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Battaglia di Anghiari, via a ricerca

E' partito ufficialmente il progetto di ricerca della Battaglia di Anghiari in Palazzo Vecchio, il leggendario affresco dipinto da Leonardo da Vinci nel salone dei Cinquecento, oggi perduto. I primi risultati del progetto, ha spiegato stamani il ministro per i beni culturali Francesco Rutelli, ci saranno tra un anno, nell'ottobre 2008, quando la ricerca, che è condotta con sofisticati strumenti scientifici, permetterà di sapere se effettivamente esistono ancora tracce dell'opera, celata da una parete dietro un'intercapedine, sotto un'affresco del Vasari.

Parole chiave: leonardo da vinci (6)

Scende in campo anche la tecnologia nucleare per scoprire se davvero la Battaglia di Anghiari, capolavoro di Leonardo avvolto dalla leggenda, si cela sotto un affresco di Giorgio Vasari su una parete del salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Lunedì 22 ottobre, alla presenza del vicepremier e ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, la "caccia" al dipinto, che dura ormai da 500 anni, è partita ufficialmente. Tra un anno, questo l'annuncio di Rutelli, il lavoro sarà compiuto e si potrà finalmente capire se dietro l'affresco del Vasari ci sia davvero il dipinto del genio da Vinci. Nel caso invece che non ci fosse nulla "la tecnologia usata - ha affermato Rutelli - potrà servire per svelare altri misteri".
Rutelli e il sindaco di Firenze Leonardo Domenici annunciarono la ripresa degli accertamenti sulla Battaglia di Anghiari nel gennaio scorso. A marzo fu nominato il Comitato scientifico sulla ricerca, di cui fa parte, tra gli altri, lo stesso Domenici, i sovrintendenti al polo museale Cristina Acidini, ai beni architettonici Paola Grifoni e al patrimonio storico Bruno Santi, il professor Antonio Paolucci, l'ingegnere Maurizio Seracini, il professor Carlo Pedretti, e il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi.
I finanziamenti, stimati in oltre un milione di euro, arrivano tutti da sponsor privati, al momento quattro: il centro interdisciplinare di scienze per l'arte, l'architettura e l'archeologia dell'Università di San Diego, la Fondazione Renato Giunti, The Kalpa group di Loel Guiness, e l'associazione Friends of Florence. Il comitato scientifico, operativo dal marzo scorso, lavorerà in parte a Firenze in parte a San Diego.
Si partirà da un'analisi di tipo archivistico, a cura dell'associazione Museo dei ragazzi di Palazzo Vecchio, che ha l'obiettivo di ricostruire e definire gli acquisti fatti da Leonardo e i materiali pittorici che utilizzava. Anche sulla base di questa ricerca lavorerà poi l'Opificio di pietre dure di Firenze, coordinato da Cristina Danti, che preparerà un 'quadrettato' con la simulazione dei colori e dei pigmenti usati da Leonardo, utilizzando come riscontro altri affreschi, tra cui l'Ultima cena. Questo 'quadrettato' arriverà poi a San Diego dove, sotto la direzione di Seracini, verrà riprodotta una parete in scala del Salone dei Cinquecento utilizzando anche campioni originali della sala fiorentina. A quel punto entrerà in funzione la macchina a tecnologia nucleare. "Avvieremo - ha spiegato Seracini - un'analisi per attivazione neutronica: punto per punto avremo una mappa che ci consentirà di vedere cosa c'é al di là del muro coperto dall'affresco vasariano". Ad essa si aggiungerà poi una nuova tecnologia georadar, a cura del dipartimento di elettronica dell'Università di Firenze, che leggerà i 'vuoti' e potrà definire la posizione originale delle pareti e delle intercapedini, oltre a rilevare la struttura del salone.
Soddisfazione per l'avvio ufficiale della ricerca del celebre affresco è stata espressa dal sindaco Domenici e dal presidente Renzi. "Qualcosa - ha detto Domenici -, al di sotto del Vasari, c'é di sicuro. Ora, finalmente, un lavoro di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, farà luce su che cosa c'é e in quali condizioni è". "Siamo ad una svolta - ha aggiunto Renzi - ormai il mistero della Battaglia di Anghiari ha i giorni contati. E stiamo già pensando, dal 2009, ad una serie di interventi sui muri di Palazzo Medici Riccardi grazie alle tecnologie impiegate a Palazzo Vecchio".
LA SCHEDA

Sono almeno 500 anni che gli esperti di tutto il mondo si interrogano sulla possibilità che esistano ancora tracce dell'affresco di Leonardo da Vinci raffigurante la battaglia di Anghiari, nascoste su un muro segreto nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. Il maestro lo cominciò il 6 giugno del 1505, ma l'opera rimasta incompiuta e non se ne ebbe più traccia, probabilmente in seguito al riassetto del salone che fu commissionato a metà Cinquecento all' architetto Giorgio Vasari. La 'Battaglia di Anghiari' doveva raffigurare lo scontro vittorioso, avvenuto il 29 giugno 1440, dei fiorentini contro i milanesi. Purtroppo il maltempo interruppe le prime pennellate di Leonardo che lesse questo incidente come un cattivo presagio. I cartoni preparatori sono andati perduti e la conoscenza di questo lavoro è legata unicamente a copie pittoriche, incisioni e disegni autografi di Leonardo conservati nei maggiori musei del mondo. Questo capolavoro avrebbe dovuto gareggiare con un affresco delle stesse dimensioni (circa 15 metri quadrati) commissionato - ma mai iniziato - a Michelangelo che lo avrebbe dovuto realizzare sulla parete opposta a quella assegnata a Leonardo per la sua 'Battaglia'.

Della 'Battaglia' di Leonardo si ha traccia nel 1549, quando lo scrittore fiorentino Anton Francesco Doni la descrive come "cosa miracolosa" in una lettera inviata a un amico di Venezia. Poi, in tempi recenti, si sono susseguiti studi e ricerche per dimostrare che qualcosa di quell' affresco deve essere rimasto.

Nel 1979 fu tolta una porzione di almeno due metri quadrati di affresco del Vasari in Palazzo Vecchio raffigurante la battaglia di Torre, sotto il quale si supponeva potesse trovarsi la 'Battaglia' di Leonardo. L'operazione non ebbe successo. Nel 2005 è avvenuta la scoperta di un muro 'segreto' nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio che potrebbe conservare ancora tracce del celebre affresco. A farla, utilizzando strumenti d' avanguardia, è stato l'ingegnere Maurizio Seracini, direttore del centro diagnostico per i beni culturali Editech, che ha dedicato 30 anni della sua vita a questa ricerca. (ANSA).

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