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Funerali vittime Tunisi: mons. Nosiglia, la violenza «non avrà mai la vittoria»

«Sono profondamente convinto che nel mondo esista un numeroso popolo» di «beati», presenti e attivi «in ogni nazione: uomini e donne, giovani e adulti, credenti di ogni fede e non credenti, che operano per il rispetto di ogni persona, del suo credo religioso, della sua cultura e delle sue idee e scelte di vita, come del suo lavoro e della sua famiglia». Lo ha detto monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nell'omelia del funerale di Orazio Conte e Antonella Sesino, le due vittime torinesi dei quattro morti italiani nell'attentato di Tunisi, celebrato oggi nel santuario della Consolata.

Percorsi: Terrorismo - Tunisia
Parole chiave: Isis (46)

«Occorre risvegliare questa coscienza collettiva - il monito del presule -, perché non sia rassegnata a ciò che appare a volte ineluttabile e che in realtà può essere vinto dalla volontà di bene che alberga nel cuore di ogni uomo e dall'impegno concorde di tutti». «La strage degli innocenti» di questi giorni «scuota la coscienza di ogni uomo di buona volontà e ci renda tutti più consapevoli che chi si serve della violenza e sceglie la via del sangue aggredendo cittadini inermi non avrà mai la vittoria». Con il pensiero rivolto alle due vittime di questa «follia omicida così brutale, irrazionale e disumana», mons. Nosiglia le ha definite «persone semplici, buone e oneste, ricche di umanità che hanno coltivato negli affetti e nel lavoro».

Nel commentare il Vangelo delle beatitudini, l'arcivescovo ha aggiunto: «Fanno parte di questa schiera» tutti coloro che anche oggi, nonostante le ingiustizie, e le violenze contro poveri e innocenti e contro chi opera per la pace e la concordia, si ostinano a credere «che il bene è più forte del male e che alla lunga sarà l'amore a vincere l'odio». Di qui l'importanza di «un concreto e condiviso impegno che rinnovi profondamente il nostro sistema di mentalità e stile di vita»; cambiamento che è «la più grande sfida della nostra società occidentale, indebolita dal consumismo», dove «cresce la solitudine e la noia di una vita senza regole etiche condivise», una società sazia «che sta perdendo la sua anima culturale e spirituale». Papa Francesco «ci sta indicando vie molto concrete su cui ritrovarci come credenti di varie religioni e non credenti, uomini e donne di buona volontà; si tratta di imparare e andare a scuola dei poveri, immergendosi nelle periferie esistenziali e condividendo le miserie di chi abita situazioni di grave disagio e difficoltà e viene spesso considerato uno scarto o un peso per la comunità». Da lì «si deve ripartire per promuovere una società più giusta» che non lasci «spazio alla violenza, nessuna giustificazione per il prevalere di ideologie culturali, religiose o sociali che dividono e innalzano muri», là dove «invece occorre gettare ponti di amore, di incontro e di collaborazione», per perseguire il bene comune.

Fonte: Sir
Funerali vittime Tunisi: mons. Nosiglia, la violenza «non avrà mai la vittoria»
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