

San Benedetto: quella “regola” che parla all’Europa del nuovo millennio

L’11 luglio la Chiesa ricorda il patrono principale del continente

“È quindi naturale che pure Noi, a questo movimento, tendente al raggiungimento dell’unità europea, diamo il Nostro pieno assenso”. È Paolo VI, nella lettera apostolica “Pacis nuntius”, a riaffermare il pieno sostegno della Chiesa cattolica alla costruzione dell’Europa unita. Con il testo datato 24 ottobre 1964 Papa Montini proclama san Benedetto “patrono principale dell’intera Europa”.
Al suo secondo anno di pontificato, Paolo VI visita l’abbazia di Montecassino, fondata da Benedetto da Norcia nel 529-30 e finalmente ricostruita dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il pontefice pone lo sguardo su quella stessa Europa che si sta rialzando dopo il conflitto, indicando la pace quale via per il futuro.

Il neo patrono e il monachesimo vengono proposti come via esemplare:

“Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente: questi i giusti titoli della esaltazione di san Benedetto abate”, scrive Montini. Con la croce, l’aratro e il libro (spiritualità, lavoro e cultura), con l’“ora et labora”, Benedetto “cementò quell’unità spirituale in Europa in forza della quale popoli divisi sul piano linguistico, etnico e culturale avvertirono di costituire l’unico popolo di Dio”. Inoltre, “in quanto ai popoli di questo continente egli ispirò quella cura amorosa dell’ordine e della giustizia come base della vera socialità”.
Oggi a Benedetto, patrono del continente, si sono affiancati, come compatroni, grazie a Giovanni Paolo II, Cirillo e Metodio nel 1980, Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) nel 1999.
Rileggendo la “Pacis nuntius”, recuperando la vicenda storica e spirituale seminata da Benedetto, si trovano motivi di riflessione e, volendo, di rinnovato slancio, per la costruzione della “casa comune” europea, nuovamente segnata da conflitti, divisioni nazionaliste, egoismi lobbistici, scadere del senso di responsabilità verso la “res publica”. Senza trascurare il rischio di una eclissi del senso di trascendenza che nel corso dei secoli è stato un elemento che ha contraddistinto la stessa civiltà europea.

Benedetto e il monachesimo raccontano, infatti, di comunità umane e relazioni basate su regole sottoscritte e condivise da tutti.

La regola monastica con i suoi 73 capitoli, riassunta nell’“ora et labora”, ci presenta la volontà e la possibilità di abitare il proprio tempo da cittadini e da cristiani, ponendo al centro dell’attenzione la dignità umana e il senso religioso, entrambi – appare evidente – da riscoprire e rilanciare.
Nella regola dettata da san Benedetto emerge un duplice sguardo, verso l’umano e verso il cielo, che può fecondare l’agire – generoso, cosciente e responsabile – verso il bene comune. Come ai tempi del monachesimo medievale, occorre la volontà di plasmare il presente, orientandolo al futuro. In questa direzione si affianca la sfida del pensare: conoscere, dialogare, nutrire sapienza al servizio dell’umanità. Ugualmente la fede in Dio e nell’uomo aiuta a immaginare, progettare e costruire un futuro migliore.
La festa religiosa dell’11 luglio, dedicata appunto al patrono d’Europa, assume così un volto “universale”, chiamando la società e la politica attuali ad alzare lo sguardo, a riconoscere le proprie ricchezze e opportunità e, insieme, i propri limiti e le divisioni. A non dare per scontate le guerre e il riarmo e ad assumere la pace e la protezione della vita come impegno comune e beni di assoluta priorità; a volgere uno sguardo nuovo alle sorelle e ai fratelli migranti che bussano alla porta del continente (come ha fatto Papa Leone nel suo recente viaggio a Lampedusa) e, anche attraverso di loro, a tenere le porte aperte verso gli altri continenti; a considerare il Creato patrimonio da custodire e da trasmettere alle prossime generazioni; a promuovere una cultura che alimenta la società civile e la democrazia nel segno della cooperazione, della solidarietà e della scelta preferenziale per i poveri.
San Benedetto può essere fonte di ispirazione per l’Europa del nuovo millennio. Se ne avverte – con urgenza – la necessità.