Vita Chiesa
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Csi in piazza San Pietro: mons. Galantino, gareggiare nel rispetto di sé e degli altri

La Chiesa italiana come “grembo fecondo di un impegno sportivo capace di coniugare la voglia di misurarsi e gareggiare con la fatica di farlo nel rispetto di sé e degli altri”. È l’immagine e l’auspicio di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nell’omelia della Messa celebrata questa mattina a Roma per l’Incontro delle società sportive con Papa Francesco, promosso dal Centro sportivo italiano in occasione del suo 70°, in collaborazione con l’Ufficio nazionale Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport.

Percorsi: Csi - Nunzio Galantino - Sport

Mons. Galantino ha sottolineato l’importanza di “testimoniare Gesù e dire, con la vita, che averlo per amico è straordinariamente bello e che, averlo come nostro allenatore, fa di noi degli uomini e delle donne vincenti!”. Dopo aver richiamato la figura di San Paolo, “campione di quelli che ognuno vorrebbe avere in squadra”, il segretario Cei ha fatto notare: “In un mondo come il nostro, che consuma tutto e subito, settant’anni sono davvero tanti”, segno di “un’esperienza che vive e dà vita”. Rievocando la propria esperienza giovanile di atleta Csi, ha quindi avvertito che “non basta aggregare”: chi convoca “deve chiedersi perché lo fa”, e “la logica della reciprocità deve fare la differenza tra lo sport proposto dal Csi e lo sport praticato a prescindere!”.

Inoltre, il monito di mons. Galantino, la “sacrosanta” voglia di vincere non deve mai allearsi con “l’imbroglio, la sopraffazione e l’emarginazione di chi è meno dotato. Non credo che lo sport da solo, soprattutto lo sport praticato a qualsiasi costo, sia di per sé una prassi educativa”. “E questo - ha precisato - lo ha capito bene e presto la Chiesa italiana, che da sempre è stata - e a mio parere dovrebbe in maniera più consapevole tornare ad ssere - grembo fecondo di un impegno sportivo capace di coniugare la voglia di misurarsi e gareggiare con la fatica di farlo nel rispetto di sé e degli altri”. Educarsi al rispetto di sé e degli altri “è una forma di ascesi; una vera e propria pratica spirituale, che oggi scarseggia”. Di qui, l’appello alla “responsabilità per rendere più bello e vivibile il nostro mondo, facendo fare esperienza/esercizio di questo tipo di ascesi/spiritualità, fatta di rispetto di sé e degli altri”. Rispetto “non solo o non tanto di chi sa già difendersi ed imporsi da solo. Troppo facile e soprattutto... inutile in un mondo, come il nostro, incapace di mettere in corsa e di far scendere in campo tutti, a cominciare dagli ultimi”. “Rifiutate di contribuire a ingrossare le fila di coloro che stanno solo e sempre dalla parte dei presunti vincenti della vita! - l’esortazione conclusiva al Csi -. Fatevi raccoglitori e promotori di quelli che altri considerano scarto’”.

Fonte: Sir
Csi in piazza San Pietro: mons. Galantino, gareggiare nel rispetto di sé e degli altri
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