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Quel matrimonio di fatto senza parlare di matrimonio

Nel mezzo del dibattito ancora molto acceso sul disegno di legge sulle unioni civili, approvato al Senato e in attesa di passare alla Camera, è arrivata la notizia del «figlio di Vendola». Così almeno l’hanno presentata molti giornali. In realtà, quella creatura venuta alla luce in California, a cui diamo un incondizionato benvenuto augurandogli ogni bene, è figlia di almeno tre persone, ma non certo del leader di Sinistra ecologia e libertà.

Utero in affitto (Foto Sir)

Infatti, il piccolo Tobia Antonio (nome con il quale lo hanno registrato all’anagrafe californiana) è stato concepito in provetta con il seme del compagno di Vendola e gli ovociti di una donna statunitense. Un’altra donna, con un compenso pattuito, ha portato in grembo il bambino per nove mesi e poi se n’è distaccata cedendolo alla coppia omosessuale italiana committente. Questa è la maternità surrogata, quella che con un termine brutale ma efficace viene definita «utero in affitto».

In Italia è proibita, ma non sono pochi i Paesi del mondo in cui è legale e i cui costi sono molto alti. La maternità surrogata ha aleggiato sul disegno di legge Cirinnà finché non è stata stralciata la parte sull’adozione del figliastro o adozione del figlio del partner o stepchild adoption, che dir si voglia, che sembrava aprire le porte all’utero in affitto. Lo stralcio, con il maxiemendamento, è stato possibile perché, venendo meno l’annunciato voto favorevole del Movimento Cinque stelle al disegno di legge, il premier Renzi ha dovuto cercare l’appoggio del Nuovo centro destra di Alfano. Insomma, se ci fosse stato il voto dei Cinque stelle avremmo avuto una legge. Con il voto dell’Ncd abbiamo un’altra legge. Non saremmo certo stati contenti nel primo caso, ma anche per questo secondo non mancano le perplessità.

Che una legge sulle unioni omosessuali non fosse più rinviabile, credo non lo si possa negare. Ma che una legge di questo tipo avesse meno riferimenti al matrimonio tra un uomo e una donna sancito dalla Costituzione, questo sì, lo potevamo pretendere. Invece, nel testo approvato al Senato sono troppi i rimandi alla disciplina che riguarda i rapporti coniugali. Di fatto, pur non parlando di matrimonio, diventa matrimonio anche l’unione tra persone dello stesso sesso.

Purtroppo su una materia così delicata non siamo stati capaci di una riflessione seria. Forse lo stesso mondo cattolico ha saputo contestare negli ultimi mesi, ma non ha saputo fare una proposta alternativa concreta a tempo dovuto. Soprattutto la politica e gran parte di stampa e tv hanno ridotto tutto allo scontro tra chi avrebbe diritto ai diritti e chi avendoli già li nega agli altri. Come se avere un figlio possa, ad esempio, essere un diritto. Anche il ricorso al voto di fiducia (su una legge che era di coscienza) ha troncato ogni possibile dibattito (sempre che i parlamentari ne fossero stati capaci) per passare direttamente alla conta (tirando dentro anche un ingombrante Verdini) e offrire al presidente del Consiglio l’opportunità della metafora calcistica della partita vinta rispetto a chi voleva imporre un pareggio con il catenaccio.

Di questa vittoria Renzi si è detto «straorgoglioso». Ma una legge sulle unioni civili non sarà mai come una partita di calcio. A maggior ragione non lo sarà la legge sulle adozioni annunciata da Maria Elena Boschi con la metafora, per non essere da meno, del «cucchiao di legno» mediata dal rugby.

Il testo integrale del maxiemendamento sulle Unioni civili e le convivenze di fatto

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