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Papa Francesco, udienza: ricchezza e potere sono strumenti di corruzione e di morte

«La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte». È l’ammonimento con il quale il Papa ha cominciato la catechesi dell’udienza generale di oggi, in piazza San Pietro, davanti a 20 mila fedeli.

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Papa Francesco nell'udienza di oggi

Nell'udienza Francesco ha proseguito le catechesi sulla misericordia nella Sacra Scrittura, soffermandosi sui «passi» di quest’ultima in cui «si parla si parla dei potenti, dei re, degli uomini che stanno in alto, e anche della loro arroganza e dei loro soprusi». Il passo scelto è l’episodio della vigna di Nabot, descritto nel Primo Libro dei Re, in cui «si racconta che il re d’Israele, Acab, vuole comprare la vigna di un uomo di nome Nabot, perché questa vigna confina con il palazzo reale». Ma «la terra è sacra, perché è un dono del Signore, che come tale va custodito e conservato, in quanto segno della benedizione divina che passa di generazione in generazione e garanzia di dignità per tutti», ha ricordato Francesco, e così Nabot si rifiuta di cedere al re la sua terra. Acab, da parte sua, «reagisce a questo rifiuto con amarezza e sdegno»: «Si sente offeso, sminuito nella sua autorità di sovrano, e frustrato nella possibilità di soddisfare il suo desiderio di possesso». Così sua moglie Gezabele – «non era brutta, ma era cattiva», le parole a braccio del Papa, «sentite la cattiveria che è dietro questa donna» – dice al re: «Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreel», ponendo l’accento «sul prestigio e sul potere del re, un potere che lei invece considera assoluto, e per il quale ogni desiderio diventa un ordine».

«Se si perde la dimensione del servizio, il potere si trasforma in arroganza e diventa dominio e sopraffazione». Così il Papa ha sintetizzato «ciò che accade nell’episodio della vigna di Nabot», quando «Gezabele, in modo spregiudicato, decide di eliminare Nabot e mette in opera il suo piano». La regina, ha commentato Francesco, «si serve delle apparenze menzognere di una legalità perversa: spedisce, a nome del re, delle lettere agli anziani e ai notabili della città ordinando che dei falsi testimoni accusino pubblicamente Nabot di avere maledetto Dio e il re, un crimine da punire con la morte. Così, morto Nabot, il re può impadronirsi della sua vigna». Gesù, al contrario, capovolge e sconfessa la legge del più forte, ha ricordato il Papa citando il Vangelo di Matteo: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così, ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo».

«Così finisce la storia: Nabot è morto e il re può impadronirsi della vigna». Lo ha detto il Papa a braccio, facendo notare che quella narrata nella Bibbia «non è la storia di altri tempi, è la storia di oggi, la storia dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente». «È la storia – ha proseguito Francesco sempre a braccio – della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero, con il minimo, per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti, che vogliono più e più e più…». «Il grande Sant’Ambrogio – ha ricordato il Papa sempre fuori testo – ha scritto in piccolo libro su questo episodio, si chiama ‘Nabot’, che è un libro di attualità, un libro molto bello e molto concreto». «Ci farà bene leggerlo in questo tempo di Quaresima», l’invito del Papa ai circa 20mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro.

«Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che vuole possedere tutto», ha detto ancora il Papa, commentando l’episodio biblico della vigna di Nabot. «Un testo del profeta Isaia è particolarmente illuminante al riguardo», ha ricordato Francesco: «In esso, il Signore mette in guardia contro l’avidità i ricchi latifondisti che vogliono possedere sempre più case e terreni». Poi le parole del profeta: «Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nel paese». «E il profeta Isaia non era comunista», ha commentato il Papa a braccio.

«Dio è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti dagli esseri umani», ha assicurato il Papa, che ha sottolineato come Dio «nella sua misericordia invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. E il re, messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono». «Adesso si volta pagina: Dio vede questo crimine e bussa al cuore di Acab», ha proseguito il Papa fuori testo. «Che bello sarebbe che i potenti, gli sfruttatori di oggi, facessero lo stesso, facessero come Acab!», ha esclamato Francesco sempre a braccio, attualizzando ancora una volta l’episodio biblico. «Il Signore accetta il suo pentimento», ma «un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze», ha commentato il Papa: «Il male compiuto lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite».

La misericordia è «la via maestra che deve essere perseguita», perché «può guarire le ferite e può cambiare la storia», ha detto il Papa al termine della catechesi dell’udienza generale di oggi, in cui ha ribadito che «la misericordia divina è più forte del peccato degli uomini». «Gesù Cristo è il vero re, ma il suo potere è completamente diverso», ha ricordato Francesco: «Il suo trono è la croce. Lui non è un re che uccide, ma al contrario dà la vita. Il suo andare verso tutti, soprattutto i più deboli, sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato. Con la sua vicinanza e tenerezza porta i peccatori nello spazio della grazia e del perdono». «E questa è la misericordia», ha concluso a braccio citando il tema dell’anno giubilare.

«Tenere sempre vivo nel ministero apostolico il carisma dell’unità, in successione con il successore di Pietro». È l’invito rivolto dal Papa ai vescovi amici del Movimento dei Focolari, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro. Oltre ai circa sessanta presuli, Francesco ha rivolto un saluto particolare, tra gli altri, agli ex operai della «Videocon» di Anagni e ai fedeli della diocesi di Cremona, accompagnati dal vescovo Antonio Napolioni. Presenti in piazza anche i membri della Comunità Giovanni XXIII, con il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, anch’essi destinatari di un saluto speciale da parte del Papa. L’auspicio collettivo è «che tutti, in questo Anno Santo della Misericordia, vivano ogni forma di potere come servizio per Dio e per i fratelli, con i criteri dell’amore alla giustizia e del servizio al bene comune». Poi un’esortazione per il tempo quaresimale, rivolta ai giovani: «La pratica del digiuno vi sia di aiuto per acquisire maggiore padronanza su voi stessi».

Tra le 20mila persone presenti oggi in piazza San Pietro, tornata ormai ai grandi numeri dopo il calo seguito agli attentati di Parigi, c’era anche un gruppo di maratoneti provenienti dal Mozambico: quindici in tutto, ma significativi della presenza africana agli appuntamenti del mercoledì con il Papa, che ha registrato tra le presenze dallo stesso Continente anche un piccolo  gruppo di pellegrini del Gabon.

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: ricchezza e potere sono strumenti di corruzione e di morte
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