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Pasqua 2017: Pizzaballa, «ombre di morte in Egitto, Siria, Iraq, Yemen, Terra Santa»

«La vita che noi oggi qui celebriamo, con cinismo e arroganza viene ogni giorno disprezzata e umiliata», in Siria, in Iraq, Yemen, in Egitto, in Terra Santa. Il ricordo di «tutte le situazioni di morte che ci avvolgono» è risuonato domenica 16 aprile, dalla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dove l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, ha celebrato la messa di Pasqua.

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Pasqua al Santo Sepolcro di Gerusalemme (Foto Sir)

Nell’omelia mons. Pizzaballa, parlando del «mistero per eccellenza, la risurrezione», ha affermato che «non c’è luogo della nostra storia che non possa essere luogo di incontro con Dio». Una consapevolezza che «non ci rende esenti dall’esperienza della prova, del dolore, del buio… Basta guardarci attorno, infatti, e avremo di che preoccuparci e sentirci sommersi dalla morte, dalle sue vittorie e dai suoi pungiglioni». L’amministratore apostolico ha ricordato la strage dei fedeli copti in Egitto, a Tanta e ad Alessandria: «È una situazione di morte, un desiderio di morte di cui molti oggi in questi nostri Paesi sembrano assetati» e non ricambiato da questi «nostri fratelli cristiani che restano aperti, con serena fiducia, ad ogni collaborazione. Con tutti. Nessuna parola di odio e disprezzo. Nessuna reazione violenta, ma solo il sereno e giustamente fermo desiderio di giustizia. La morte di quei martiri non ha cancellato la forza di vita di quella comunità! La domenica delle Palme per loro è già stata Pasqua». «Ma anche qui, nella nostra Terra Santa, non mancano le ombre della morte: le ferite nella geografia del Paese e nella vita delle nostre popolazioni sono innumerevoli – ha aggiunto Pizzaballa -, giustizia e pace sono diventati slogan svuotati di ogni credibilità. Le nostre famiglie sono divise. Parlare di speranza sembra parlare senza senso, sembra essere fuori dalla realtà. Su tutto insomma c’è paura e sfiducia: tra i membri di diverse fedi, tra le diverse comunità, all’interno delle nostre stesse comunità e famiglie assistiamo a continue divisioni di ogni tipo, basate sulla paura dell’altro, sulla paura di perdere qualcosa, sulla paura di morire, di donare la vita. E così facendo ci consegniamo invece alla morte e al suo potere».

«Ma se crediamo davvero nella risurrezione, se affidiamo tutte queste situazioni a Lui, se le facciamo diventare domanda, preghiera, grido, allora queste stesse situazioni diventeranno un sentiero di vita. Non ripieghiamoci o chiudiamoci nelle nostre paure. Non permettiamo alla morte e ai suoi sudditi di spaventarci. Sarebbe un negare con la vita la nostra fede nella risurrezione! E non limitiamoci nemmeno a venerare questo sepolcro vuoto. La risurrezione – ha concluso – è l’annuncio di una gioia nuova che irrompe nel mondo che non può rimanere rinchiusa in questo Luogo, ma che da qui deve ancora oggi arrivare a tutti».

Fonte: Sir
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