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Egitto: Padre Cima (Ive), «Situazione drammatica, chiese attaccate per ritorsione»

“La situazione è drammatica. Ci sono stati attacchi a diverse chiese copto-ortodosse, protestanti e cattoliche al Cairo, Assiut e Minya, qui in particolare la situazione è preoccupante. Una vera e propria ritorsione verso i cristiani rei, a detta dei Fratelli Musulmani, di aver appoggiato le grandi manifestazioni che ha portato alla deposizione di Morsi”. A parlare al Sir è padre Daniel Cima, provinciale per il Medio Oriente dell‘Istituto del Verbo Incarnato (Ive) che opera dal 1995 in Egitto a favore di disabili e orfani.

Lo sgombero dei sit-in dei sostenitori dell‘ex presidente Mohamed Morsi da parte delle Forze dell’Ordine, esercito e polizia, hanno provocato circa trecento morti, tra i quali anche due giornalisti. “La tensione è alta - dice il Provinciale - e per questo abbiamo chiesto ai nostri religiosi e religiose di essere prudenti. Sanno come devono comportarsi in situazioni del genere: non uscire, soprattutto da soli, evitare assembramenti di folla, restare in comunicazione il più possibile per darsi le informazioni utili e necessarie”.

Una situazione, a detta di padre Cima, in qualche modo prevedibile, dal momento che “i Fratelli musulmani non vorranno perdere il terreno acquisito in tanti decenni di lotta politica e daranno il sangue per questo. Non vedo, al momento, grandi margini per una soluzione politica. La stessa diplomazia internazionale - in queste ore Ue e Usa hanno fatto sentire la propria voce - avrà molte difficoltà a mettere insieme le parti. Il tentativo di dialogo deve comunque essere ricercato con grande volontà perché è utile”. Tuttavia, avverte il religioso, “non accada quello che vediamo in Siria, dove Paesi stranieri stanno fornendo armi alle parti in lotta. Chi ne sta facendo le spese è il popolo e la minoranza cristiana, pensiamo ai sacerdoti e ai vescovi rapiti, ai tanti sfollati e rifugiati”. “Ciò che il popolo egiziano chiede - aggiunge - è progresso, diritto, un paese aperto e rispettoso, non integralista o un califfato. Occorre rispettare la volontà politica dei milioni di egiziani che hanno voluto la transizione. Morsi - è bene ricordarlo - è stato deposto dopo che oltre trenta milioni di egiziani sono scesi in piazza per manifestare e chiedere un cambiamento. Forte è la delusione per il governo dei Fratelli musulmani”.

Una conferma alle parole del provinciale viene anche da padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, che nota come la maggioranza della popolazione egiziana rifiuta il ritorno dei Fratelli Musulmani, minoranza nel panorama politico del Paese. “Chi parla di un Egitto bipartito sbaglia - spiega - l‘Egitto non è diviso in due parti uguali. Da un lato vi sono gli islamisti che rappresentano meno del 5% della popolazione, dall‘altra vi è la popolazione che è scesa in piazza il 30 giugno, dove figurano movimenti politici diversi, compresi anche musulmani conservatori che rifiutano l‘agenda politica della Fratellanza”.

Fonte: Sir
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