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Premiata come «volontaria dell'anno»

Maria Luisa Cortinovis: da 40 anni in Ecuador a fianco degli studenti

74 anni, sposata con due figli, da 40 anni vive a La Troncal, in Ecuador, dove con la famiglia ha realizzato e porta avanti il Colegio San Gabriel, un progetto formativo unico nel suo genere. Il 4 dicembre la premiazione e l'incontro con Papa Francesco.

Percorsi: Ecuador - Volontariato
Parole chiave: Focsiv (10)
Maria Luisa Cortinovis: da 40 anni in Ecuador a fianco degli studenti

È stato assegnato a Maria Luisa Cortinovis Beretta, 74 anni, sposata con due figli, originaria di Bergamo, volontaria Accri, il premio del volontariato internazionale Focsiv 2014. La proclamazione è avvenuta nel corso di una semplice cerimonia tenutasi il 4 dicembre nella Sala Marconi di Radio Vaticana. Per Maria Luisa, che tiene sempre il Vangelo in tasca perché «quando ci son dei momenti di dubbio o difficoltà prendo questo libricino che si apre sempre alla pagina giusta, quella in cui trovo la risposta», il momento più significativo di questa indimenticabile giornata è stato l’incontro con il Santo Padre che l’ha ricevuta in udienza privata.

L’incontro con il Papa. «Un’emozione indescrivibile. Quando è uscito dalla porta con quel passo cadenzato, il suo abito bianco, anche un po’ stanco… la figura di Gesù, ecco! E il suo discorso, questa provocazione forte sui poveri che ‘non possono diventare un’occasione di guadagno!’. Un messaggio radicale ma anche di speranza, in un mondo in cui le brutture sono notizie e non aiutano certamente i giovani ad avere speranza. Invece dobbiamo lottare, perché ogni giorno ciascuno di noi può mettere qualche cosa di proprio, senza aspettare le grandi soluzioni che magari non arriveranno mai. Le disuguaglianze e i divari sono il vero peccato del mondo! Tutto questo ho sentito incontrandolo e tutto questo ci siamo detti, in silenzio, guardandoci negli occhi mentre ci stringevamo le mani».

L’Ecuador. «È stata l’unica parola che ho detto a Papa Francesco, ed il suo sguardo in risposta è stato più eloquente di qualsiasi lungo discorso». Sì, perché Maria Luisa da 40 anni vive in Ecuador, nella zona rurale La Troncal, dove con il marito Sergio ha realizzato il «Colegio San Gabriel», un progetto formativo unico nel suo genere in cui sono coinvolti anche i figli Diego, insegnante, e Annamaria, medico. «L’idea ci è venuta alla fine degli anni Sessanta, quando siamo andati per la prima volta in missione con i tecnici volontari cristiani di Milano ed ha preso spunto proprio dalla nostra formazione: io avevo frequentato la scuola tecnica femminile e Sergio è perito elettrotecnico. Abbiamo capito che potevamo aiutare i ragazzi ad avere un futuro migliore attraverso la professione. Nel 1971 siamo rientrati ed abbiamo iniziato ad esporre il nostro ‘sogno’ alla nostra associazione e alle comunità parrocchiali trovando porte aperte. Erano anni di grande fermento propositivo tra i giovani, si facevano le raccolte di carta, di ferro e il nostro collegio è sorto con l’aiuto di migliaia e migliaia di giovani». Edificato sul terreno donato da uno zuccherificio ospita una scuola tecnica con specializzazioni in meccanica, elettricità, elettronica, arte, disegno grafico: nelle sue aule hanno studiato oltre 14mila giovani. 

I momenti difficili e quelli più belli. «Non sono mancate le difficoltà - racconta Maria Luisa - ma le ho sempre superate con l’aiuto della fede, quella che mi ha portato a partire e realizzare questo sogno di gioventù. Il momento difficile sempre presente è il senso d’impotenza, di far troppo poco senza riuscire a cancellare ingiustizie e diseguaglianze. I momenti belli si ripetono ogni mattina quando al Colegio San Gabriel arrivano i giovani: tanti bambini che a me sembrano tantissimi fiori». «Uno dei momenti più belli l’ho vissuto nel 1968: ho ancora davanti agli occhi la mia partenza da Genova. Sulla banchina i parenti sventolavano i fazzoletti e piangevano. Ma ero con Sergio, mio marito e quella era molto più che la nostra luna di miele: stavamo partendo in missione, realizzando insieme un sogno di gioventù e io, mentre le lacrime scendevano dal mio volto sentivo, un’immensa gioia interiore».

Il ritorno in Ecuador. Tra pochi giorni Maria Luisa e la sua famiglia torneranno in Ecuador dove riprenderanno il lavoro quotidiano con un impegno in più, quello di «cercare di trasmettere tutte le emozioni vissute in questi giorni, le aperture nei confronti del mondo del volontariato, le tante mani che ho stretto di persone impegnate nella lotta per un mondo più giusto, unite in questa crociata contro la fame, l’indigenza la povertà. Ma soprattutto cercherò di vivere in prima persona quanto Papa Francesco mi ha trasmesso con il suo sguardo e la sua forte e spontanea stretta di mano».

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