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Banche. Allarme Cgil: in Toscana persi 500 sportelli in 10 anni

Rapporto della Fisac Cgil Toscana, sui dati di Bankitalia»: «Bancari scesi di 10.00 unità. Così piccoli comuni senza servizi». Nel 2019 gli sportelli caleranno di altri cento.

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Una banca toscana

«In Toscana gli sportelli bancari sono calati di oltre 500 unità in dieci anni», visto che «erano oltre 2.500 nel 2008 e sono ormai meno di 2.000, per una diminuzione del 23%». Nel 2019, poi, «scenderanno poco sopra i 1.800, visto che ne spariranno un altro centinaio». Così, parallelamente, «i bancari sono scesi di quasi un terzo, passando dai 31.500 nel 2008 ai 22.000 attuali». Risultato? «Alcuni comuni, o ex comuni post fusioni, risultano sprovvisti risultano addirittura senza nemmeno uno sportello, mentre 33 comuni negli ultimi dieci anni hanno visto un calo tra il 50 e il 90%». I numeri li ha elaborati la Fisac Cgil Toscana, sui dati di Bankitalia.

Nel dettaglio, i comuni o ex comuni toscani senza nemmeno una filiale-sportello (nella maggior parte dei casi si tratta di paesi montani o periferici) sono abitati prevalentemente da persone anziane poco inclini al digitale e all'home banking, «e peraltro residenti in aree a volte impervie e montuose nelle quali parlare di banda larga e connessioni rapide appare una simpatica battuta». Tra questi, figurano: Castiglione di Garfagnana (Lucca), Lorenzana (che dopo la fusione fa Comune unico con Crespina in provincia di Pisa), Marliana (Pistoia), Montemignaio (Arezzo), Piteglio (che dopo la fusione fa Comune unico con San Marcello in provincia di Pistoia), Rio nell'Elba (che dopo la fusione fa Comune unico con Rio Marina in provincia di Livorno), San Godenzo (Firenze), Villa Collemandina (Lucca).

«I piani industriali di tutte le aziende, quelli da completare e quelli annunciati, propongono nuovi esuberi e nuove chiusure», dice Daniele Quiriconi, segretario generale Fisac Cgil Toscana. «Tutto ciò anche nel momento in cui le principali banche italiane, come testimoniato dai dati delle semestrali, riprendono a macinare utili, dai 2,17 miliardi di Intesa ai 288,5 milioni di Mps. E visto che «l'Italia vanta uno dei peggiori rapporti in Europa per la dimensione delle filiali, 10,3 dipendenti contro una media dei Paesi della zona euro di 13,2, con la Germania a 19,3, con numerose esperienze in Toscana di filiali con 1-2 dipendenti, forse conviene fermarsi a riflettere». Inoltre, sottolinea Quiriconi, «viene da chiedersi dopo tanta retorica sulle nostre periferie abbandonate se non sia il caso che politica e governi che pure hanno sostenuto, tardivamente e male, il salvataggio del sistema, non possano chiedere a loro volta conto di queste scelte». Certo lo farà il sindacato a partire dal prossimo contratto e nei tanti negoziati aziendali». Anche perché «non va certo bene che si chiudono gli sportelli bancari, si riducono i dipendenti ma non si valuta come si allargano le periferie geografiche e sociali. Chi abita lì va supportato e non abbandonato. Non è possibile che si debbano fare anche 20-30 chilometri per trovare uno sportello bancario».

Fonte: Agenzia Dire
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Credito 08/09/2018 08:47
Crisi del sistema bancario
La crisi del sistema bancario parte da lontano con scelte relative alla politica del credito che danneggiano il sistema economico e quello bancario.
Un esempio significativo è quello dell’attuale sistema delle controgaranzie pubbliche che si basa in prevalenza sull’offerta dal Fondo Centrale di Garanzia. In Toscana l’accesso alla controgaranzia del Fondo Centrale di Garanzia da parte delle aziende deve avvenire necessariamente attraverso i Consorzi di Garanzia Fidi. Questo a seguito della legge regionale GU 299 de 21/12/2002 (comma 4) e seguenti interventi legislativi in materia.
I consorzi di garanzia, che hanno questa legge che li tutela, spesso operano dando quasi esclusivamente garanzie ad aziende che vengono riassicurate/controgarantite dal Fondo Centrale. Questo rende l’accesso alla garanzia pubblica di fatto sostanzialmente discriminante per avere la garanzia del confidi.
La legge regionale non permette il corretto sviluppo di queste strutture che finiscono per limitarsi a intermediare la garanzia del pubblica.
La garanzia del Fondo Centrale è accessibile in modo quasi gratuito dalle aziende nella quasi totalità delle regioni italiane. Se intermediata dal confidi questa diventa a pagamento.
Questa legge danneggia pertanto in maniera rilevante il corretto sviluppo dei consorzi di garanzia fidi, le aziende e le banche.

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