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Nasce a Firenze la prima associazione dedicata al rapporto tra i «social» e gli enti pubblici

L'idea di fondo è quella di aiutare il «pubblico» a comunicare in tempo reale, in modo efficace e raggiungendo una vasta platea. Un obiettivo a cui puntano un numero sempre maggiore di amministrazioni ed aziende pubbliche perché nel mondo 2.0 non basta più informare ma serve un vero e proprio dialogo con i cittadini e gli utenti attraverso i social network. 

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Twitter e nuova comunicazione pubblica, a che punto siamo in Italia? Quanto e come i Comuni e le aziende pubbliche del nostro Paese utilizzano i social media? A che livello è il sistema Italia? Da oggi esiste un punto di riferimento per i Comuni, le aziende e i cittadini. E' nata, infatti, a Firenze la prima associazione in Italia interamente dedicata alla nuova comunicazione pubblica. Sono i «Cittadini di Twitter», giornalisti ed esperti di comunicazione, che hanno deciso di condividere il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze per sostenere la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione e dei social media tra le aziende di servizio e gli enti pubblici.

L'idea di fondo è quella di aiutare il «pubblico» a comunicare in tempo reale, in modo efficace e raggiungendo una vasta platea. Un obiettivo a cui puntano un numero sempre maggiore di amministrazioni ed aziende pubbliche perché nel mondo 2.0 non basta più informare ma serve un vero e proprio dialogo con i cittadini e gli utenti attraverso i social network. Gli strumenti non mancano ma è necessario saperli usare bene, non basta «esserci».

Nasce così l'associazione «Cittadini di Twitter», capitanata dal giornalista ed esperto di comunicazione politica ed istituzionale Francesco Di Costanzo: «La comunicazione social offre una straordinaria opportunità per aprire un canale di dialogo diretto con i cittadini. Non a caso si registra un'attenzione crescente nei confronti soprattutto di Twitter che può diventare uno straordinario alleato delle aziende di servizio e degli enti pubblici. Spesso guardiamo agli Stati Uniti o ad altri Paesi europei per citare best practices nel settore della nuova comunicazione pubblica, ma in Italia esistono già o stanno crescendo esperienze molto interessanti, un compito importante dell'associazione è valorizzarle e dargli visibilità. Oggi c'è meno improvvisazione, ma i migliori account restano frutto di particolare intraprendenza di sindaci, amministratori o comunicatori, nel nostro Paese sarebbe importante fare sistema e condividere il bel lavoro che molti portano avanti. Ad oggi gli account comunali non superano quota 400 su quasi 8100 e quelli delle aziende di servizio pubblico sono meno di 30 su centinaia di società, sono piccoli numeri ma con un trend di crescita sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo».

La spinta alla nascita dell'associazione è arrivata dopo il convegno dello scorso 20 giugno a Firenze: «Era la prima volta che comuni, enti e aziende di servizio pubblico si ritrovavano per confrontare le loro esperienze di comunicazione social», racconta Di Costanzo che è autore dei libri «Cittadini di Twitter» (Indiscreto-Stefano Olivari Editore, 2012) e «Comune di Twitter» (Anci Toscana, 2013). «In una mattinata mentre si alternavano esempi virtuosi sull'uso dei cinguettii, abbiamo registrato migliaia di tweet da tutta Italia e in questi mesi ci hanno continuato a contattare per invitarci ad andare avanti e fare rete, la nascita dell'associazione è stata quasi un passaggio obbligato. Aperti e molto interessati ai tanti suggerimenti che stanno arrivando e che arriveranno». I «Cittadini di Twitter» sono, oltre a Francesco Di Costanzo, Niccolò Bagnoli, Domenico Bova, Francesco Cecconi, Riccardo Clementi, Andrea Marrucci e Alessandro Signorini  e l'associazione ha intanto lanciato il proprio sito internet www.cittadiniditwitter.it e l'account @CittadinidiTwtt dove racconta il «chi, come e perché» sulla nuova comunicazione social attraverso news, libri, interviste e contributi provenienti da tutta Italia

Fonte: Comunicato stampa
Nasce a Firenze la prima associazione dedicata al rapporto tra i «social» e gli enti pubblici
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