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Dal n. 5 del 3 febbraio 2002

Assisi, nei risvolti della Giornata

Le impressioni della Giornata di Assisi rivivono e valorizzano anche i momenti fuori dell'ufficialità. Notevoli infatti anche le poche ore di libertà in cui si notava la spontaneità dei rapporti e la facilità delle relazioni, ed una confidenza reciproca che andava al di là degli abiti, così stranamente diversi.
DI ALBERTO ABLONDI*

DI ALBERTO ABLONDI*

Le impressioni della Giornata di Assisi rivivono e valorizzano anche i momenti fuori dell'ufficialità. Notevoli infatti anche le poche ore di libertà in cui si notava la spontaneità dei rapporti e la facilità delle relazioni, ed una confidenza reciproca che andava al di là degli abiti, così stranamente diversi.
La ricchezza della spiritualità si rivelava nella grande varietà di toni con cui veniva pronunciata la parola «Pace» e allo stesso tempo si è notato fra la mattina ed il pomeriggio uno spirito diverso: al mattino, direi, più orante, più narrativo delle proprie identità; al pomeriggio, come se gli intervenuti avessero voluto lasciare un segno prima di andare via, le affermazioni delle assunzioni degli impegni di pace non erano solo forti, ma anche gridate. Non certo un gridare polemico, quanto più rilevante e rivelativo della forza dei propri valori di fede, quasi che ognuno volesse metterli a disposizione del valore pace.

La giornata ha avuto una sua completezza nel coinvolgere il popolo di Dio, silenzioso, ma attento a sottolineare ogni momento con ripetuti applausi. L'applauso però non era una interruzione, ma una ricezione, documentata dai simboli stessi, come quella lampada offerta prima al Papa e poi ad ogni partecipante, segni che hanno fatto vivere momenti di intensa fraternità, poi esplosi, ormai eravamo alla fine, in un fraterno, vivace, quasi chiassoso scambio di pace.

Il successo della Giornata, se in questi casi si può parlare di successo e non piuttosto di Grazia del Signore, ha avuto la collaborante preparazione di tanti e si è concretizzato in piccole grandi attenzioni, come la grande aula che conteneva tanta gente ed ha riparato dal vento e dall'acqua e la generosità del pranzo, consumato in libertà di rapporti e di gusti.

Forse, ripensando ai momenti della Giornata, dobbiamo sottolineare un clima di fraternità. Quasi una già realizzata fraternità dei popoli, che, per quanto gli abiti rivelassero così diversi, nella tensione comune, facevano pensare: come mai siamo così vicini e così distanti ancora? Ma non in una impressione negativa, quanto piuttosto in una espressione di speranza.

* vescovo emerito di Livorno,
delegato della Conferenza
episcopale toscana
per l'ecumenismo e il dialogo

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