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Siria: uomini e donne di fede, fronte comune in difesa della pace

Significative adesioni all'invito del Papa per il digiuno e la preghiera da parte di esponenti di spicco delle altre confessioni cristiane, dai mondi musulmano, ebraico e buddista. Saranno in tanti sabato 7 settembre a rispondere al suo appello. Anche in Toscana tutte le Diocesi hanno organizzato veglie di preghiera.

Siria: uomini e donne di fede, fronte comune in difesa della pace

Cristiani, musulmani, ebrei, buddisti. Si allarga il «fronte della pace» che si schiera compatto a fianco di Papa Francesco, proprio nel momento in cui sul Mediterraneo spirano in modo sempre più preoccupanti venti di guerra. «Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!», ha detto il Papa a conclusione oggi dell'udienza generale, esprimendo riconoscenza «agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento».

La condanna delle Chiese evangeliche. L'invito per una giornata di preghiera per la pace in Siria di Papa Francesco fa breccia nel cuore delle Chiese evangeliche italiane. «La pace - dice il pastore Massimo Aquilante, presidente della Fcei - è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla Confessione a cui appartengono». Il 30 agosto scorso il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi ha approvato un ordine del giorno in cui valdesi e metodisti esprimevano preoccupazione per il dilagare della violenza in Medio oriente, della guerra civile in Siria, in Egitto e nei Paesi limitrofi. E nel manifestare solidarietà alle Chiese cristiane e ai popoli dell'area, il Sinodo condannava «fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni». «Un testo che - precisa oggi la pastora Maria Bonafede, responsabile delle relazioni ecumeniche Fcei -, vuole esprimere solidarietà alle Chiese cristiane e ai popoli mediorientali vittime di conflitti armati e che richiama i leader religiosi all'impegno per la pace».

Il digiuno degli ebrei. L'invito del Papa ad una giornata di preghiera e digiuno per la pace cade in un periodo particolarmente importante per le comunità ebraiche. A ricordarlo al Sir è Adam Smulevich dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. Da questa sera, per due giorni, gli ebrei di tutto il mondo festeggiano il Rosh haShanà, il capodanno ebraico che segna l'inizio dell'anno 5774. «Il clima di questi giorni di Capodanno - scrive il rabbino capo di Roma Riccardo di Segni sulle pagine della cronaca romana del Messaggero - è turbato dalle tensioni sulla scena internazionale e in particolare nella regione vicina alla terra d'Israele; all'orrore per quanto avviene in Siria si aggiunge la minaccia di un'estensione del conflitto che ci tocca tutti da vicino. Tutto questo ci dà un significato ancora più sentito e attuale alle nostre preghiere che invocano pace, umanità, misericordia e giustizia e che sembrano che siano state composte apposta per questi giorni».

Dopo la celebrazione dello Rosh haShanà, gli ebrei entrano in un periodo di meditazione e riflessione che li porterà il 13 settembre alla solenne ricorrenza dello Yom Kippur che «prevede - spiega Smulevich - 26 ore di digiuno. Un'astensione da acqua e cibo per dedicarsi alla introspezione e alla meditazione e per capire come arrivare a migliorare e proiettarsi per il futuro». Una riflessione che riguarda non solo la persona ma anche l'ambiente che ci circonda. E che quest'anno sarà particolarmente dedicata, in profonda sintonia con Papa Francesco e come preghiera «che tutti i giorni eleviamo», alla pace in tutta l'area del Medio Oriente.

La preghiera dei musulmani. Anche le Comunità islamiche presenti in Italia aderiscono alla giornata di preghiera e di digiuno per il popolo siriano indetta da Papa Francesco affiancandosi ai cristiani cattolici nella «invocazione a Colui che è Pace affinché conceda la pace e la giustizia a quel popolo martoriato e offeso». Ad annunciarlo è il presidente dell'Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia) nonché imam di Firenze, Izzedin Elzir. «La guerra in corso in Siria - afferma l'imam - sembra essere giunta alla vigilia di una svolta drammatica e preoccupante. Il rischio di un allargamento del conflitto in atto da due anni con l'intervento diretto di potenze straniere si fa sempre più vicino». «Siamo pertanto molto felici che Papa Francesco, la massima autorità religiosa del mondo cattolico, sia intervenuto con un accorato appello alla pace invitando i credenti a un giorno di digiuno per sabato 7 settembre».

E dalla Siria fa sentire la sua voce anche il Gran muftì Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell'islam sunnita, che tramite la Nunziatura apostolica a Damasco ha inviato una lettera ufficiale a Papa Francesco. «Restiamo, mano nella mano nel diffondere pace e sicurezza per tutti i popoli del mondo, per contrastare gli estremisti e le divisioni sulla base della confessione religiosa o dell'etnia. Continuiamo il nostro viaggio sulle orme dei Profeti, dei Santi, dei giusti e degli uomini di buona volontà». «Possa lei rimanere, Santità - conclude il testo giunto a Fides - sotto la protezione, la guida e la Provvidenza di Dio, così arriveremo insieme al luogo della pienezza della fede e della luce».

I buddisti e la via della pace. Uniti alla preghiera sabato prossimo in piazza San Pietro e nelle diverse comunità sparse nel nostro Paese anche gli 80mila buddisti presenti nel nostro Paese. «Noi - dice sempre al Sir Maria Angela Falà, vice-presidente dell'Unione buddisti italiana - ci uniamo alle intenzioni del Santo Padre e invitiamo i praticanti buddisti all'interno delle proprie comunità di unirsi sabato in questo momento di riflessione, meditazione e preghiera, che ci trova vicini anche come tradizione religiosa che ha sempre sostenuto la via del dialogo e della pace per risolvere in conflitti».

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