Vita Chiesa
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Papa in Corea: ai giovani, "Rifiutate violenza e pregiudizio"

(dall’inviato Sir a Solmoe) - “Edificare un mondo in cui tutti vivano insieme in pace ed amicizia, superando le barriere, ricomponendo le divisioni, rifiutando la violenza e il pregiudizio. E questo è esattamente ciò che Dio vuole da noi”: con queste parole Papa Francesco ha salutato gli oltre 6 mila giovani, provenienti da 23 Paesi asiatici, radunati nel santuario di Solmoe dove è in corso la sesta Giornata asiatica della gioventù.

Dal luogo dove sono vissute quattro generazioni di martiri legati alla figura di San Kim Dae-geon, il primo sacerdote coreano, il Pontefice, riflettendo sul tema della Giornata “La gloria dei Martiri risplende su di voi”, ha invitato i giovani “ad essere pienamente desti e attenti, a vedere le cose che nella vita contano davvero, ad andare per le strade di questo mondo e bussare alla porta dei cuori degli altri, invitandoli ad accoglierlo nella loro vita”. Un progetto ostacolato da un mondo che soffoca con l’egoismo, l’ostilità e l’ingiustizia “i semi di bene e di speranza che cerchiamo di seminare. Siamo turbati - ha aggiunto Papa Bergoglio - dal crescente divario nelle nostre società tra ricchi e poveri. Scorgiamo segni di idolatria della ricchezza, del potere e del piacere che si ottengono con costi altissimi nella vita degli uomini”. 

“Vicino a noi - ha aggiunto Papa Francesco - molti nostri amici e coetanei, anche se circondati da una grande prosperità materiale, soffrono di povertà spirituale, di solitudine e silenziosa disperazione. Sembra quasi che Dio sia stato rimosso da questo orizzonte. È quasi come se un deserto spirituale si stesse propagando in tutto il mondo. Colpisce anche i giovani, derubandoli della speranza e, in troppi casi, anche della vita stessa”. Ma questo è “il mondo, nel quale voi siete chiamati ad andare per testimoniare il Vangelo della speranza. Il Vangelo ci insegna che lo Spirito di Gesù può portare nuova vita al cuore di ogni uomo e può trasformare ogni situazione, anche quelle apparentemente senza speranza. Questo è il messaggio che voi siete chiamati a condividere con i vostri coetanei: nella scuola, nel mondo del lavoro, nelle vostre famiglie, nell’università e nelle vostre comunità”.

Dal Papa sono giunti tre suggerimenti su come essere testimoni del Vangelo: la preghiera con l’Eucarestia, innanzitutto. Poi la partecipazione “attiva e generosa” alla vita delle parrocchie e alla carità, e infine, lasciarsi guidare dalla parola di Cristo. “Lui - ha concluso il Papa - vi insegnerà a valutare bene ogni cosa e a conoscere ogni giorno il suo progetto su di voi. Se Egli vi chiama a servirlo nel sacerdozio o nella vita religiosa, vi darà la grazia di non avere timore a dirgli di sì”.

Non esistono due Coree. Una preghiera in silenzio per la riunificazione delle due Coree. A chiederla ai 6000 giovani asiatici che riempivano il santuario di Solmoe per la VI Giornata asiatica della gioventù, è stato Papa Francesco. Parlando a braccio, in italiano, per rispondere alla domanda di una giovane coreana, Marina Park Giseon, che gli chiedeva “con quale anima noi giovani cattolici coreani dovremmo guardare e che cosa possiamo fare per la Corea del nord” il Pontefice ha detto: “non ci sono due Coree, ma una sola, purtroppo divisa. La famiglia è divisa”. Per aiutare questa famiglia a riunirsi il Papa ha offerto “un consiglio ed una speranza”. Il consiglio: “pregate per i nostri fratelli del Nord. Siamo una famiglia, Signore, aiutaci nell’unità. Che non ci siano né vincitori né vinti, solo una famiglia, ci siano solo fratelli”. Da qui l’invito a pregare in silenzio per l’unità delle Coree. Poi la speranza: “la Corea è una, parlate la stessa lingua di famiglia. E quando in famiglia si parla stessa lingua c’è una speranza umana” di riunirsi.

Il Padre ci aspetta sempre. Ma le risposte di Papa Francesco non si sono fermate solo alla Corea. Continuando a parlare a braccio in italiano - “il mio inglese è pessimo” ha riconosciuto, il pontefice ha affrontato altre domande sollevate dalla giovane cambogiana Leap Lakaraksmey e da Giovanni di Honk Kong. La prima ha posto la questione della vocazione: vita consacrata o studiare per aiutare il prossimo? “E’ un conflitto apparente - ha detto Papa Francesco - perché quando il Signore chiama, chiama sempre a fare il bene agli altri sia nella vita religiosa che laicale, come padre o madre di famiglia. Lo scopo è lo stesso, adorare Cristo e fare il bene. Quale strada devi scegliere? Tu non devi scegliere nessuna strada, quella l’ha scelta il Signore. Tu devi solo ascoltarlo. Poi la preghiera per capire ciò che il Signore vuole da te”. 

A questo punto il Pontefice, con l’ausilio dell’interprete coreano, ha fatti ripetere per tre volte ai 6000 giovani assiepati nel santuario di Solmoe, la preghiera: “Signore cosa vuoi tu dalla mia vita?”. “Sono certo che il Signore vi ascolterà” ha affermato. Riprendendo la testimonianza della giovane cambogiana che aveva detto “con dolore che nella sua terra non ci sono i santi” Bergoglio ha replicato: “Santi ci sono di sicuro, solo che la Chiesa non li ha ancora riconosciuti! Ti prometto che quando torno a casa parlerò di questa cosa con l‘incaricato, un buon uomo che si chiama Angelo (Amato, il cardinale Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ndr.) e gli chiederò di fare una ricerca per portare avanti questa cosa”. Altro argomento toccato da Francesco durante l’incontro è stato quello del peccato e del perdono di Dio: “nessuno di noi sa cosa ci aspetta nella vita. Ma per favore, non disperate! C’è sempre il Padre che ci aspetta! Tornare a casa, dove mi aspetta il Padre. A Dio piace quando torniamo da lui Dio e non si stanca di aspettarci. E se io sono molto peccatore, farà una grande festa. E voi sacerdoti dico: abbracciate i peccatori e siate misericordiosi!".

Fonte: Sir
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