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Procreazione, il Tar del Lazio boccia le «linee guida»

Dopo la sentenza di Cagliari e di Firenze i giudici bocciano di nuovo la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il Tar del Lazio ha mandato all'esame della Consulta le norme ed ha annullato le linee guida nella parte che vietavano la diagnosi preimpianto. Da subito e per tutte le coppie, secondo i legali che hanno presentato il ricorso di un gruppo di associazioni (Madre Provetta, Amica Cicogna, Warm e altre) è quindi possibile la diagnosi preimpianto degli embrioni nella fecondazione assistita.

Parole chiave: procreazione (3), fecondazione assistita (31), legge 40 (62)

Dopo la sentenza di Cagliari e di Firenze i giudici bocciano di nuovo la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il Tar del Lazio ha mandato all'esame della Consulta le norme ed ha annullato le linee guida nella parte che vietavano la diagnosi preimpianto. Da subito e per tutte le coppie, secondo i legali che hanno presentato il ricorso di un gruppo di associazioni (Madre Provetta, Amica Cicogna, Warm e altre) è quindi possibile la diagnosi preimpianto degli embrioni nella fecondazione assistita.
Oggi l'esame è vietato e le donne rischiano di dovere abortire successivamente se l'embrione non è sano. Le linee guida sulla legge 40 sono, secondo il tribunale amministrativo, illegittime per eccesso di potere. In particolare il giudice ha fatto riferimento alla legge, che consente una sperimentazione e una ricerca terapeutica sull' embrione, per affermare la fondatezza e la legittimità della diagnosi genetica preimpianto. Di conseguenza, ha spiegato Gianni Baldini, il legale che ha assistito nel ricorso l'associazione Madre Provetta, "la diagnosi genetica preimpianto, in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata della legge, deve ritenersi del tutto legittima".
La III Sezione del Tribunale Amministrativo solleva anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 commi 2 e 3 della legge 40/04, nella parte in cui prevede per il medico la possibilità di produrre un numero di embrioni non superiore a tre e l'obbligo del contemporaneo impianto. Una norma che risulterebbe in contrasto sia con l'articolo 3 che con l' articolo 32 della Costituzione, in quanto a fronte di una tutela dell'embrione relativa, il bilanciamento degli interessi espresso dalla norma non risulta corretto perché non terrebbe conto delle variabili quali la salute, l'età, le esigenze sanitarie nel caso concreto, le specifiche cause della sterilità della coppia. "Ottima la decisione del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 varate dal governo Berlusconi, linee guida che sono più restrittive e oscurantiste della legge", ha affermato il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero.
Esultano le associazioni che hanno promosso i ricorsi. "Ora subito nuove norme, una riscrittura della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e nuove linee guida", invoca Monica Soldano, presidente dell'associazione Madre Provetta. "E' un grande giorno per tutte le coppie che non dovranno rinunciare ad un figlio per paura di trasmettere una grave malattia, quelle coppie che non hanno i soldi per l'estero, e quelle coppie che rinunciano dopo vari tentavi in paesi stranieri" commenta invece Filomena Gallo, Legale delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus, mentre per il presidente dell'Associazione mondiale di medicina della riproduzione Warm, Severino Antinori il ministro della Salute Livia Turco "deve dimettersi, perché a suo tempo aveva promesso una revisione delle linee guida che però non ha mai effettuato". In realtà l'arrivo della revisione delle linee guida, crisi di governo permettendo, era ormai considerata un fatto di giorni. Il testo del decreto ministeriale sarebbe infatti pronto e, secondo quanto aveva annunciato il ministro in varie occasioni, non poteva non tenere contro delle sentenze di Cagliari e Firenze, che avevano dato il via libera alla diagnosi preimpianto per due coppie portatrici di una malattia genetica. E, ha affermato il presidente dell'associazione che riunisce i centri di fecondazione artificiale (Cecos), Andrea Borini, il nuovo testo dovrebbe contenere anche il permesso di ricorrere alla fecondazione artificiale per le coppie non infertili ma portatrici di malattie infettive come Aids ed epatite C, e il via libera alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, come talassemia e fibrosi cistica. (Maria Emilia Bonaccorso - ANSA)

Scienza e Vita: stupore per la decisione del Tar
Stupore e ponderata perplessità da parte dell'Associazione Scienza & Vita sulle interpretazioni date alla sentenza del Tar del Lazio che interviene sulle Linee guida della Legge 40. “L'esclusione da parte del Tar del Lazio della cosiddetta diagnosi di tipo osservazionale sull'embrione (assolutamente non invasiva) - precisa l'Associazione – aprirebbe la porta, secondo i sostenitori del ricorso, alla diagnosi genetica preimpianto che, come la letteratura scientifica ampiamente documenta, è essa stessa causa di gravi danni per l'embrione. Va comunque detto che proprio per queste ragioni nella sentenza del Tar non c'è traccia alcuna di un via libera alla diagnosi preimpianto”. “La diagnosi genetica preimpianto - precisa ancora Scienza & Vita - a sua volta finisce con il legittimare la selezione a scopi eugenetici degli embrioni che è espressamente vietata dalla stessa legge 40. Di qui un corto circuito che il legislatore non può consentire”. Questo il giudizio di Scienza & Vita che individua in questa sentenza una sorta di “strategia giudiziaria a sostegno di quei settori politici e associativi che sin dal primo momento non hanno accettato la difesa del concepito come soggetto titolare di diritti e il bilanciamento delle tutele fra la madre e il concepito, principi di straordinaria civiltà”. “A questo punto - conclude Scienza & Vita - è comunque impensabile che il ministro della Salute possa emanare le nuove Linee guida della legge 40 senza attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale, come è espressamente richiesto dal Tar del Lazio”.

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