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Gesuiti: p. Lombardi, «nessuno di noi ha mai sognato o desiderato un Papa gesuita»

Dal 3 ottobre si tiene la 36ª Congregazione generale dei gesuiti, chiamata ad eleggere il successore di Adolfo Nicolas, che ha presentato le sue dimissioni dopo aver raggiunto gli 80 anni di età. L'importante appuntamento è stato presentato oggi in una conferenza stampa con padre Federico Lombardi. Ecco come sta cambiando la Compagnia di Gesù, anche sotto l'effetto del primo papa gesuita.

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Padre Federico Lombardi (Foto Sir)

Un «graduale spostamento» dall’Occidente verso l’Asia e l’Africa. È la direzione verso la quale si sta muovendo la Compagnia di Gesù. A tratteggiarne il ritratto, in vista della 36ma Congregazione generale che si riunirà a partire dal 3 ottobre (dopo la Messa inaugurale del pomeriggio precedente) per eleggere il nuovo Superiore generale al posto di padre Adolfo Nicolas, che ha presentato le sue dimissioni dopo aver raggiunto gli 80 anni di età, è stato padre Federico Lombardi, nella conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma presso la Curia dei padri Gesuiti, a Borgo Santo Spirito, precisamente nell’aula completamente rinnovata dove per la prima volta si voterà con i «tablet», invece che con i pulsanti in latino da azionare manualmente.

Nel mondo, stando ai dati 2015, la Compagnia di Gesù conta 16.740 membri, di cui 12 mila secolari, circa 1.300 religiosi laici, 2.700 studenti e 753 novizi. In Europa i gesuiti sono 5.mila, cifra analoga nelle due Americhe. In Asia e in Africa, rispettivamente, 5.600 e 1.600. Segno, questo, che «la Compagnia gradualmente si sposta dall’Occidente verso l’Africa e l’Asia», ha fatto notare Lombardi.

Alla prossima Congregazione generale – la prima dopo l’elezione del primo papa gesuita della storia – parteciperanno 212 padri provenienti da 62 Paesi. Si comincia, ha spiegato padre Orlando Torres, rettore del Collegio internazionale del Gesù, con una «informazione sullo stato della Compagnia», sulla base della quale «si individuano quali siano le caratteristiche più adatte per il candidato da votare». Seguono quattro giorni «di mormorazioni», cioè di «preghiera, raccoglimento e penitenza» durante i quali i partecipanti «si scambieranno informazioni uno a uno: non ci sono gruppi di pressione o singoli che ‘fanno campagna’ per un candidato, tantomeno uno dei padri può autocandidarsi». Per eleggere il Superiore ci vogliono la metà dei voti più uno, in questo caso quindi 107 voti.  Una volta avvenuta l’elezione, «si telefona al Papa, che è il primo a sapere dell’elezione ma non deve approvarla. Deve semplicemente esserne informato».

«Nessuno di noi ha mai sognato un papa gesuita». «Abbiamo un Papa gesuita e sentiamo una sintonia anche spirituale e di prospettive piuttosto forte in quello che dice e propone alla Chiesa. Però viviamo questo con una grandissima libertà». Così padre Federico Lombardi ha risposto alle domande dei giornalisti, durante la conferenza stampa. «Nessuno di noi ha mai sognato o desiderato un Papa gesuita», ha precisato Lombardi riferendosi al quarto voto di fedeltà ai Pontefici che caratterizza i seguaci della Compagnia di Gesù: «Il Papa è il vicario di Cristo, e noi chiediamo a lui quali siano gli orientamenti più urgenti da seguire». «Abbiamo accolto con molta gioia l’elezione di Papa Francesco, ma senza caricare ad effetto il fatto che sia un Papa gesuita. La Compagnia di Gesù ha lavorato per più di 400 anni e continuerà anche dopo questo pontificato con lo stesso spirito, con la stessa affezione per il vicario di Cristo. Tra qualche anno ce ne sarà un altro: dobbiamo essere capaci di andare avanti anche senza un Papa gesuita».

Effetto Bergoglio? «Avere un Papa gesuita è significativo, è un’occasione speciale», ha aggiunto padre Antonio Moreno, provinciale della Provincia delle Filippine, ricordando che dopo l’elezione del nuovo Generale «c’è in progetto un’udienza o un incontro» tra i gesuiti e Papa Francesco. Si può parlare di «effetto Bergoglio» sulla Compagnia di Gesù? «È troppo presto», ha risposto padre Orlando Torres, rettore del Collegio internazionale del Gesù. «Sicuramente – ha aggiunto – c’è un interesse globale per Bergoglio, è sui media ogni giorno. Ha avuto in poco tempo un influsso enorme diventando un punto di riferimento non solo per la Chiesa, ma per la società civile, su persone che non si interessano di cose di Chiesa, e questo ha anche un influsso sui giovani».

«Tutto è possibile per l’elezione del nuovo Superiore Generale», ha detto padre Antonio Moreno, provinciale della Provincia delle Filippine, rispondendo alle domande dei giornalisti. Nei 400 anni di storia dell’ordine fondato da Sant’Ignazio di Lojola, ha ricordato padre Orlando Torres, rettore del Collegio internazionale del Gesù, «è sempre stato eletto un padre che era presente alla Congregazione, benché nella ‘Formula’ ci sia la possibilità di eleggere anche un esterno. Certamente non può essere eletto né un vescovo, né un cardinale, né un fratello», perché nessuna di queste categorie professa il «quarto voto». Quella del Superiore Generale dei Gesuiti, ha ricordato padre Federico Lombardi, «è un’elezione senza termine: tradizionalmente era a vita, ma per governare con efficacia ed essere in condizione di farlo bene, nelle ultime Congregazioni sono state previste procedure per il caso della rinuncia», accolte dai papi «senza nessuna difficoltà, in considerazione del venir meno delle forze». Padre Nicolas e il suo predecessore, padre Kolvenbach – che ha retto la Compagnia di Gesù per 25 anni – hanno previsto e messo in moto il processo di rinuncia con l’avvicinarsi degli 80 anni, e padre Arrupe aveva pensato di dimettersi già prima dell’insorgere della malattia. Tra i temi della 36ma Congregazione generale, di cui i 212 padri discuteranno dopo l’elezione del Generale, «il rinnovamento della missione dei gesuiti in risposta ai bisogni del tempo e il rinnovamento della leadership di governo», ha anticipato padre Moreno. Non è prevista una data di fine della Congregazione; quando i delegati avranno concluso il loro lavoro sarò celebrata una Messa di chiusura presso la chiesa di Sant’Ignazio.

«Radio Vaticana scompare». «Radio Vaticana è stata affidata 85 anni fa dal Papa alla Compagnia di Gesù per la sua conduzione. In questo processo di riforma in corso, la stessa Radio Vaticana come tale scompare, non esiste più, con la sua individuale e precisa identità istituzionale». Lo ha detto padre Federico Lombardi, già direttore dell’emittente della Santa Sede, durante la conferenza stampa di presentazione della 36ma Congregazione generale che eleggerà il nuovo Superiore dei Gesuiti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Lombardi ha fatto riferimento alla riforma che ha condotto alla costituzione della Segreteria per la Comunicazione, di cui nei giorni scorsi è stato diffuso lo statuto, e ha commentato: «Cambia la situazione, e molto profondamente». «Penso che il nuovo Generale – ha ipotizzato – parlerà con il Papa e sentirà se il Papa vuole dire qualcosa di più specifico o se la missione è terminata col cambio di questa situazione». Radio Vaticana, quindi, per Lombardi «è un argomento di cui il nuovo Generale si occuperà, in dialogo con il Papa, per capire quali sono i suoi desideri in questa situazione». «Non c’è da prendere decisioni da parte della Congregazione», ha precisato, «dipende dal nuovo governo trattare con la Santa Sede sui compiti che la Santa Sede richiede».

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