Vita Chiesa
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I giovani brasiliani di «Casa do Menor» dal Papa con Nomadelfia

I giovani dell'associazione fondata da padre Renato Chiera, nel loro tour europeo, sono stati ospiti dal 6 al 10 aprile del gruppo familiare di Nomadelfia, a Roma. Mercoledì 8 l'udienza con Papa Francesco. Ecco la testimonianza di Monica di Nomadelfia.

Percorsi: Brasile - Nomadelfia
Il gruppo dei giovani brasiliani nella locandina di «Lasciateci sognare»

«Lasciateci sognare», è un viaggio tra teatro, danza, percussioni e arti circensi, alla scoperta dell'Altro come dono. Lunedì 6 aprile, sono arrivati in Italia i giovani brasiliani della Casa do Menor: un'associazione che raccoglie i ragazzi di strada donando ad essi la possibilità di una nuova vita, attraverso l'amore di una famiglia. Solo tramite l'amore di una mamma, di un babbo, dei fratelli si può fare esperienza dell'Amore di Dio.

Padre Renato Chiera, sacerdote italiano è il fondatore ed accompagna i ragazzi in questo tour Europeo che vuole sensibilizzare, dare speranza e coraggio a questa Europa che si sta lasciando inglobare dal pessimismo, sempre più chiusa nei suoi problemi, che sta perdendo la capacità di incontrare l'altro, di amare, di tornare a credere in un mondo solidale. Dal 6 al 10 aprile i ragazzi brasiliani sono stati ospiti del gruppo familiare di Nomadelfia «Giovanni Paolo II», a Roma.

Mercoledì 8 aprile hanno partecipato all'udienza di papa Francesco che rivolgendosi ai partecipanti si è soffermato sul problema dei ragazzi. «Nella catechesi della famiglia completiamo oggi la riflessione sui bambini, che sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all'uomo e alla donna. Abbiamo già parlato del grande dono che sono i bambini, oggi dobbiamo purtroppo parlare della «storie di passione» che vivono molti di loro.

Tanti  bambini fin dall'inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. Qualcuno osa dire, quasi per  giustificarsi, che è stato un errore farli venire al mondo. Questo è vergognoso! Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore! I bambini non sono mai «un errore». La loro fame non è un errore, come non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono – tanti bambini abbandonati per le strade; e non lo è neppure la loro ignoranza e la loro incapacità – tanti bambini che non sanno cosa è una scuola. Semmai, questi sono motivi per amarli di più, con maggior generosità. Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell'uomo e dei diritti dei bambini, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti? ...... Mi riferisco alla «passione dei bambini. Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuole, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito. E purtroppo questi bambini sono preda dei delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o addestrandoli alla guerra e alla violenza... sono infanzie violate nel corpo e nell'anima. Ma nessuno di questi bimbi è dimenticato dal Padre che è nei cieli. Nessuna delle loro lacrime va perduta! Come neppure va perduta la nostra responsabilità, la responsabilità sociale delle persone, di ognuno di noi, e dei Paesi».

Le parole del papa, sono state accolte dai ragazzi brasiliani come segno del grande amore  che ha per gli ultimi, i più poveri i più indifesi, i più soggetti alla morte del corpo e dello spirito.

I ragazzi della Casa do Menor, con la loro vita e il meraviglioso spettacolo di lotta tra il bene e il male, creano un forte coinvolgimento e una intensa riflessione, lasciando un messaggio di speranza. Proprio dagli «ultimi del mondo» arriva il messaggio di speranza e di gioia: il male si vince con il bene, con l'amore.

I ragazzi rimarranno in Italia un mese, toccando varie città portando il messaggio del cambiamento del sogno che può diventare realtà: una società solidale mossa non dalle leggi del profitto, della speculazione dell'egoismo ma della giustizia, della solidarietà, della accoglienza, della fraternità.

Grazie! Ci fate sognare, ci date la speranza e la forza di vivere per un mondo migliore.

Monica di Nomadelfia

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