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Premio Pieve Saverio Tutino, vincono le lettere tra la madrina di guerra e il prigioniero che diventerà suo marito

Un amore sbocciato lettera dopo lettera, parola dopo parola. Sullo sfondo la seconda guerra mondiale, la prigionia di uno dei due protagonisti in India e tutte quelle vicende politiche che dal 1940 al 1946 hanno infiammato il mondo occidentale. E’ il fitto epistolario tra Annamaria Marucelli e Francesco Leo il vincitore la 29esima edizione del  Premio Pieve Saverio Tutino.

Lei madrina di guerra, fiorentina che vive a Roma, nel 1940 inizia a scrivere lettere a lui, milanese che dopo aver combattuto in Africa orientale come volontario e in Libia viene catturato dagli inglesi e trasferito come prigioniero in India. Annamaria non può immaginare che un giorno si conosceranno, che il sentimento nato durante la corrispondenza trasformerà pian piano in amore e che lui diventerà il padre dei suoi figli. “Le lettere – si legge nella motivazione – che vanno dal 1940 al 1946, si presentano alla lettura avvincenti come un romanzo, per il tentativo di avvicinarsi di due personalità forti e a tratti opposte. Negli anni l'amicizia si approfondisce fino a sfociare in un legame d'amore che durerà tutta la vita”.

Secondo, quasi a pari merito è arrivato il diario di Francesco Sartori “Con gli occhi di un padre” e hanno meritato una menzione il diario “Musafir” di Rosario Simone e le memorie “Patrie ingrate” di Adriano Andreotti.

Ospiti di eccezione della giornata finale del Premio sono stati il cantautore Vinicio Capossela e la giornalista freelance Francesca Borri.

Capossela ha ricevuto il Premio Città del Diario, riconoscimento che viene attribuito a personalità del panorama culturale che si sia distinta per la sua attenzione ai temi della memoria. “Capossela – si legge nella motivazione del riconoscimento - ha raccontato con un angolo visuale originale la crisi greca, diverso da quello dei vertici economici della Troika, scegliendo ol rebetiko e i rebetes, musica e musicisti tornati rappresentativi di un popolo sofferente. La sua testimonianza fuori dal coro, in questo molto simile a quelle della gente comune conservate in Archivio, ha dunque offerto un contributo determinante alla trasmissione della memoria di questo passaggio storico”.

A Francesca Borri è stato invece consegnato il Premio Tutino Giornalista. Il riconoscimento è alla sua prima edizione ed è stato istituito in ricordo del fondatore dell’Archivio dei Diari, nell’anno in cui avrebbe compiuto 90anni. “Francesca – si legge nella motivazione del Premio - ha deciso che presto tornerà ad Aleppo per raccontare: vorremmo far sapere agli editori di giornali che preferiremmo che lei, e i giornalisti come lei, avessero lo spazio per raccontarci cosa sta accadendo ”veramente” in Siria. E non soltanto quanti morti ci sono stati e in quale macabro contesto. Vorremmo che qualcuno tornasse a pubblicare delle analisi, a dipingere degli scenari, a concedersi degli approfondimenti. Siamo certi che anche Saverio, il giornalista, lo vorrebbe”.

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