Vita Chiesa
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Papa Francesco, Messa a Ostia: «Rimanere in Gesù e non essere ipocriti»

Celebrando la Messa in una parrocchia a Ostia Lido, ieri pomeriggio papa Francesco ha messo in guardia quei cristiani «a parole soltanto, ma non di vita», cristiani morti perché «tralci» non più uniti alla «vite».

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Papa Francesco con i malati a Ostia Lido (Foto Sir)

«Una parola che Gesù ripete spesso, soprattutto durante l’Ultima Cena, è: ‘Rimanete in me’. Non staccatevi da me, rimanete in me. E proprio la vita cristiana è questo rimanere in Gesù. Questa è la vita cristiana: rimanere in Gesù».

Lo ha detto ieri sera Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata nella parrocchia romana Santa Maria Regina Pacis, ad Ostia Lido. «Gesù, per spiegarci bene cosa vuol dire con questo, usa questa bella figura della vite: ‘Io sono la vite vera, voi i tralci’. E ogni tralcio che non è unito alla vite finisce per morire, non dà frutto; e poi è buttato fuori, per fare il fuoco - ha spiegato il Pontefice -. Servono tanto per questo, per fare il fuoco - sono molto, molto utili - ma non per dare frutto». Invece «i tralci che sono uniti alla vite, ricevono dalla vite il succo di vita e così si sviluppano, crescono e danno i frutti. Semplice, semplice l’immagine. Ma rimanere in Gesù significa essere unito a Lui per ricevere la vita da Lui, l’amore da Lui, lo Spirito Santo da Lui». Il Santo Padre ha poi sottolineato: «È vero, tutti noi siamo peccatori, ma se noi rimaniamo in Gesù, come i tralci con la vite, il Signore viene, ci pota un po’, perché noi possiamo dare più frutto. Lui sempre ha cura di noi».

Se ci stacchiamo da Gesù, «non rimaniamo nel Signore: siamo cristiani a parole soltanto, ma non di vita; siamo cristiani, ma morti, perché non diamo frutto, come i tralci staccati dalla vite. Rimanere in Gesù vuol dire avere la voglia di ricevere la vita da Lui, anche il perdono, anche la potatura, ma riceverla da Lui». Rimanere in Gesù significa «cercare Gesù; pregare; la preghiera». Rimanere in Gesù significa «accostarsi ai sacramenti: l’Eucaristia; la riconciliazione». Rimanere in Gesù - e questo è «il più difficile di tutti - significa fare quello che ha fatto Gesù, avere lo stesso atteggiamento di Gesù». Ma «quando noi spelliamo gli altri per esempio, o quando noi chiacchieriamo, non rimaniamo in Gesù: Gesù mai lo ha fatto questo. Quando noi siamo bugiardi, non rimaniamo in Gesù: mai lo ha fatto. Quando noi truffiamo gli altri con questi affari sporchi che sono alla mano di tutti, siamo tralci morti, non rimaniamo in Gesù». Rimanere in Gesù è «fare lo stesso che faceva Lui: fare il bene, aiutare gli altri, pregare il Padre, curare gli ammalati, aiutare i poveri, avere la gioia dello Spirito Santo». Per il Papa, una bella domanda per noi cristiani è questa: «Io rimango in Gesù o sono lontano da Gesù? Sono unito alla vite che mi dà vita o sono un tralcio morto, che è incapace di dare frutto, dare testimonianza?».

Ci sono anche altri tralci: «Quelli che si fanno vedere come discepoli di Gesù, ma fanno il contrario di un discepolo di Gesù, e sono i tralci ipocriti. Forse vanno tutte le domeniche a Messa, forse fanno faccia di immaginetta, tutte pie, eh, ma poi vivono come se fossero pagani. E a questi Gesù, nel Vangelo, li chiama ipocriti. Gesù è buono, ci invita a rimanere in Lui. Lui ci dà la forza e se noi scivoliamo in peccati - ma tutti siamo peccatori - Lui ci perdona, perché Lui è misericordioso». In realtà Gesù vuole «che noi rimaniamo in Lui e che noi non siamo ipocriti. E con questo una vita cristiana va avanti». Non solo. Il Signore dice: «Se rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto». Dunque, ci dà «una forza nella preghiera ‘Chiedete quello che volete’, cioè la preghiera potente che Gesù fa quello che chiediamo». Ma «se la nostra preghiera è debole - come ‘Eh sì è in Gesù, ma non è in Gesù…’ - la preghiera non dà i suoi frutti, perché il tralcio non è unito alla vite. Ma se il tralcio è unito alla vite, cioè ‘se voi rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete, vi sarà fatto’». E questa, ha sottolineato Francesco, «è la preghiera onnipotente. Da dove viene questa onnipotenza della preghiera? Dal rimanere in Gesù; dall’essere unito a Gesù, come il tralcio alla vite. Che il Signore ci dia questa grazia».

Era stato per i sofferenti e per coloro che sono più avanti nell’età il primo pensiero di Papa Francesco nella visita alla comunità della parrocchia Regina Pacis, a Ostia Lido: «Gli anziani hanno l’esperienza della vita e ci danno anche la memoria, la memoria del nostro popolo, la memoria della famiglia. È tanto importante camminare con una memoria. E gli ammalati, ma assomigliano tanto a Gesù: soffrono come Gesù e portano la croce come Gesù. Voi siete privilegiati in questo senso. Ringraziamo il Signore che in questa comunità siano curati gli ammalati e gli anziani. Quando in una comunità non sono curati, quella comunità non va bene, manca qualcosa». Rispondendo poi alle domande dei giovani scout il Pontefice ha esortato i ragazzi a vivere e a tramandare la fede con gioia, una gioia sincera, dono del Signore, che viene dal cuore, non una gioia esteriore: «La gioia non si compra al mercato; la gioia non te la danno, perché tu vinci in un gioco al Luna Park. No! La gioia è un dono, la gioia è un regalo dello Spirito Santo e dobbiamo chiederla: ‘Signore dammi gioia’. Ma non avere la faccia della tristezza, della malinconia. Questo non fa bene, non fa bene. La gioia! La gioia di una persona che sa guardare sempre il positivo della vita e offre questo positivo agli altri. La gioia, che soltanto Dio può dare, è un dono. E dobbiamo chiedere la gioia. La gioia è un dono dello Spirito Santo».

Fonte: Sir
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