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Livorno, funerali don Carlo Certosino: don Albizzi: «Perdona la nostra superficialità»

L'omelia di don Luca Albizzi ai funerali del sacerdote livornese che lunedì si è tolto la vita.

Percorsi: Diocesi di Livorno
Folla alla chiesa dell'Ardenza per i funerali di don Carlo (Da «La Settimana tutti i giorni»)

Tante persone, soprattutto parrocchiani di S. Simone all'Ardenza, hanno salutato stamani don Carlo Certosino, 54 anni, uccisosi lunedì mattina nella soffitta della sua parrocchia. A celebrare le esequie, come aveva lasciato scritto lo stesso don Carlo, è stato don Luca Albizzi, sacerdote della Diocesi di Fiesole e compagno di seminario di don Carlo, al quale lo legava una lunga amicizia.

Nell'omelia don Albizzi ha indirizzato una sorta di «lettera» all'amico don Carlo. La pubblichiamo integralmente.

«Caro amico ti scrivo…

Come diceva il testo di una canzone famosa. Si, Carlo carissimo, anch’io oggi ho preferito scrivere, per fissare un po’ di pensieri e insieme ricordare…

Ci siamo conosciuti circa 25 anni fa, arrivasti a Fiesole in seminario e lì si aprì per te una nuova esperienza, una realtà molto diversa dalla tua Livorno. Abbiamo condiviso momenti belli e fatiche: la difficoltà della vita comune e allo stesso tempo la crescita, in modo vero e profondo, giorno dopo giorno dell’amicizia e della stima reciproca; le risate spassionate durante i famosi dopocena giocando a carte; il confronto serrato sulla dottrina cattolica, la teologia e la politica che ti portava a sostenere dibattiti feroci; le tue passioni: il mondo della Certosa, la musica, l’amore alla tradizione, il cinema di qualità; la tua ironia e le tue battute caustiche e pungenti: le tue piccole manie, e chi non ce l’ha?

Poi il tuo cammino di prete, la parrocchia, la tua visione pastorale molto particolare e tanto lontana dalla mia, le passeggiate con gli amici all’Ardenza per fare qualche bagno e un po’ di mare, le visite da Beppe alla Barcarola…Ricordi belli impressi dentro di noi.

Ma il tuo carattere spesso non ti aiutava e tu lo sapevi bene; le tue rigidità, la tua apparente durezza, il tono polemico che ti distingueva sempre durante le discussioni e che parlava delle tue radici e del tuo percorso, cosa che vale per ciascuno di noi.. Eri un solitario, ma bastava saper andare oltre l’apparenza e si scopriva un mondo: una bontà infinita unita ad una grande generosità, una sensibilità che parlava di una storia dolorosa  e di tante ferite, un’acuta e curiosa intelligenza, una buona cultura... Potrei continuare ma non voglio esagerare, non lo vuoi e non è necessario.

Il problema, caro Carlo, è che anche in questo mondo e in questo tempo spesso ciò che conta è apparire, più che essere e non si riesce, o forse non si vuole uscire da questa dinamica ambigua e pericolosa. Parole cattive, giudizi sommari, conclusioni affrettate sulle persone e sulle situazioni…dimenticando che, come ricorda una sentenza dell’Antigone di Sofocle: “Molte sono le cose misteriose, ma nulla è più misterioso dell’uomo”.

La bontà, la libertà, l’autenticità sono oggi purtroppo spesso fraintese e bistrattate e, a mio parere, fanno paura e ti isolano! Si preferisce un gioco di equilibri che però è tanto lontano dal coraggio evangelico e dallo stile del nostro Maestro.

Che dire ancora, c’hai voluto stupire una volta di più. Dentro di noi c’è un dolore sordo e profondo, c’è sgomento, disorientamento, forse ti abbiamo lasciato solo, ti abbiamo abbandonato, non abbiamo saputo cogliere fino in fondo i segnali che tu ci mandavi.. Perdonaci Carlino. Perdona la nostra distrazione e la nostra superficialità, il poco tempo dedicato alle cose che alla fine contano davvero nella vita di un uomo.

Credo che insieme al vuoto, in questo momento tu lasci a tutti noi un invito che diventa anche un insegnamento o forse meglio un compito: imparare a fare silenzio, tacere, essere umili e più misericordiosi verso gli altri, riscoprire la pietà cristiana, astenersi da ogni tipo di giudizio, vivere sempre la prossimità a chi sta male nel corpo ma anche nello spirito, superando certe forme di falso pudore, recuperare un profondo senso del rispetto della persona...

Con la certezza - come ci ricordava il passo del libro di Tobia- che: “Tu sei giusto, Signore, e giuste sono le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo”.

Mi raccomando, ora che sei più vicino alla Luce, da lassù accompagnaci e sostienici, ne abbiamo tutti bisogno, e ne hanno più bisogno la tua mamma e tuo fratello..

Sicuramente incontrerai don Antonio, mons. Ablondi, don Riccardo e altri amici, salutaceli.

Un abbraccio da tutti noi e buon viaggio!»

Livorno, funerali don Carlo Certosino: don Albizzi: «Perdona la nostra superficialità»
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