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Gli oratori italiani sono il villaggio che educa il bambino

Don Riccardo Pascolini, neo presidente del Forum oratori italiani: «I ragazzi faticano molto perché vivono l'oggi come un unicum che non si somma, vivono in modo atemporale e aprogettuale. Occorre aiutarli a progettare una vita buona, a vivere il presente come un passo nella costruzione del domani». E ancora: «L'oratorio allena a vivere una vita per gli altri, a farsi dono».

Percorsi: Giovani
Parole chiave: Oratori (16)
Gli oratori italiani sono il villaggio che educa il bambino

Dal 7 novembre il sacerdote perugino don Riccardo Pascolini, 33 anni, è il nuovo presidente del Forum oratori italiani (Foi -www.foi.org). Dell’organismo fanno parte, tra gli altri, gli Uffici regionali di pastorale giovanile, l’Azione cattolica italiana, il Centro sportivo italiano, i Salesiani don Bosco, le Figlie di Maria ausiliatrice, la Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, i coordinamenti locali degli oratori presenti sul territorio nazionale. Circa settemila gli oratori in Italia; un milione e mezzo i bambini accolti da oltre 300mila animatori. 

Don Riccardo, che cosa rappresenta oggi l’oratorio? 

“È lo strumento privilegiato - non l’unico, ma certamente il più efficace e prezioso - per la pastorale giovanile; un dono al mondo dei giovani ma anche alla società intera. In controtendenza con la crisi educativa, l’oratorio è capace di trasmettere la sapienza della vita e la bellezza del saper vivere. L’anno scorso, in un convegno a Perugia, don Pascual Chávez, fino a pochi mesi fa rettor maggiore dei salesiani, ha spiegato che negli oratori si devono formare persone per gli altri, per la società, per Dio. Noi siamo portati a pensare ad una vita con gli altri, l’oratorio allena invece a vivere una vita per gli altri, a farsi dono”. 

Lo scorso 7 giugno, nell’incontro con Il Csi per il suo 70° di fondazione, Papa Francesco ha sottolineato la bellezza della presenza del gruppo sportivo e dell’oratorio in parrocchia. Si può pensare all’oratorio come ad una piccola chiesa in uscita? 

“Una chiesa che va verso le periferie, per usare la definizione di Francesco, o che si inoltra nei deserti esteriori o interiori, come diceva Benedetto XVI, è certamente una rivisitazione necessaria. Centrale nel Dna dell’oratorio è la santa inquietudine di raggiungere le diverse realtà giovanili. Nella Torino dell’Ottocento, don Bosco andava a cercarseli i ragazzi, e se li conquistava. Anche noi siamo chiamati a cercarli e a conquistarli con una proposta di sostanza e di senso, capace di generare vita. Gli oratori devono essere dunque laboratori capaci di generare, di farsi carico dell’altro, assumersene la responsabilità e costruire futuro. Nascere e rinascere, sulla scommessa che Dio fa sull’uomo, per continuare a trasmettere l’umano in una società che ne ha sempre più bisogno. Questo ci chiama ad una prossimità che chiede un coinvolgimento autentico. Vivere, come dice Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, l’arte di essere ‘ascoltatori’, di andare in prima linea”. 

Chiesa in uscita ma anche famiglia in cui i più grandi si prendono cura dei più piccoli…

“È la bellezza del ricevere e del dare, la forza di persone formate per evangelizzare, educare, costruire questo luogo buono ma anche capace di rinnovarsi di continuo. Un’esperienza che vede i più grandi perdere un po’ della loro vita nella consapevolezza che nella perdita si trova la pienezza. Questo impegno richiede tuttavia competenza, formazione, non può basarsi solo sul mero volontarismo. La nostra carta vincente è offrire una risposta di presenza ma anche un solido punto di attenzione educativa”. 

Quali sono le realtà giovanili che oggi incontra l’oratorio? Quali le sfide? 

“Le sfide sono complesse, ma più o meno sempre uguali. I giovani hanno bisogno di costruirsi e di costruire il proprio futuro passando attraverso un gruppo di amici, un percorso di sostegno al percorso scolastico-formativo, un aiuto nella scoperta della propria missione e vocazione e delle proprie scelte di vita e professionali, un tempo di riflessione sulla propria storia con Dio. Riccardo Tonelli, uno dei fondatori della pastorale giovanile, sosteneva che siamo chiamati a portarli alla pienezza della vita e della speranza in tutti gli aspetti che li riguardano. I ragazzi faticano molto perché vivono l’oggi come un unicum che non si somma, vivono in modo atemporale e aprogettuale. Occorre aiutarli a progettare una vita buona, a vivere il presente come un passo nella costruzione del domani”. 

Il card. Bassetti ha ricordato che l’oratorio è un punto di riferimento anche a livello sociale…

“Un riferimento per tutti perché è una rete intelligente di donne e uomini che si donano, capace di intrecciare diverse realtà nell’ottica della collaborazione e della progettazione condivisa di una strada comune. La sua forza è nella territorialità. Ecco perché la società non può fare a meno dell’oratorio ma deve necessariamente valorizzarlo”. 

Quale il ruolo del Forum?

“Porre in dialogo le diverse realtà di oratorio per ‘contagiare’ le parrocchie dove ancora non è presente o dove si sta ‘sfilacciando’, e riattivare tutte le buone prassi di condivisione e comunione che possono portarlo o riportarlo al top. Il Forum ha in sé tutte le anime e i carismi dell’oratorio. Nel 2015 ricorrono i 200 anni della nascita di San Giovanni Bosco e i 500 della nascita di San Filippo Neri; un anno significativo per entusiasmare e sollecitare una progettazione educativa comune. Il Papa ha ricordato che per educare un bambino serve un villaggio. Ecco, noi tentiamo di essere questo villaggio. Il 26 e 27 novembre terremo la prima segreteria organizzativa per una verifica degli ultimi quattro anni e un momento di condivisione e progettazione, nonché di ripensamento del ruolo del Forum”.

Fonte: Sir
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