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LAMPEDUSA: DON NASTASI (PARROCO), FAR CHIAREZZA SU INCENDIO

Parole chiave: sbarchi immigrati (119), immigrati (728), lampedusa (125), libia (322), profughi (189)

“Fare chiarezza” su quanto successo ieri nella Casa della fraternità, dove alcuni ragazzi ospitati hanno dato fuoco ai materassi, con danni gravi a tutta la struttura (impianto elettrico, muri di pietra e giardino esterno distrutti), che ora è inagibile. Lo chiede oggi, parlando al SIR, don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, esprimendo “amarezza” per l'accaduto: “È un gesto che si sarebbe potuto evitare. Di sicuro c'è qualche falla nella sicurezza. Noi non eravamo incaricati della gestione ma aspettiamo risposte da Questura, Prefettura e dalla Cooperativa ‘Lampedusa accoglienza'”. La struttura, di proprietà della parrocchia, era stata data in locazione, per l'emergenza, alla Cooperativa “Lampedusa accoglienza”, la stessa che gestisce il centro di Contrada Imbriacola e l'ex base Loran, dove sono accolti la maggioranza degli immigrati. L'incendio è scoppiato in seguito ad una lite tra i circa 40 minori tunisini ospitati, in maggioranza diciassettenni. Ora sono stati tutti trasferiti. “Lampedusa non era preparata a gestire un afflusso così grande di immigrati – dice don Nastasi –. Bisogna fare un piano migliore a livello generale e anche a livello Caritas. Ora che l'isola si sta svuotando la situazione generale è più serena, sia per gli immigrati rimasti, sia per i lampedusani. Ma è tutto in divenire, per cui dobbiamo capire cosa fare nei prossimi giorni”.
A proposito dell'incontro di oggi tra il governo italiano e tunisino don Nastasi auspica che “ci sia una cooperazione vera per arginare il vuoto che si è creato. Ci hanno detto che esistevano degli accordi scritti tra Italia e Tunisia invece non era vero. Anche in questo caso è mancata la chiarezza. La soluzione migliore sarebbe quella di mettere i giovani tunisini in condizione di non dover partire cercando una vita migliore. Questo si può fare solo con una vera cooperazione internazionale”. Secondo don Nastasi anche l'attribuzione dello status giuridico di “protezione umanitaria temporanea”, “agevolerebbe molto tutto il percorso”. Il fatto che molte Regioni italiane si siano inizialmente opposte all'accoglienza degli immigrati fa pensare che “non si vogliano condividere i pesi di questa situazione, che è sicuramente difficile da gestire – ammette don Nastasi –, ma che non si risolve scaricando tutto solo su Lampedusa”.
Oggi sull'isola, grazie ai trasferimenti in altri centri, si contano meno di mille presenze, ma ci sono ancora sbarchi, favoriti dalle buone condizioni del mare. La Caritas prosegue il suo impegno ma con più tranquillità. “Nei giorni scorsi abbiamo distribuito l'80% del vestiario arrivato con un tir – racconta il parroco –. Ma abbiamo dovuto farlo di notte e a volte coinvolgendo le forze dell'ordine, per evitare risse”. Anche la vita dei lampedusani sta tornando alla normalità. “Speriamo sia un momento di tregua”, auspica don Nastasi. Ma è già impegnato nella preparazione della veglia di preghiera organizzata stasera dal Rinnovamento dello spirito.
Sir

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